di Massimo Bernardi 1 Giugno 2010

Sono passato dall’essere un evasore seriale, uno di quelli che se la spassa tra Suv, cocaina e solarium rubando agli italiani onesti, un figuro moralmente inferiore ai camorristi perché al Fisco dichiara “come i pensionati che non arrivano alla fine del mese”, all’essere uno spaccatore di facce di diciottenni che cercano di filarsela da una pizzeria di viale Ceccarini a Riccione senza pagare il conto.

Ho letto tutto d’un fiato il “Piccolo Apologo sul Paese illegale” scritto ieri da Michele Serra per Repubblica, i ragazzini che tentano il chiodo – uno viene beccato – il pestaggio del personale squadrista che lo riempe di sangue – i clienti palestrati picchiatori pure loro – il soccorso casuale – i soccorritori che pagano il conto ma la pizzeria non fa la ricevuta, “costume nazionale, è noto”.

Ho letto anche degli arresti alla pizzeria Piola, la più nota di Treviso, lui e la moglie in gabbia, lei con il figlio di un anno, per spaccio di cocaina. Dicono che favevano coca-party vestiti col tricolore.

Qual è la morale? Altro che nuovo divo, stella della tivù, imprenditore e milionario, il ristoratore è il peggior mestiere possibile, fatto da gente che non merita di essere considerata come gli altri italiani. E i ristoranti, le pizzerie, sono zone d’ombra, luoghi fondamentalmente malsani dove si annidano individui cui nella vita non è riuscito di essere serial killer, e allora sì, hanno fatto i cuochi.

Beh io sono stanco. L’immagine diffusa dalla stampa è inesatta e offensiva. Noi ristoratori ci svegliamo la mattina alle 6, lavoriamo 16 ore al giorno, non ci sono sabato e domenica, non ci sono Pasqua e Natale. Ogni giorno ci assumiamo il rischio di una piccola azienda a conduzione familiare, il cui futuro è sempre più incerto. Ma non i costi. L’affitto, il personale, e un sistema di imposte nazionali e locali che rasenta la follia.

Io non denuncio redditi lordi di 10.000 euro all’anno, non voglio più essere il capro espiatorio di un sistema che non va, i patteggiamenti con il fisco non li abbiamo inventati noi. E ci sono anche gioiellieri, piccoli imprenditori, macellai, escort, commercianti, stilisti e sportivi. Io, ristoratore, sono stufo di subire il cinismo dei giornali.

Un (ipotetico) ristoratore