Gemelli diversi

Non ditemi che dovrei pensare solo al fine settimana, lo so da me. Ma come dice uno dei miei filosofi di riferimento, Rino Gattuso, “se uno nasce quadrato, non muore tondo”. Sicché sono ancora qui a coccolare la vis polemica chiedendo: ma voi lo sapevate che i marchi privati dei supermercati, i private label, come li chiamano a Milano, sono spesso uguali a quelli più blasonati? Gemelli separati alla nascita, uno vestito alla moda l’altro no, uno reclamizzato alla tivù, l’altro no. E sapete questo cosa significa? Che snobbiamo i marchi privati perchè li riteniamo scadenti e paghiamo di più per quelli blasonati. Mentre sono solo gemelli diversi.

Tortellini Rana e Carrefour prodotti nello stesso stabilimento di San Giovanni Lupatoto (VR)

«E’ l’esempio forse più clamoroso, perchè la mente corre subito a quel simpaticone di Giovanni Rana che, circondato dai bambini, racconta la sua passione nel preparare nuove farciture per i suoi tortellini.

Che al Carrefour abbiamo pagato 2,44€ e che abbiamo ritrovato ed assaggiato anche nei tortellini marchiati Carrefour: 1€ e 59 centesimi.

Prodotti nello stesso stabilimento di San Giovanni Lupatoto (VR)».

La penne Agnesi e quelle Carrefour vengono prodotte nello stesso stabilimento di Fossano (CN) in via Torino 53. «Le dimensioni della confezione quasi quasi ci avrebbero ingannato: ben più lunga quella della Pasta Agnesi (1,99€) rispetto alle Penne Rigate Carrefour (1,20€).

Ma si tratta sempre di un chilo della stessa ottima pasta prodotta nello stabilimento di Fossano (CN) in via Torino 53.

Il “Silenzio, parla Agnesi”, costa 79 centesimi…».

Melizia Bio e il Miele d’Acacia Panorama entrambi prodotti dal Consorzio Conapi a Monterenzio (BO).

«Difficile, in questo caso sospettare il gemellaggio.

Da un lato il Mielizia Bio, dall’altro il Miele d’Acacia Panorama proveniente da Agricoltura Biologica.

Ma è proprio così: entrambi sono prodotti dal Consorzio Conapi a Monterenzio (BO).

Soltanto che il primo costa 6€ e 20 cent.; quello a marchio proprio 4,59.

I famosi funghi trifolati Logrò hanno dei gemelli. Entrami sono prodotti nello stabilimento della Logrò a Rovereto (TN«I famosi funghi trifolati Logrò hanno dei gemelli prodotti per il gruppo PAM-Panorama.

Epperò, mentre gli originali costano 1€ e 63 centesimi, quelli con il marchio di casa si pagano 1,29.

Entrami sono prodotti nello stabilimento della Logrò a Rovereto (TN)».

Il celebre riso del dottor Scotti ha un gemello privo del classico marchio. Si tratta di Riso Carnaroli prodotto nello stesso stabilimento di via Angelo Scotti (PV).

«E’ lui o non è lui? Cerrrto che è lui.

Il celebre riso del dottor Scotti ha un gemello privo del classico marchio.

Si tratta di Riso Carnaroli prodotto nello stesso stabilimento di via Angelo Scotti (PV).

Il riso VIP costa 3,99€; quello con le mondine 2,40..

Quel simpatico “Dottor Scotti!”, ci costa quasi 1€ e 60.»

[Qui Risparmio, via Dedioste]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

11 Dicembre 2009

commenti (63)

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  1. alfredo ha detto:

    La pubblicità costa cara.
    E chi lavora in pubblicità, non mangia i pennarelli colorati:-))

    Qualcuno una volta disse: “meno male che c’è la pubblicità così sò cosa devo comprare”.

  2. va be’ che ho un’età (vero Gumbo?) 😉

    ma questa cosa me l’ha insegnata anni fa mia madre.

    Solo che prima i prodotti così erano pochi e in genere marcati Standa, adesso sono molti di più.

    🙂

  3. fabrizio scarpato ha detto:

    La linea del riso del PAM si presenta bene, e il come la confezione del gemello diverso si presenta non è fatto secondario.
    Altri gemellini credo siano la pasta Rummo con Coop.
    Ecco, PAM forse è già un po’ più caro (almeno nella mia città è piccolo e in centro), ma credo che la forbice, le differenze di prezzo siano ancora più evidenti tra gemelli diversi marchiati Esselunga o Coop. Possibile?

    1. fabrizio scarpato ha detto:

      Aggiungerei però che la pasta Esselunga è assolutamente insufficiente. Chi è la gemellina?

  4. Kali ha detto:

    Sono d’accordo ma il punto sta nel trovare quale sia il vero gemello….
    a tentativi?
    mangiamo per un mese pasta di qualità della fidel per trovare qual è quella che tra tutte quelle prodotte nello stesso stabilimento ha il gusto più simile a una dececco?

    perchè a mio avviso non è detto che due prodotti anche se realizzati nello stesso stabilimento siano di uguale qualità… vedi ad esempio le aziende agricole che selezionano la frutta migliore e la fanno pagare di più all’acquirente…

  5. damon ha detto:

    bè il fatto è piuttosto noto direi, basta poi leggere la dicitura in etichetta -prodotto da..- Io credo però che alcuni prodotti pl non siano qualitativamente corrispondenti anche se fatti dallo stesso produttore, es il tonno esselunga è di castiglione ma la lattina che esce per esselunga o per castiglione secondo me hanno 2 qualità diverse pur provenendo dal medesimo stabilimento.. Ciò non toglie che alcuni prodotti private label siano ottimi se confrontati con gli analoghi e siano imbattibili nel rapporto qualità prezzo

  6. giulia ha detto:

    mio passatempo preferito al supermercato…
    latto fresco alta qualità GRANAROLO, imbottigliato ad Anzio e conprato a Roma 1,60 euro…
    stesso latte nelle bottiglie latte fresco CONAD euro 1!!
    Ho provato a spiegarlo una signora anziana che controllava assieme a me le scadenze e mi ha risposto che lei è abituata a conprare quello della centrale del latte…

    1. Già, e guarda caso l’italiano è ancora molto diffidente rispetto ai farmaci generici perchè non si fida del prezzo più basso

    2. Fante ha detto:

      Si aggiunga che molti medici li denigrano senza problemi

    3. Fante ha detto:

      Ma si aggiunga anche il concetto della bioequivalenza
      Mi taccio

  7. E’ noto, si chiama “self targeting”. Tempo fa ci ho anche scritto un post http://bressanini-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2008/02/24/un-economista-al-supermercato/

    Spesso i prodotti venduti in fascia bassa hanno APPOSTA l’etichetta un po’ schifosella, perchè devono attirare solo i clienti che vogliono spendere poco, e agire da repellente 🙂 per quelli che credono di comperare meglio spendendo di più.

    L’esempio famoso è quello dell’acqua Guizza che è la San Benedetto, ma vale anche per moltissimi altri prodotti, pure le auto (qualcuno giura anche per il vino, ma pare un segreto ben custodito)

    Qui c’è un seminario di marketing al riguardo, per chi interessa
    http://www.frenimkt.com/download/SeminarioEconomiaBO_5Dic06.pdf

    1. gianluca ha detto:

      Dario, complimenti per l’articolo sul self targeting, molto interessante. 😉
      però mi rimane un dubbio, e mi riallaccio all’intervento di Kali: “a mio avviso non è detto che due prodotti anche se realizzati nello stesso stabilimento siano di uguale qualità”.
      il punto è questo, come facciamo a stabilire che due prodotti siano identici? il fatto che siano prodotti nello stesso stabilimento è sufficente a stabilire che la qualità delle materie prime utilizzate per produrli e i processi produttivi siano uguali ?
      per fare un esempio, da pochissimo la coop si è messa a vendere una sua linea di pasta che si chiama “fior fiore” e che viene venduta come “pasta di gragnano”. leggendo l’etichetta si scopre che realmente è prodotta da un pastificio di gragnano (di cui adesso non ricordo il nome).
      il punto è: chi ci assicura che quel pastificio di gragnano utilizzi la stessa qualità di grano per produrre quella pasta, piuttosto che le stesse metodologie? chi ci può negare che la pasta coop magari viene essicata in maniera più veloce, meno costosa e che quindi il prodotto finito sia di minore qualità ?
      questo discorso può essere esteso a tutti i prodotti, alimentari e non, che provengono dagli stessi stabilimenti con prezzi e marchi diversi.
      la mia non è una critica ma è solo un dubbio, a cui mi piacerebbe trovare una risposta che per ora non ho.

    2. dink ha detto:

      “come facciamo a stabilire che due prodotti siano identici?”
      Assaggiandoli, per esempio? Ci si fida del proprio gusto o occorre proprio analizzare tutta la filiera produttiva per decidere se un prodotto è buono o no?

    3. gianluca ha detto:

      si ok ma l’assaggio è posteriore all’acquisto e può essere influenzato da altri parametri che non sono legati alla materia prima, quali ad esempio tempo di cottura, condimenti, modalità di conservazione del prodotto, ecc…ecc….e anche gusto e sensibilità personale. l’assaggio non è un parametro oggettivo.
      altrimenti sarebbe anche inutile scrivere gli ingredienti sulle etichette, il produttore potrebbe dirti assaggialo, se ti piace mangialo altrimenti no.
      in realtà è interessante anche sapere cosa c’è dietro a un prodotto, come viene realizzato ecc….o almeno mi sembrava che il senso comparativo di questo post fosse quello.
      😉

    4. gianluca ha detto:

      se rileggi il post di massimo bernardi, ti accorgi che i prodotti vengono paragonati esclusivamente in base allo stabilimento di produzione, e nessun paragone viene fatto sull’assaggio del prodotto.
      quindi la mia domanda se questo parametro di confronto sia attendibile come unico parametro da prendere in considerazione credo che sia sacrosanta.
      a proposito è stata scritta più o meno la stessa cosa (non mi ero accorto) in un intervento qui sotto da parte di Elvira.

    5. Chefclaude ha detto:

      Perché guadagnano di più sull’illusione.

    6. Gianluca: vero, gli ingredienti potrebbero essere diversi. Alcuni casi è dimostrato che sono proprio identici (ho controllato ad esempio l’esame chimico fisico delle acque in questione. Sono la stessa acqua). In altri casi credo che non valga la pena cambiare linea di produzione, cambiare ingredienti etc.. E’ molto più comodo usare etichette diverse per lo stesso prodotto (ricordati che il costo finale è solo per una piccola parte dipendente dalle materie prime)

    7. Confermo quello che dice Dario, che è proprio quello che cercavo di spiegare nel mio post: in generale, è molto più conveniente cambiare la scatola in cui finisce il prodotto che stare a fare un cambio di ricetta.

    8. gianluca ha detto:

      ok, grazie per la risposta 😉
      quindi dici che la pasta di gragnano della coop, per esempio, prodotta in un pastificio di gragnano, e che è in vendita a 90 centesimi (pacco da mezzo kilo) è probabilmente lo stesso identico prodotto che quel pastificio produce e mette in vendita a suo nome, magari a 4-5 euro al kilo ???

    9. Può essere (anche se come dice Elvira in un processo complicato come quello della pasta si può agire su più variabili oltre alla qualità degli ingredienti).

      La risposta definitiva si può provare ad averla solo in un modo: un bel test analitico completo, compreso un test triangolare di valutazione sensoriale.
      Se qualcuno lo organizza, io il panelista lo faccio volentieri 🙂

    10. Serena ha detto:

      Ciao,
      ho lavorato come controllo qualità in un piccolo pastificio che produceva per Gulliver e Penny oltre che a marchio proprio. La struttura era piccola e pensare di cambiare semola era impossibile, così come il diagramma di essiccazione, dato che tutta la pasta era prodotta su un’unica linea. Però vi posso dire che, se la pasta per Gulliver era praticamente identica a quella a marchio propirio, quella per Penny era fatta ad apertura e a chiusura della produzione, quindi poteva avere dei difetti, poco evidenti, ma presenti. La grande differenza di prezzo, comunque, è anche determinata dalle politiche commerciali del supermercato, che preferisce lavorare con un ricarico inferiore sulle proprie private label, pur cercando di proporre al consumatore un buon prodotto (la Coop ad esempio se sei un copacker ti esaurisce con le sue pretese qualitative), in modo da fidelizzarlo. Inoltre, spesso, i supermercati chiedono a chi voglia vendere a proprio marchio delle entrature, in pratica dei pagamenti anticipati,una piccola tangente, per “preferirlo” ad un altro fornitore: ovviamente questo ricade sul prezzo del prodotto finito e sono pochi i produttori che riescono a sottrarsi a questa logica a mio parere un po’ perversa. Personalmente, dopo tanti anni di contatti coi supermercati, oggi compro solo prodotti testati e che mi piacciono, indipendentemente dall’etichetta, da dove sono fatti e dalla posizione nello scaffale (si paga anche quella…).

    11. Per eseperienza i prodotti coop “fior fiore” sono piuttosto buoni quando non ottimi. proverò la pasta in questione.

  8. Maurizio Cortese ha detto:

    Questo succede in TUTTI i settori merceologici, sono le più elementari regole del marketing.
    Le linee base servono a mantenere “viva” la produzione con margini di guadagno spesso vicini allo zero.
    Poi si aggiunge un “plus” ed ecco il prodotto gemello. Il costo produttivo per quel particolare in più non giustifica in nessun modo una marcata differenza di prezzo fra i due prodotti ma tale differenza rappresenta il vero utile dell’azienda.

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