Ora non ho più paura. Ora che lui è lì, immobile sul pavimento, il mio incubo è finito. Posso ricominciare a vivere, finalmente. Per colpa sua la mia vita è diventata un inferno. Ho smesso di uscire, di incontrare gente, sempre chiusa in casa con il mio aguzzino. Il mio quartiere, la mia gente e miei amici mi sono diventati estranei. Persino Maria, che vendeva frutta e verdura sotto casa, è invecchiata senza che me ne accorgessi, ma la sua gelosia ossessiva mi impediva anche due chiacchiere con l’innocua donna. Da mesi ormai, non vado più dal macellaio all’angolo della strada: mi piaceva andarci due o tre volte a settimana per comprare qualcosa e incontrare le amiche del quartiere, ma niente, per lui ogni piccola bottega era una fonte di pericoli.

“A te basterà il supermercato una volta a settimana, al resto penso io” diceva, e io gli ho creduto per tutto questo tempo. Sono stati anni durissimi, isolata dal mondo solo perchè lui esisteva. “Credimi, lo faccio solo per proteggerti dai pericoli del mondo”. Mentiva il bastardo, ora lo so. L’altro giorno ha tentato di uccidermi, avvelenandomi con del cibo contaminato : “con me sei al sicuro” mi ha detto, e invece ho rischiato di morire.

Basta, non ne posso più, questa vita preconfezionata non è la mia, soffoco! Ora sono libera e ricomincerò a vivere, ad uscire e a incontrare gente. Ho bisogno di aria, di pioggia, di annusare la vita e sentire le stagioni fuori e dentro di me. Vivrò alla giornata e non sarà facile lo so, ma non mi pento di ciò che ho fatto. Staccare la spina non è stato facile, ma ci sono riuscita: finalmente ho spento il frigorifero.

Fatelo anche voi, prima che sia troppo tardi, svuotate il frigo dai cibi precotti, dalle verdure appassite, dal cibo accumulato che ammuffisce e uccide voi e i vostri cari. Tornate per strada, nel vostro quartiere e riprendete i contatti con il mondo reale, con i vicini, con il vostro macellaio e la verduraia sotto casa. Comprate quel poco che vi serve giorno per giorno e mangerete sempre fresco e sano. Tornate al piacere della cucina e del cibo naturale, quello che profuma perchè non impacchettato, non precotto nè predigerito. Basta con questa vita senza odori, profumi e colori, lucida come domopack e finta come un sofficino. Tornate alla vita reale, uscite dall’ipermercato e riscoprite il vostro quartiere: vivete, perdio, prima che il frigorifero vi uccida!

commenti (37)

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  1. Avatar Franco ha detto:

    Piacevole l’articolo “HO UCCISO IL MIO NEMICO”.
    Spassoso con la pubblicita’ accanto “CELLE FRIGO PREFABBRICATE”

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      A Luca: lo spumante lo metti dove lo si metteva prima dell’invenzione del frigo, oppure compri una cantinetta refrigerata, ma piccola mi raccomando, così non inquina.

      A Gianluca: non sono il primo né sarò l’ultimo uomo che fa parlare una donna. Scriverei volentieri una canzone per Mina, se ne fossi capace 🙂

      A Franco, Google Adsense riesce a essere molto stupido a volte! 🙂

    2. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      La tua coscienza ecologica ha preso il sopravvento, eh? 🙂

  2. Beeellooo!
    Io sotto casa non ho nè verduraio, nè macellaio. Il supermercato più vicino dista qualche chilometro (bisogna andarci in auto per forza). Dimmi dove abiti, Antonio, che ti mando la famiglia a colazione, pranzo e cena! (io no, causa lavoro mangio sempre fuori).
    Wow!! ho risolto il problema della sussistenza familiare…
    😀

    L.

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      No, dimmi dove abiti tu, piuttosto! Sul pianeta Marte? 🙂

    2. no più semplicemente in uno dei tanti paesini alle porte di una città, sono anch’io nelle stesse condizioni, minimo tre km per la prima bottega (che ha il surgelatore!)

    1. Avatar Maurizio ha detto:

      Straquoto. E’ il classico commento eno-gastro-fighetto che non sapendo come passare la giornata ha una marea di tempo da dedicare alla spesa quotidiana. E’ lo stesso tipo di soggetto che compra la carne a Trastevere, il pane a Prati e la verdura a Talenti (per chi non è di Roma, in pratica fa 40 km nel traffico urbano, impiegandoci 4 ore e 5 litri di benzina)pur di avere “l’ingrediente adatto”.
      Io appartengo alla categoria di quelli che lavorano (e che mangiano, solo a volte bene, per lavorare).
      Se in una giornata libera preparo i faggioli (adesso uso una “pentola” per cottura lenta, presa su Amazon, un affare, sara’ cinese ma l’ho pagata meno di 25 euro) e ci metto 12 ore, ne cucino almeno 1 kg: parte (poca) la consumo subito e il resto la stocco nel frezeer. Non sara’ proprio lo stesso dell’alimento freschissimo, ma per almeno altre 3 volte li utilizzo per prepararci un “piatto complesso” in un quarto d’ora.

  3. Avatar tt ha detto:

    Inquietante. Riprendere il lavoro dopo la pausa Pasquale con questa consapevolezza non è da poco. Ricordo il “frigo” di una vecchia zia, si trattava di una nicchia su un muro della terrazza, in posizione d’ombra. Il paesino della zia era a 700 metri sul livello del mare, e le sue esigenze gastronomiche si limitavano a due pezzi di formaggio, una salsiccia qualche uovo, un pò di strutto. Tutto il resto era la verdura dell’orto e pane, pasta e poco altro acquistati nel piccolo negozio del signor Peppino. La zia è scomparsa una quindicina di anni fà, la nipote del signor Peppino, dopo aver fatto un paio di stagioni come commessa in un market della costa, è tornata al paesino. Ha aperto anche lei un market (come ha visto sulla costa) ha messo dei banchi frigo e vende surgelati e yoghurt industriali di “solo Bulgaricus”, con buona pace dei lieviti del posto. I formaggi locali che vende provengono da migliaia di km di distanza, perchè la “centrale acquisti” si trova in un unico luogo in Italia, ed il suo “Brand” lì gestisce porzionazione e logistica. Ma gli affari vanno poco bene, perchè il paesino tutte le mattine si svuota e la gente che và a lavorare a km di distanza preferisce fare la spesa in un Iper dove le luci e i “brillantini” luccicano di più!
    Antò… ma ne vogliamo parlare?

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Direi che sarà uno dei temi importanti dei prossimi mesi: carbon footprint e ruolo della grande distribuzione.

  4. Avatar Pheed ha detto:

    Ottima idea. La sera, uscito dal lavoro alle 20.30 dopo quasi dodici ore senza un attimo di pausa, busserò alla saracinesca del pescivendolo. Fuori orario, il negoziante certo si sentirà lusingato che io vogla parlare proprio con lui, e felice che io non sappia da chi altri andare per avere le cozze con cui preparare una veloce spaghettata. Misteriosamente mi aprirà: per soddisfarmi estrarrà le cozze, però, per mio raccapriccio, da una grande cella frigorifera. Obietterò che sono contrario a queste invenzioni diaboliche: lui dovrebbe, aggiungerò, sentire nell’animo il bisogno di fornirmi solo prodotti freschi. Soltanto così, incalzerò, potrò mangiare sano e apprezzare i veri sapori della natura. Mi guarderà incredulo, mi spingerà fuori dal negozio e chiuderà la saracinesca in malo modo.
    Non mi darò per vinto. Cambiato in pochi secondi il progetto del menù della serata mi dirigerò verso la vicina macelleria, che so essere direttamente sotto l’appartamento del titolare. Suonerò al citofono (ormai saranno le 21) e, forse per via della mia gentilezza, forse perchè alla TV ci sarà solo “L’Isola dei famosi”, il macellaio accetterà di scendere. Anche a lui chiederò carne fresca, appena macellata, non passata nell’inferno ammazzasapori della sua cella frigorifera. Lui, viso simpatico, espressione franca e onesta, mi guarderà negli occhi e mi spiegherà che la carne deve sempre stare al fresco. Non accetterò la sua semplicistica spiegazione, fatta per invitarmi ad essere pigro e gli chiederò di macellare per me qualcosa, seduta stante. Alla nuova espressione sorta sul suo viso riterrò prudente salutarlo, per permettergli di tornare davanti alla TV.
    Si saranno fatte, intanto, le 21.45. Finito l’elenco dei negozianti disturbabili ore dopo l’orario di chiusura, cercherò di immaginare che cosa la natura mi conceda di preparare con i prodotti della terra che allora, proprio allora, potrò cogliere con le mie mani. Rivolgerò la mia auto verso la campagna: alla luce dei fari potrò certo vedere, e quindi cogliere, ciò che mi serve. Saranno le 22.15 quando, inoltrandomi in un sentiero tra i campi, vedrò l’orto di qualche sconosciuto villico, illuminato dai miei abbaglianti. Rifiuterò di prendere il coltello, artificio inventato dall’uomo, e a mani nude scenderò tra le zolle e mi procurerò, finalmente sentendomi tutt’uno con la natura, il cibo che mi serve per il giorno dopo: un taglio di tenero, gustoso, insuperabile radicchio.
    Inseguito dal villico, barbaro inconsapevole del valore del mio atto di insubordinazione alla inquinante modernità, tornerò velocemente verso casa dove, alla luce di una candela, nell’acquaio sciacquerò il radicchio per poi mondarlo foglia per foglia. Condirò poi la verdura con olio extravergine d’oliva d.o.p, sale marino d.o.p e e un goccio di balsamico d.o.p. Saranno le 24 quando apprezzerò l’ultimo boccone di una cena piena di sapore. Poi via, a letto: domani è un altro giorno. Mi addormenterò pensando a quel droghiere da cui andare a bussare, stasera, verso le 21.

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      E non ti senti un po’ vittima di questo sistema balordo? Lavorare 12 ore al giorno per poter mangiare alla fine due surgelati la chiami vita? 🙂

    2. Avatar Pheed ha detto:

      A volte non si può scegliere… non ti pare, Antonio? Non parlo di me o di te, ma della stragrande maggioranza della gente, stritolata tra seimila impegni e la consapevolezza che non si sono alternative, perché una disperata corsa continua è tutto quanto la vita può offrire. Terribile? Forse. Alienante? Di sicuro. Però anche grazie al frigorifero si vive più a lungo di quanto accadesse ai tempi della ghiacciaia e dell’armadietto fresco dove stipare il poco che si poteva. Rinunciare al frigo oggi è un lusso che, credo, si possa permettere solo chi ha a casa una fantesca che al posto suo va a fare la spesina dal negoziante “tanto buono e tanto bravo”, oppure chi guadagna talmente tanto da poter permettere alla moglie (sempre che a lei vada) di fare la casalinga e di pensare a tutto. Oppure chi decide di stare a casa dedicandosi soprattutto alle faccende domestiche. Posizione invidiabile, ma tutt’altro che comune o a tutti possibile.
      Non so, la tua provocazione mi pare un momento di luddismo estremo che poco si concilia con i bisogni – spesso inumani, son d’accordo – della gestione della vita quotidiana. Personalmente cerco di fare a meno dei surgelati (non sempre ci riesco), quando cucino in settimana cerco di preparare al momento cibi semplici, mi dedico al rito “acquisto e preparazione immediata” nel fine settimana o in vacanza.E credo che facciano così l’80 per cento dei lettori di Dissapore. Sbaglio?

    3. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      Io sono qui per provocare dibattiti che rimettano in discussione anche il modo in cui ci nutriamo. Ti offro un altro spunto di riflessione: hai notato che le dimensioni degli ipermercati e dei nostri frigoriferi negli ultimi anni sono aumentate a vista d’occhio? Non voglio certo spegnerli improvvisamente, ma l’idea che qualcuno guidi silenziosamente la mia vita mi da molto fastidio.

    4. Avatar Pheed ha detto:

      Non leggerei Dissapore se non mi piacessero le provocazioni. E mi diverto a pensare e a ribattere, come hai visto… 🙂 Sono anche d’accordo con te, soprattutto per quanto riguarda le dimensioni degli ipermercati e dei frigoriferi stessi. Io ne ho uno jumbo, per esempio: non me ne vergogno ma ti dò ragione, queste scatole fredde aumentano di dimensioni. Perché? Sposterei l’attenzione sul vero tema della faccenda, che poi altro non è se non la terrificante demolizione “soffice” di qualunque opposizione al pensiero mainstream… a tavola e non solo. Ci rubano il tempo, è vero. Ma non si esce dal seminato?
      A pranzo mangerò un panino… ecco come va a finire 🙂

    5. Avatar Maurizio ha detto:

      Mi sembra una considerazione di autodeprimente autolesionismo: starebbe ad intendere che uno è così di mente debole da avere un frigo (e un freezer, magari due) pieni “solo” per influsso del marketing consumistico.
      Nel mio piccolo, mi sento un uomo emancipato (dalla schiavitù di pasti a base di panini, ristoranti scelti all’ultimo secondo, pizzeri o cinesi e similia “a portar via”). E se torno a casa a mezzanotte (perche’ il mio lavoro non ha orari netti e sicuri) magari posso “consolarmi” con qualche “goloseria” tirata fuori dal freezer o dal frigo, senza andare a letto “digiuno” o dopo aver vagato per mezza città …

  5. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

    “ma l’idea che qualcuno guidi silenziosamente la mia vita mi da molto fastidio.”
    A me sembra che tu ti faccia condizionare da quei bischeri di ambientalisti ecolo’ che vogliono riportarci al paleolitico.

    L’invenzione della conservazione col freddo e’ stata una rivoluzione forse superiore alla conservazione alla Appert
    e viene subito dopo la conservazione sotto sale.

    Ma gia’, dimentichi che forse fin dai tempi dei romani le ghiacciaie si usavano per conservare alimenti?
    Vittime anche loro del consumismo?

    P. S. Tra i vari elettrodomestici il frigorifero e’ sicuramente quello che consuma meno. Se vuoi risparmiare, elimina lavartice, ferro per stirare, lavastoviglie, grill e forno elettrico ecc.

    1. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      L’aspetto ecologico non riguarda soltanto i consumi elettrici, ma anche i costi in termini di carbon footprint che certi cibi comportano.

    2. Avatar Pheed ha detto:

      Quest’ultima è vera: mi accodo annuendo con il capo e un bel sorriso convinto. Pomodorini dal Cile? Fragole dall’Australia? Pesce indopacifico? Suvvìa.

    3. Avatar Antonio Tomacelli ha detto:

      No: fragole locali trattate, impacchettate, imbustate, codificate ecc ecc..

    4. Avatar Maurizio ha detto:

      Questa è una delle ecobufale piu’ diffuse e sfruttate (a tutto vantaggio degli pseudo-eco-produttori locali che ti rifilano i loro prodotti a costi superiori del 2-300% rispetto ad altri “più lontani”).
      Mi chiedo perche’ la verdurina o la frutta di Maccarese coltivata in gennaio in serra riscaldata sia più ecologica di quella che e’ cresciuta naturalmente alla luce del sole e poi ha viaggiato in nave per 1000 km.
      Mi chiedo anche se sia “politicamente corretto” foraggiare solo l’ecocontadino italo-europeo (che gode spesso di sostanziali prebende CEE) a discapito del contadino africano che senza i miei acquisti (ovvero se fosse privato dello sbocco “europeo” delle sue merci) finirebbe di morire di fame.

  6. Avatar Bruno Stucchi ha detto:

    “Carbon footprint” Eh, suona bene, e’ fygo. Specialmente quando non si sa di cosa si parla.
    Pero’ vi lascio un compitino: e’ piu’ inquinante un tir (30 tonnellate) che porta alimenti al supermercato, o la torma di automobiline (classe 5) che si fanno 60 km per andare a prendere 2 kg di disgrzaiate zucchine in qulche “farm market” (anche questo suona bene e fa ancora piu’ fygo).

    Domanda di riserva: e’ piu’ ecologico usare la carta “riciclata” o la carte normale? La carta riciclata dobbiamo raccoglierla, smistarla e spedirla, su gomma, in Germania (in Italia non esistono impianti di riciclaggio della carta di qualche importanza). Poi dalla Germania dobbiamo ri-importarla, sempre su gomma, lasciando laggiu’ (si arrangino!) fanghi con metalli pesanti, ecc. ecc? Quanta energia sprecata.