di Michelangelo Fani 21 Giugno 2010

Il fatto. Giovedì scorso l’Unione Europea approva una nuova disciplina sull’etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari. All’inizio, la notizia, rimbalzata su numerose testate, viene del tutto distorta, servono delle ore per capire che la nuova disciplina, così approvata, scalza una ancor più assurda normativa che prevedeva semaforini rossi, gialli o verdi, in funzione del contenuto percentuale dei grassi di ogni alimento. Un’apotesi dell’ignoranza alimentare che avrebbe danneggiato ancora una volta, guarda caso, molti prodotti italiani: uno su tutti il Parmigiano Reggiano. Scampato il pericolo, ora si tratta di inserire in etichetta un ampliamento delle informazioni contenute nei profili nutrizionali riguardo a ”proteine, carboidrati, fibre, grassi artificiali.” E fin qui niente di male, più informazioni non fanno male a nessuno.

Le chiacchiere.
Ma qualcuno è preoccupato. Francesco Paolo Fulci, vicepresidente di quel gioiellino industriale che è il Gruppo Ferrero, lancia l’allarme con toni a dir poco amplificati: “Così si mette fuori legge la Nutella e la stragrande maggioranza dei prodotti dolciari”. Da qui a preoccuparsi per etichette del tipo: “la Nutella nuoce gravemente alla salute” e compagnia bella, il passo è breve. Detto, fatto. Il Corriere della Sera registra l’allarme: “La Nutella rischia destino delle sigarette. Vietati i messaggi promozionali“, con tanto di video che riprende la celebre scena del film Bianca, in cui Nanni Moretti è davanti all’enorme vaso di Nutella. Su Repubblica ristabilisce la calma Carlo Petrini di Slow Food, che sotto un titolo fuorviante: “La Ue dichiara guerra al mito della Nutella” spiega che forse il manager ha un filino esagerato. Poi però rilancia con un’affermazione da brivido: “Noi di Slow Food, devo essere sincero, eravamo favorevoli all’ipotesi semaforo.” Non manca, figurati se poteva mancare, l’insurrezione di Facebook, il noto socialcoso grida perentorio: UE non toccare la Nutella.

La confusione.
Se Slow Food, sempre in prima linea nella tutela del patrimonio gastronomico e della sostenibilità, è a favore, allora chi è contro? Non si capisce. Per la prima volta sabato scorso, inerpicandosi per le impervie vie del paradosso alimentare, si introduce una lettura politica del fenomeno, il tema viene rilanciato puntando il dito su un vizio cronico: l’assenteismo degli europarlamentari. Che a Bruxelles prevalga il peso delle lobby rispetto alla politica lo sanno anche i bambini di 5 anni, continueremo a incassare leggi che ci penalizzano se al momento giusto non ci sono i “soldatini” che pigiano i bottoni. Infatti: 11 Eurodeputati italiani assenti e le cose non vanno come dovrebbero, “bastava solo un voto per salvare la Ferrero”.

Gli altri fatti.
In definitiva, amplificando la sparata della Ferrero i giornali hanno trasformato una discussione sulla tutela dei consumatori e sulla difesa dei prodotti alimentari in una questione di sano e patriottico principio: guai a chi tocca la Nutella! Così, tanto per risvegliare un po’ di patriottismo nazionalpopolare. Nessuno chiarisce come da un ampliamento delle informazioni nutrizionali si possa arrivare a inserire avvisi tipo “causa l’obesità” o “nuoce alla salute”. Ma intanto, per non saper né leggere né scrivere, l’indaffaratissimo viceministro Roberto Castelli dà vita al comitato “Giù le mani dalla Nutella” promosso dalla Lega, che però, si scopre, era assente al momento della votazione a Bruxelles.

Finale.
Ma è proprio così difficile fare un’informazione, buona, pulita e giusta?

[Fonti:Corriere, Repubblica, Facebook, Il Riformista]