di Massimo Bernardi 7 Gennaio 2010

I buoni propositi di Eataly per il 2010

La premessa è che conosco un solo modo di chiamare le cose: per nome. E Eataly, “il più grande mercato enogastronomico del mondo”, è il posto oltre il quale non c’è nessun meglio. Bene, ora posso parlarvi di una cosa che facciamo tutti in questo periodo, i buoni propositi. Dai, quelli che bene che vada durano fino al 20 di Gennaio. Bè, ‘stavolta mi sono venuti così a noia che li ho presi in prestito. Da Eataly. E vorrei discuterli con voi per capire se li vivete come i buoni consigli di un fratello maggiore o se invece qualcuno non vi sembra un po’ barboso e invadente.

1 – Rispetterò una dieta sana e equilibrata. Okay, un classico dei buoni propositi a elevato tasso di fallimento. Però ecco, una dieta suggerita da un negozio che vende leccornie epocali non mi sembra tanto normale. Possibile che l’etica salutista si spinga fino all’autolesionismo?

4 – Comprerò più cibi locali del territorio a chilometri zero. Ancora? Non che io sia contro l’idea di mangiare cibo locale. Ma a occhio ci stiamo compiacendo un po’ troppo delle rinnovate abitudini alimentari. A me pare che tutte queste storie sulle origini e l’infanzia felice dei nostri broccoli siano solo il sintomo di un’altra relazione complicata con il cibo. Nel 2010 non si potrebbe passare alla prossima moda?

5 – Non chiederò più la borsa di plastica alle casse (anche se biodegradabile) ma porterò da casa la mia borsa di cotone. Uh! E io che con la borsa biodegradabile mi credevo di essere à la page perfino tra gli ambientalisti. Qualcuno mi spiega perché a Eataly nemmeno quella basta più. Mica ho una voglia proprio esagerata di andare in giro con la borsa di cotone.

8 – Curerò il mio corpo con soli prodotti naturali. Sono io? Stai dicendo a me? Guarda Eataly che parli con un gastrofanatico vecchia maniera. Non di quelli, e sono parecchi, che si ricordano di avere un corpo solo quando il medico sentenzia che la pressione è al limite, e in fondo è meglio così perché solo a guardarselo il corpo, proverebbero ribrezzo. Ma l’unica crema che spalmo è il dopobarba e la cosa più distante dalla mia corteccia cerebrale è il pensiero di controllare se sia fatto con prodotti naturali. Il genere sensibile ma maschio, per capirci.

10 – Sceglierò i cibi per la loro bontà e genuinità e non per la loro confezione. Ai copy di Eataly, insomma alle persone che si inventano questi deliziosi buoni propositi pensando di essere molto avanti, andrebbe ricordato che solo in Italia alcune decine di migliaia di persone col packaging ci campa. Magari basterebbe augurarsi delle confezioni più ecologiche. Poi scusate, cosa vi ha fatto l’irresistibile confezione del “Miracolo di San Gennaro”, il pomodoro meglio imbarattolato del pianeta?

Chi si adopera moltissimo per assecondare gusti e linguaggio di quello che immagina sia il suo pubblico, anche se con risultati altalenanti, va comunque ammirato. E’ vero che Slow Food (l’ispiratore di Eataly) non mi toglie la parola se compro un cibo esotico, e che nessuno mi minaccia con la pistola se non mangio locale, certo, tutti hanno diritto di esprimersi. Ma da quando abbiamo deciso che il compito di dirci cosa possiamo e non possiamo fare spetta a un supermercato? Anche se sei il supermercato del futuro e nessuno te lo nega.