di Massimo Bernardi 2 Maggio 2011

Archiviato anche il primo maggio, torna faticosamente in attività il mio neurone superstite, tanto faticosamente da non riuscire a leggere il Wall Street Journal senza chiedersi se Carlo Cracco sia il genio trascendente che emerge dalle SEI pagine di iperboli (e splendide foto) che il primo quotidiano economico del mondo gli ha dedicato lo scorso 28 aprile, o il pasticcione che conserva selle di coniglio scadute da mesi nei frigoriferi del suo patinato risto milanese.

Siccome non c’è niente di male ad averci un neurone solo, e dopo l’ultimo weekend, pure piuttosto malandato, confronto di seguito estratti da Il Giornale e appunto, dal Wall Street Journal, chiedendovi aiuto per risolvere il mistero: chi è veramente Carlo Cracco?

WALL STREET JOURNAL Magazine, 28 aprile 2011. Carlo Cracco, 45 anni, è il principale di un gruppo di giovani talenti che sta cambiando il panorama della cucina italiana, una tra le glorie più preziose del suo Paese.

IL GIORNALE, 6 aprile 2011. Carlo Cracco è indagato per tentata frode in commercio. Anche lui, a dispetto delle due stelle Michelin, è accusato di fare ampio e allegro ricorso al freezer.

WALL STREET JOURNAL Magazine, 28 aprile 2011. I suoi piatti sono sempre meticolosi e stimolanti, con un piede saldo nella complessa tradizione della cucina italiana, e l’altro che esplora coraggiosamente nuovi territori. Anche per questo una purista del design come la stilista Miuccia Prada ama così tanto la sua cucina.

IL GIORNALE, 7 aprile 2011. Ingredienti e piatti già finiti, destinati ad arrivare sui tavoli dei buongustai nel ristorante di via Victor Hugo, provengono direttamente dal congelatore, eppure non sono segnalati nel menù con l’asterisco obbligatorio per i cibi surgelati.

WALL STREET JOURNAL Magazine, 28 aprile 2011. Il regista Luca Guadagnino, che si considera un buongustaio, ha voluto lavorare con Carlo (nel film IO SONO L’AMORE, candidato all’Oscar 2011 per la categoria costumi) perché ‘è un genio sempre al passo con i tempi’. Come tutti i costumi, anche i piatti sono stati creati appositamente per il film: ‘ecco perché, credo per la prima volta in assoluto, il nome dello chef segue quello dello scenografo nei crediti della pellicola’.

IL GIORNALE, 7 aprile 2011. La denuncia della polizia annonaria consegnata alla Procura di Milano snocciola un lungo elenco di cibi. Si parla di ravioli di pesce, fave, uova di astice cotte, seppie, orate, merluzzi, e poi olive ascolane, purea di mango, fegatini e porcini. Tutte cose surgelate ma fatte pagare come fossero freschissime.

WALL STREET JOURNAL Magazine, 28 aprile 2011. Fra i giovani chef italiani, Carlo Cracco è il più accreditato quando si tratta di mettere l’arte dentro il piatto. ‘Una sera, la rockband dei Radiohead è entrata nel locale proprio mentre usciva Tilda Swinton, la protagonista di Io sono l’amore. Riconosciuto Tom Yorke (leader della band), Tilda lo ha portato in cucina’. Così Cracco ha capito che ormai l’attrice si sentiva a casa nel suo ristorante.

IL GIORNALE, 7 aprile 2011. L’inchiesta su Cracco sembra dimostrare che in realtà neanche le grandi firme della cucina milanese si possono sentire al sicuro dai controlli. E che anzi è stato scelto di tenerle particolarmente d’occhio, anche per i prezzi non proprio popolari che compaiono in fondo ai loro conti. Prezzi che consentirebbero senza troppo sforzo di utilizzare solo cibi freschi.

WALL STREET JOURNAL Magazine, 28 aprile 2011. Alcuni designer vengono nel mio ristorante: ‘Aldo Cibic è un amico, Piero Lissoni, Antonio Citterio, Philippe Starck, che è vegano proprio come Thom Yorke, molto spesso Fabio Novembre, altro buon amico, a volte Marc Newson. Di solito si stupiscono quando vedono i miei piatti, li trovano ispirati da un’immaginazione simile’. Ma Cracco dice di non essere un designer, solo un cuoco.

IL GIORNALE, 6 aprile 2011. Un brutto colpo per il grande chef e per l’intera immagine della ristorazione milanese di alta gamma. E, a ben guardare, una sconfitta anche per i critici gastronomici: che compattamente – dalla Michelin all’Espresso, al Gambero Rosso – nelle loro guide hanno dato voti vicini al top per le pietanze di via Victor Hugo. A volte surgelate ma evidentemente comunque buonissime.

[Crediti | Link: Wall Street Journal, Il Giornale, immagini: WSJ]