di Giampiero Prozzo 26 Maggio 2010


Volendo parlare della festa di Gennaro Esposito, ancora una volta e poi basta, non posso non cominciare dai numeri: 70 chef stellati che preparano 6.000 (seimila!) assaggi da deglutire in qualche ora, 240 vini in degustazione e un’inestricabile fauna di voyer del cibo a popolare lo scenario ideale, il resort “Le axidie” di Seiano (Napoli). Nell’edizione 2010 il tema è stato il cibo di strada, ben intonato all’allegro bazar delle cucine da campo assaltate da sciami di curiosi.


Va da sé che non si viene alla Festa a Vico per emettere verdetti o assegnare stelle, questo è un happening giocato tutto sui toni dell’allegria, sincera tra le brigate di cucina – perennemente al lavoro –  meno, molto meno, tra i vip e gli aspiranti tali dell’universo gastronomico. Pur essendo allergico al gioco dell’acchiappavip che implica avventurose corse alla foto con la superstar di turno, considero la festa educativa.


Affronta il gastrofanatismo con lo spirito giusto, aprendo ai comuni mortali l’inaccessibile regno della cucina gourmet. Qualche esempio? Un divertente e divertito Davide Scabin, chef del ristorante Combal.Zero, che spiega per la milionesima volta la ricetta dei suoi “ravioli-shake”, la famiglia di Corrado Fasolato del Met di Venezia con annesso pargolo che giustamente inorgoglito, descriveva il piatto del papà, o ancora Massimo Bottura dell’Osteria Francescana – n° 6 del mondo – che distribuiva a mestolate i suoi famosi tortellini.


Ecco, qualsiasi cosa pensiate della strana commistione tra mondi paralleli che forse, e ribadisco forse, non dovrebbero incontrarsi (critici e chef in particolare) a me questo spirito è piaciuto.