di Massimo Bernardi 6 Luglio 2010

Okay, nessuno di noi tiene il poster dell’ISTAT in camera, ma scoprire dall’annuale indagine sui consumi delle famiglie, che nel 2009 abbiamo speso 461 euro mensili per generi alimentari e bevande, è stato un colpo. Più che altro perché rispetto all’anno prima abbiamo ridotto del 3% la quantità/qualità del cibo acquistato. Ora, cari fratelli gastrofanatici, lo so cosa state pensando. Che se uno risparmia sulle cose che mangia non pareggia il Q.I. di un urangutan del Borneo al guinzaglio, altre opzioni non esistono. Ma non buttiamola in polemica. Piuttosto, siccome di noi dicono che la sappiamo lunga, proviamo a renderci utili.

Come? Consigliando al genere umano sia esso lombardo (l’italiano che consuma di più), o siciliano (l’italiano che consuma di meno), il cibo dal rapporto prezzo-felicità più favorevole della nostra carriera. Se proprio dobbiamo tagliare sulla quantità, che almeno la qualità rimanga passabile. Sotto con i consigli.

Pesci.

Meno blasonati della solite spigole eppure dignitosi.

Marche di pasta.

Scoperte nonsisacome al supermercato e mai più abbandonate.

Olio.

Prelevato al frantoio (sì, ma quale?), o che non costi quanto una manovra economica.

Dolcetti.

Biscotti, cioccolato, confetture che se la cavano col sapore senza essere roba per abbonati al club dei tricligeridi.

Formaggi e salumi.

Cose risolutive perfino se la provenienza non è Parma [inserire nobile luogo di produzione a piacere]

Carne.

Non griffata Cazzamalli/Cecchini e che pure, miracolosamente, si lascia mangiare.

Conserve/succhi/yogurt, caffè.

Alternative tutto sommato appetitose alle solite marche, scoperte da condividere con la collettività.

[Fonte: Ansa]