Sono io o su Fatto in Basso Piave, primo negozio “tradizionale” a chilometri zero, la Lega ha detto le solite scemenze per urangutan del Borneo al guinzaglio? Okay, una cosa alla volta. Allora, Fatto in Basso Piave, bottega aperta sabato scorso a San Donà del Piave, vende solo prodotti locali: frutta, verdura, farina, birra e vino, infusi e liquori, miele e marmellate provengono da aziende che si trovano nel raggio di qualche chilometro. Casomai il concetto risultasse ostico alle genti del bellunese, nella bottega è anche stato esposto un cartello scritto a mano: “non vendiamo banane né ananas, ma solo quello che adesso la campagna produce”.

Ai festeggiamenti per l’apertura, agevolata da un’apposita legge regionale veneta, c’era l’assessore leghista Franco Manzato che con tutta l’enfasi del caso, ha rivendicato la scelta “politica ed economica” del chilometro zero. Un grande successo scrivono oggi le gazzette locali, al punto che nell’affollamentto di clienti si sono visti perfino ” alcuni extracomunitari”, evidentemente stanchi di ananas e banane.

Ora, volendo crescere lettori risolti e distesi, dico che un po’ di tara alla retorica del chilometro zero andrebbe fatta. Per dire, sapete quanti ricavi provengono dall’export del prosciutto di San Daniele. E ho detto San Daniele, proprio un prosciutto il cui core-business è essere famoso nel mondo. Appena il 13% (tredicipercento).  E dal prosciutto di Parma? 18%.

Non sarà allora che le inarrivabili bontà italiane – io ve lo dico, il resto del mondo lo penserà senza dircelo – di chilometri ne fanno troppo pochi?

[Fonte: Cantine di Marca, immagine: La voce di Venezia]

commenti (32)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. La Lega fa quello che deve fare e dice quello che deve dire ai PROPRI elettori. E non penso siano tutti decerebrati…

    1. Avatar Piermario ha detto:

      No, certo, decerebrati è parola grossa. Diciamo che si accontentano…

    2. Avatar Fante ha detto:

      La lega indubbiamente raccoglie anche molti voti spinti da malcontento che spesso è motivato.
      La retorica che ostentano invece è indubbiamente da decerebrati.

    3. Mah… direi piuttosto che è una retorica non condivisibile da noi illuminati lettori di Dissapore 🙂

      Dire che sia una retorica per orangutan o decerebrati mi sembra una mancanza di rispetto bella e buona. Tralaltro, il continuo (e facilone) insulto alla Lega (e parimenti a Berlusconi) non mi sembra sia stato molto produttivo negli ultimi 10-15 anni… e lo dico da sinistra.

    4. Avatar Corrado il Primo! ha detto:

      Bravo! In genere non è bello perdere ma, se perdi contro dei decerebrati, qualche esamino di coscienza bisognerebbe farselo. Dare del coglione a chi vota dall’altra parte non è una gran modo di conquistarsi il suo voto (anche Berlusconi ha perso quando lo ha fatto).

    5. Avatar Fante ha detto:

      Bè, sai… quando uno tira in ballo origini celtiche e genetiche padane, mica s’ha da essere tanto illuminati per capire che sta sparando delle minchiate 😀

      Condivido in pieno l’opinione sull’inutilità dell’insulto a martello, anch’io dalla stessa sponda.

    6. Avatar Alessio Gacometti ha detto:

      penso di essere l’unico che tira in ballo origini celtiche rimanendo sulla stessa sponda vostra…..mi sento un pò una mosca bianca…..
      Io conosco però tanti elettori della lega che una volta votavano a sinistra……qualcosa vorrà pur dire….a volte mi sembra che si cada nell’errore di additare per banale e ridicolo una cosa solamente per partito preso, solo perchè l’idea non è nostra ma anzi è di un soggetto che proprio non ci va a genio ( per vari e giusti motivi).
      Il ragionamento del kilometro zero penso sia molto più complesso da come viene presentato….come in qualsiasi cosa va trovato un equilibrio….ben venga che ci siano negozi che mi propongono prodotti della mia zona, a cosi contenuti e di qualità migliore (si spera), per esempio che senso ha andare al supermercato e trovare solo pomodori provenienti dalla Spagna che sono qualcosa di più simile alla plastica che al pomodoro….quando probabilmente quello prodotto in Italia ha una qualità migliore…
      Non mi sembra giusto paragonare crudo di parma e San Daniele con ananas e banane….

  2. Ho letto stamane anche l’articolo sul Corriere in prima pagina che avanzava un’osservazione come la vostra…ma mi pare che la posizione sia strumentale perché a mio avviso qualsiasi iniziativa che incoraggi l’impresa territoriale è senza eccezioni da sostenere. E mi fa specie che si parli di prodotti che di chilometri ne fanno pochi, ovvero si sollevino critiche al chilometro zero solo quando scende in campo un attore come la Lega. Non sono leghista anzi….ma credo che quando un’iniziativa è positiva vada sostenuta. Mi sono forse persa qualche capitolo precedente su “chilometro zero…no grazie?” un saluto

  3. Avatar Corrado il Primo! ha detto:

    La polemica con la Lega non mi interessa nè mi interessa la retorica (perchè di questo si tratta) del km zero. Invece trovo interessante il discorso sulle bonta nazionali e sulla loro diffusione nei paesi stranieri. In Italia siamo convinti desse li majo e che tutti gli altri che mangiano notoriamente tuberi ne siano a conoscenza. La realtà è ben diversa. Per fare un esempio noto a tutti credo in Germania si strafogano di una schifezza chiamata “Parmesan” che per loro è “ittaliana” con buona pace delle nostre beghe tra Grana, Parmigiano, Raggiano, Trentino ecc…ecc…In Nord America la nostra pasta è vista come Junk Food per i carboidrati presenti. Bisognerebbe fare di più per tutelare il marchio italiano non con sigle astruse che capiscono solo gli addetti ai lavori, ma con un marchio facilmente riconoscibile e con strategie di vendità comuni. Poi bisognerebbe investire in cultura (e quello viene in parte fatto) per far capire che il culatello non è “ham” come il Parma ed il Parma non è il prosciutto di Muenster.
    Devono farlo i produttori non possono sperare che ci arrivino i politici con i loro McItaly e le loro battaglie per difendere il Tocai friulano (quando fin dall’inizio doveva apparire chiaro che un nuovo marchio originale ed unico avrebbe giovato al prodotto nostrano).
    Alla fine di questo pippone…vai in Danimarca e ti offrono salame ricavato dalle patate (perchè contiene meno grassi) capisce che Dio ha creato le Alpi e ci ha circondato con il mare per proteggerci 😀

  4. Avatar Kapakkio ha detto:

    Le scemenze per urangutan sono costituite dal fatto che il nostro ministero dell’agricoltura invece di spendere soldi per promuovere le famose eccellenze enogastronomiche italiane sovvenziona i soliti furbetti del quartierino(vedi coltivazione bababietola da zucchero, distillazione d’emergenza del vino in eccedenza, etc..) col solito risultato che per il tornaconto di pochi paghiamo il conto tutti.

  5. Avatar bacillus ha detto:

    Un imbecille doveva dirlo… infatti lo faccio io. Vorrà pur dir qualcosa questo minimo comun denominatore che accomuna in modo trasversale l’ambientalismo fighetto, lo slowfoddismo, la sinistra pseudoprogressista di Legambiente, Erméte e Fazio Fabbio, i residuati postmoderni della Balena Bianca (leggasi Coldiretti) e la rozzezza leghista?
    Infatti cosa vorrà dire?

    1. Avatar LucaP ha detto:

      Cosa vorrà dire non è ancora ben chiaro, ma gli “attori” (come adesso va di moda dire) della filiera che lei ha menzionato, rappresentano il vero freno all’agricoltura tutta e soprattutto…gabbano in grande stile coltivatore e utente finale. Grazie per aver menzionato questi soggetti.

  6. Avatar bacillus ha detto:

    …oops, Kappakio. Leggo solo ora con attenzione il tuo post, scusa. Posso dirti, con la massima gentilezza e cortesia che non hai capito niente?

    1. Avatar Kapakkio ha detto:

      Illumimami tu allora caro bacillus!! Immagino ti riferisci al post che ho scritto e non al mio commento di sopra, quindi ti prego di farlo nei commenti opportuni.

    2. Avatar bacillus ha detto:

      @kappakkio
      …no, no! Ho usato il termine “post” con retaggio puramente informatico (POST è un comando HTTP che accomuna “post” e “commenti”), ma le tue due recenti espressioni hanno caratteri profondamente diversi, sebbene animate da uno spirito che condivido affatto!
      Ebbene, ora come ora, non sto a disquisire sul sostegno alla bieticoltura (che tu consideri riprovevole), ma ti esprimo il mio più sincero ed entusiastico apprezzamento per il tuo “post”.
      Accidenti, si leggono di rado parole che nella sintesi che lo strumento richiede, esprimono così ampia sostanza.

    3. Avatar Kapakkio ha detto:

      Grazie, ma è forse non vero che il prezzo dello zucchero da barbabietola riesce ad essere competitivo con quello di canna(che contine quasi il doppio di saccarosio) solo grazie al pesante sostegno economico della UE? E che Australia, Thailandia e Brasile hanno chiesto al WTO che l’Europa interrompa questa pratica scorretta? E non sarebbe un onorevole sostegno economico a molti paesi in via di sviluppo? E poi ci lamentiamo di come vengono trattati i nostri prodotti all’estero?

  7. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

    I prosciutti di Parma e di San Daniele sono fatti con pocelli francesi; sull’autostrada To-Mi tutte le mattine trovo TIR che trasportano porcelli. One way.
    In Valtellina la bresaola è fatta con carne sudamericana (Brasile, Argentina..); la stassa bresaola però non può essere esportata in Sud America per ragioni di igiene. Oh yeah!

    1. Ma non ci dovrebbero essere dei controlli di filiera?
      Fonti di quello che dici? (seriamente, la questione mi interessa molto)

    2. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      I porcelli ne trovo a TIR quotidianamente sulla To-Mi e poi sulla Mi-Ve. Non penso vengano in Italia per turismo.
      Quanto alla bresaola valtellinese fatta con carne brasiliana che e’ impossibile esportare in Brasile per ragioni sanitarie credo che ne abbiano parlato anche i giornali.
      http://tinyurl.com/35bpg5n
      http://tinyurl.com/3ysaf4r

    3. Avatar Pietro ha detto:

      Non ho neanche 30 anni e abito a Roma, ma so bene dove comprare i prodotti che mangio (di certo non al supermercato o al primo venditore ambulante)- personalmente vado al mercato di Campagna Amica gestito da Coldiretti in Via San Teodoro al Circo Massimo-…e se SPENDO un pò di più degli altri è perchè conosco al 100% l’origine di quello che sto mangiando e ne vado fiero….

      Il problema è però molto grave. Considerando che noi siamo italiani e che abbiamo una cultura alimentare ben più sviluppata di altre nazioni, mi chiedo in una ipotetica classifica di importanza dei costi avuti durante la giornata dove mettete il pasto?

      Di certo dopo la spesa per la benzina della macchina….

      E parliamo ancora di KM0??? Bah

    4. Avatar LucaP ha detto:

      Il Km 0 mi garantisce (per ora), che il prodotto che vado ad acquistare è originario del luogo…e fin qui niente da dire. Ma non è detto che questo prodotto sia migliore…e poi, perchè DEVO OBBLIGATORIAMENTE pagarlo di più, nonostante abbia viaggiato di meno? E’ quì il mio grande e grosso dubbio. E’ questo che mi fà evitare le bandiere di Coldiretti.

    5. Avatar Pietro ha detto:

      Lo paghi di più perchè i costi di produzione e/o lavorazione per il prodotto italiano sono maggiori, maggiori dei costi di trasporto. Considerando che la GDO punta tutto sul prezzo delle merci è proprio su questo punto che noi siamo ciechi. Bisogna saper spendere se si vuole mangiare sano.

      Facciamo un esempio facile facile: meglio un mobile di ikea (a basso costo e facile da montare-gustoso da mangiare-) o lo stesso mobile di un artigiano fatto a mano?

      Ti sei mai chiesto perchè ci sono vini che costano più di 100 euro e altri che ne costano 1? E se te ne sei accorto, hai mai notato la differenza di gusto?

    6. Avatar LucaP ha detto:

      Giusta osservazione;
      io comunque paragonavo prodotto Italiano Vs prodotto Italiano, mi spiego: esempio, pesca nettarina di Romagna (comprata magari su di un banchetto Coldiretti che sò a Ravenna Vs pesca nettarina pugliese comprata nella grande distribuzione.
      Prodotti Italianissimi, certificati, calibrati….ma ben che vada li pago uguali, nella maggior parte dei casi la pesca romagnola la pago anche 20-30 cent. in più al kilo. E così per molti altri prodotti ortofrutticoli. Continuo a non capacitarmi, nonostante il tuo chiarimento.

    7. Avatar Pietro ha detto:

      e tu continua a comprare la bresaola al supermercato!!!

  8. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

    Qualcuno poi dovrebbe spiegarmi perche’ il prodotto a km 0 sia migliore per forza di quello che viene da piu’ lontano.
    Anche da me la Coldiretti ha un negozio; ma la loro carne non e’ buona, e preferisco quella del supermercato, anche se viene da piu’ lontano. Distanza e qualita’ non vanno sempre insieme.

    1. Avatar Pietro ha detto:

      Di certo la freschezza ne risente. Distanza e qualità difficilmente vanno insieme.

    2. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      E’ meglio un carico di frutta proveniente dalla Romagna in camion refrigerato o la frutta della “fattoria” dietro l’angolo (20 km) trasportato nel cofano dell’auto a 45 gradi?

    3. Avatar Pietro ha detto:

      Il camion refrigerato che viene dalla Romagna dove consegna i prodotti? In un negozio immagino, che poi li immagazzina e te li vende dopo che ti ha venduto le rimanenze del mese precedente. Non scherziamo per favore!!!

      Io preferisco comprare i prodotti da chi li produce. Preferisco fare quei 20KM (che poi sono 10 min. in macchina, 5 in motorino) e andarmi a comprare un pecorino romano dal pecoraro piuttosto che, comodamente, allungare la mano per prendere una “crescenza” nello scaffale del supermercato!

      Mia personalissima opinione!

    4. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

      Ma va là. Tu il sistema dei supermercati lo hai letto sull’Itrepido (quando c’era).
      Se poi, calato il sipario della vendita, tu andassi a vedere cosa fanno nottetempo i “contadini” a km 0, forse certe corbellerie non le diresti.
      P.S. 20 km in 5 minuti col motorino?

  9. Avatar patrizia451 ha detto:

    per quel poco che posso capire , la qualita’ e’ strettamente collegata al prezzo in quanto ,non utilizzare concimi chimici comporta piu’ spese,quelli naturali costano di piu’,
    per quanto riguarda il prezzo,con km zero si intende magari la coop. agricola che vende direttamente al consumatore eliminando le spese di trasporto che incidono sul prezzo finale, personalmente per cio’ che riguarda la frutta e la verdura preferisco pagarla un po di piu ma avere cibi freschi ….magari vado in una piccola frutteria ,non butto via nulla ,il gusto e’ diverso e mi servono in modo che ho cibi pronti da mangiare e altri che maturano in due o tre giorni e mi coprono tutta la settimana. Io ho lavorato in un supermercato,la frutta tenuta in frigo non e’ cosi’ buona perde tanto nel gusto e nella qualita’,senza contare la poca grazia che i dipendenti usano nel buttare frutta e verdura negli espositori,la poca grazia dei clienti che fanno cascare di tutto ,le raccolgono le rimettono nel cesto ed io che vado dopo e magari prendo quella che e’ cascata il giorno dopo la trovo nera ,pesta ….quindi da buttare…..e unh discorso molto piu complicato e si potrebbe parlarne per ore
    Con cio’ non critico nessuno ,esprimo solo un modesto parere…..
    un saluto e un augurio di una splendida giornata a tutti

  10. Avatar sempre più chiusi ha detto:

    mensa scolastica a chilometri zero

    Brescia, 17 set – Alimenti e tavola separati grossomodo dagli stessi chilometri percorsi dagli alunni per dirigersi in mensa: zero. O quasi. Il servizio mensa del Comune di Calcinato è stato completamente rivisto dall’Amministrazione comunale privilegiando il rispetto per il territorio inteso come ambiente e tessuto economico-produttivo […] carni bovine, suine e avicole, uova, latte, yogurt e verdure da produttori agricoli operanti a una distanza massima di 25 chilometri da Calcinato, frutta, cereali, derivati, salumi e olio d’oliva dovranno provenire, almeno per il 75%, da un raggio massimo di 100 chilometri.