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Volendo parlare della festa di Gennaro Esposito, ancora una volta e poi basta, non posso non cominciare dai numeri: 70 chef stellati che preparano 6.000 (seimila!) assaggi da deglutire in qualche ora, 240 vini in degustazione e un’inestricabile fauna di voyer del cibo a popolare lo scenario ideale, il resort “Le axidie” di Seiano (Napoli). Nell’edizione 2010 il tema è stato il cibo di strada, ben intonato all’allegro bazar delle cucine da campo assaltate da sciami di curiosi.
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Va da sé che non si viene alla Festa a Vico per emettere verdetti o assegnare stelle, questo è un happening giocato tutto sui toni dell’allegria, sincera tra le brigate di cucina – perennemente al lavoro – meno, molto meno, tra i vip e gli aspiranti tali dell’universo gastronomico. Pur essendo allergico al gioco dell’acchiappavip che implica avventurose corse alla foto con la superstar di turno, considero la festa educativa.
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Affronta il gastrofanatismo con lo spirito giusto, aprendo ai comuni mortali l’inaccessibile regno della cucina gourmet. Qualche esempio? Un divertente e divertito Davide Scabin, chef del ristorante Combal.Zero, che spiega per la milionesima volta la ricetta dei suoi “ravioli-shake”, la famiglia di Corrado Fasolato del Met di Venezia con annesso pargolo che giustamente inorgoglito, descriveva il piatto del papà, o ancora Massimo Bottura dell’Osteria Francescana – n° 6 del mondo – che distribuiva a mestolate i suoi famosi tortellini.
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Ecco, qualsiasi cosa pensiate della strana commistione tra mondi paralleli che forse, e ribadisco forse, non dovrebbero incontrarsi (critici e chef in particolare) a me questo spirito è piaciuto.