di Antonio Tomacelli 3 Gennaio 2010

michettaCartelloI fornai meneghini dovrebbero smetterla di dar sempre la colpa a qualcun altro. Dovrebbero assumersi le loro responsabilità visto che ogni giorno a Milano finiscono nei rifiuti 180 quintali di pane. Invece danno la colpa a noi clienti. Dovrebbero dire “sì, per molte ragioni, la prima delle quali è che non sappiamo fare di meglio, il nostro è un pane di m***a venduto a peso d’oro”. Invece cosa dice Stefano Fugazza, capo panificatore dell’Unione Artigiani di Milano? “Se non hai sempre l’assortimento completo e caldo, perdi clienti – con questo modo di lavorare l’invenduto aumenta a dismisura e in media resta sugli scaffali il 10% per cento del pane prodotto”.

Naturalmente, nemmeno una parola sulla qualità e sul prezzo del pane. Siccome però qualcuno si è preso il disturbo di spiegare la differenza che passa tra il pane buono e il sottoprodotto venduto nei forni milanesi, che almeno Fugazza facesse il piacere di leggerlo. Possiamo chiamare pane una michetta che nelle prime ore del pomeriggio è già secca e dura, praticamente immangiabile?

Una categoria dalla faccia di bronzo quella dei fornai. Multati dall’Antitrust a Roma per aver concordato il prezzo del pane, epperò fustigatori dei consumi . “Il nostro pane a fine serata non interessa più nessuno. Lo abbiamo proposto persino ai canili”.

Sarebbe meglio se lasciassero perdere la lussuosa farina di riso tornando a fare il pane con quella di grano. Sarebbe meglio se la smettessero di farci pagare anche il costo dello spreco. Soprattutto, sarebbe meglio se dopo le 6 del pomeriggio diminuissero i prezzi. Vogliamo scommettere che le michette andrebbero via come il pane?