di Leonardo Romanelli 15 Gennaio 2012
Guardia di Finanza

Non solo piccole località amene, metà noblesse oblige metà cinepanettone, nel mirino della Guardia di Finanza, che ieri, dopo Cortina e Portofino, ha napalmizzato il centro storico di Roma per contrastare l’evasione fiscale. Risultato: quasi il 50% delle violazioni. 190 mancate emissione di scontrini e ricevute fiscali su 405 controlli e 500 mila sequestri di prodotti contraffatti.

E siccome Attilio Befera, il direttore dell’Agenzia delle Entrate, ha annunciato nuovi blitz tra grandi città e minuscoli sfarzi, ci siamo permessi di compilare una breve guida gourmet per le prossime operazioni.

FORTE DEI MARMI.
Località di culto per ostentatori compiaciuti nel caldo estivo ma ricca di sfoggio anche d’inverno, da quando il russo è la lingua più diffusa ha fatto registrare una tendenza inversa rispetto alla media nazionale, qui per bere e mangiare si spende di più. Punti di interesse:

Lorenzo. Evitato dai toscani se non amici degli amici, per i milanesi è ormai un’istituzione. Prezzi da infarto, discriminazioni vistose tra nuovi clienti e abituali, pesce squisito, servizio che si adegua al livello di cummenderia, o casalingo o iperprofessionale. Carta degli champagne solo per esperti di paradisi fiscali.
Bistrot.
Si vagheggia di una mancia principesca lasciata dal magnate Roman Abramovich sulla tavola brulicante di aragoste e frutti di mare come nemmmeno la barriera corallina. Ciò detto, e aggiunta una doverosa postilla sui camerieri bilingue –italiano e russo, appunto– il pesce è una favola e lo chef niente male. Inoltre, con il campionario di varia umanità sfoggiante seduto ai tavoli, il divertimento è assicurato.

VENEZIA
Non c’è niente da fare, malgrado la quotidiana invasione di turisti, resta una mecca dell’ostentazione dove, capitalisti di lungo corso o parvenu del Porshe Cayenne, prima o poi passano tutti.

Caffè Quadri.
Appena nato è già una stella: merito della famiglia Alajmo, che ha trasferito allo staff resident usi e abitudini della casa madre, “Le Calandre”. Premiato da tutte le guide, è l’eccezione alla regola che nei siti iperturistici si mangia necessariamente male. A patto di essere in pole position nel riccometro nazionale.
Harry’s Bar.
Ci ha molto bevuto, e forse mangiato, Hemingway, a proposito di bella gente. Del resto, l’attrattiva principale non è certo la cucina, semplice e costosa, ma come si dice negli spot delle carte di credito: esibire toilette a la page e sorseggiare Bellini, meglio se servito personalmente da Arrigo Cipriani, non ha prezzo.

TAORMINA.
La stazione balneare meno siciliana dell’isola, si addice per ordine, pulizia e reddito pro-capite a vacanzieri in confidenza con i cantoni svizzeri. La saltuaria presenza di osannate rockstar britanniche, insieme alla granita di mandorle con la brioscia, è un benefit ulteriore.

Hotel San Pietro Il Giardino degli Ulivi.
Buen retiro invernale di facoltosi fortunati è indice di ricchezza più di una Maserati o di un raffinato fuoribordo. Non che la cucina si caratterizzi per inventiva, stile o personalità, ma qui esserci e ostentare sono una cosa sola.
La Capinera.
La meta del milionario con ricadute gourmet, il posto dov’è passato e continua a passare il futuro della cucina siciliana rappresentato da ingegnosi chef di belle speranze. Il livello dei piatti è in grado di ammorbidire ogni resistenza, inclusa quella delle Fiamme Gialle.

COURMAYER.
Sfiorato dal blitz di Cortina, è un ritrovo per milionari già noto ai finanzieri, specie quelli costretti dalla temperie a organizzare in casa il veglione di Capodanno. Mentre a Courmayer c’era la Rai con annesso carrozzone di famosi e quasi, indice di spese incontrollate con potabile mancata emissione di scontrini e ricevute fiscali.

La Taverna del Pillier.
Da stalla a mangiatoia dove la presenza di cummenda milanesi e giovani accompagnatrici non è poi così episodica, offre ancora la possibilità di mangiare specialità montanare.
Locanda Belvedere.
Ci viene, quando è in zona, Daniela Santanché. Basta?

ALTO ADIGE.
Poche balle, è arrivato il momento di esibire meno. In questi giorni di fine inverno sono stati avvistati stormi di Cayenne che vagavano alla ricerca di località discrete e meno associabili a 740 mascherati. I sindaci del posto apprezzano, i commercianti, pure.

Henri Chenot Merano.
Dove non cerchereste mai un milionario in vena di splendori? In un centro per il dimagrimento, è chiaro. Resta da capire, se digiunano ora, quanto si sono strafogati prima.
Hotel Rosa Alpina Badia.
Vale lo stesso discorso fatto per la Capinera di Taormina. Secondo i calcoli di Befera, una certa percentuale di evasione si annida anche tra i gourmet più facoltosi. Gastrofighetti di nome e di fatto. Molti di loro, in fuga dal rischioso glamour delle località più in vista, si rifugiano nel ristorante di questo albergo, che ha cucina curata e ottima scelta degli ingredienti.

[Crediti | Link: Corriere Roma, immagine: Lettera43]