di Massimo Bernardi 23 Giugno 2011

Dedicato al viceministro alle Infrastrutture Roberto Castelli. “Per una sorprendente alternativa romana al centro della città eternamente affollato, dirigetevi verso la Garbatella, quartiere residenziale costruito alla periferia sud della città tra il 1920 e il 1930. Parte di un piano per collegare Roma al mare di Ostia attraverso un canale navigabile parallelo al Tevere, la Garbatella doveva accogliere i lavoratori portuali e le loro famiglie. Il canale non è mai stato fatto, ma il complesso residenziale si è sviluppato rapidamente sotto la guida illuminata degli architetti Gustavo Giovannoni e Innocenzo Sabbatini, e successivamente, tra gli altri, di Massimo Piacentini, archistar dell’epoca.

Ispirate dall’idea utopica e socialista di Città Giardino, espressa dall’inglese Ebenezer Howard (come più tardi una zona del quartiere Monte Sacro) le palazzine o villette della Garbatella sono costruite intorno a un cortile comune dove le famiglie possono socializzare, coltivare ortaggi e verdure, condividere risorse. L’intenzione era di ammorbidire gli spigoli della vita di città ricreando, in qualche misura, le virtù dei villaggi rurali dai quali molti lavoratori provenivano. Il loro stile architettonico, noto come “barochetto”, è ricollegabile al barocco nell’uso decorativo di animali e motivi botanici.

Più tardi, il fascismo ha imposto un cambio di direzione alla pianificazione urbana della Garbatella. Si è continuato a costruire, prediligendo tuttavia grandi blocchi di appartamenti e un numero di aree verdi sensibilmente minore, e spingndosi fino ai 3 “alberghi suburbani”, come venivano chiamati all’epoca, blocchi di piccole abitazioni temporanee servite da bagni comuni lungo la strada.

Così come le persone che lo abitano, il quartiere restituisce ancora un’atmosfera amichevole. Di solito è possibile accedere ai suoi “orti” nascosti dagli edifici, giardini sub-tropicali punteggiati di palme, banani, aranci, e cortili mozzafiato. Il quartiere, oggi celebrato anche per l’arte di strada, ha un respiro più esostico e un’aria più rilassata rispetto al resto di Roma.

Un’iniezione di nuova vita è stata la riapertura del Teatro Palladium, che lungo tutto l’anno organizza con la Fondazione Romaeuropa e l’Università di Roma Tre un interessante calendario di eventi”.

Dal sito: Urban Italy.

E ovviamente, altre impudiche tentazioni sotto forma di ristoranti e localetti ameni si sono aggiunti a quelli che hanno sfamato generazioni di romani. Non sappiamo se, come dice sempre il sito Urban Italy, l’atmosfera sia vagamente radical-chic, ma vogliamo suggerivene qualcuno a parte Il ristoro degli angeli.

Per dire: Li Scalini de Marisa, trattoria dall’inarrivabile rapporto prezzo/felicità, o Tanto pe’ Magna’, condotta per decenni dalla stessa famiglia, e sempre fedele alla cucina romana tradizionale. Questi però li sanno quasi tutti. Allora siano messi a verbale anche Il Timoniere, un pezzo di storia della Garbatella (si trova proprio in uno degli “alberghisSuburbani”, da qualche anno generosamente condotto dalla signora Lucina), e Pot Pourrì, curioso e affollato incrocio tra una pizzeria e un risto di cucina araba. A proposito di pizzerie. Sempre alla Garbatella, trovate ottima pizza romana, bassa e scrocchiarella da Er Panonto, la cui vera killer-app è un’enorme e vacanziera veranda. Più altri che, immagino, vorrete segnalarci voi.

[Crediti | Link: Corriere.it, Urban Italy, Il Ristoro degli Angeli, Tanto pe’ Magnà, Il Timoniere. Immagine: Ap Photo, Stefano Cavicchi]