di Massimo Bernardi 9 Novembre 2009

Mara Venier annusa il tartufo da 10.000 euro battuto ieri all'Asta del tartufo bianco di Grinzane Cavour

Anche questa è andata. Parlo dell’asta mondiale del tartufo bianco di Alba che da 11 anni ammorba Grinzane Cavour, nella Langa più seducente. Il codazzo di ricchi e famosi è scemato, i conduttori sono tornati al loro lavoro, Linus a Radio Deejay, Mara Venier a [?]. Sappiamo che un esemplare da 750 grammi battuto a 100.000 euro ha preso la strada di Hong Kong, e davvero, quasi non stiamo più nella pelle. Ora, anche voi probabilmente amate i tartufi. Lo fanno tutti. Eccetto me, Oh aspettate, non prendetemi per uno schizzinoso. Non sono il tipo che si chiude le narici e sentenzia che i tartufi puzzano come calzini.

Mi piace sia bianco che nero. Mi va bene che si addestrino cani e maiali per fiutarlo (ai maiali piacciono i tartufi: occhio). Mi eccita il modo in cui insaporisce il pâté, il risotto, l’insalata. Sopporto perfino gli invasati che inventano qualsivoglia sinonimo… inebriante… divinamente muschiato, per non dire che è puzzolente.

Ma allo stesso tempo, odio il tartufo. Perché è eccessivo, sovraesposto, ultracostoso, la Paris Hilton degli ingredienti. Quando mi perdo a fantasticare sulle delizie del mondo, è quasi sempre cibo a buon mercato. Molti ingredienti della mia ultima cena, se potessi sceglierli, costerebbero meno di 10 euro. Un piatto di pasta, un pezzo di pizza, roba autentica.

Perché una grattata degna di questo nome arriva a costare 50 euro (in certi ristoranti pure di più)? Perché dovrei ritenermi fortunato se oggi i tartufi costano solo 300 euro all’etto? Guardate che lo sanno tutti, Alba ne produce pochissimi. Molti dei tartufi che mangiamo in questo periodo arrivano da altre regioni italiane o dall’estero, ma le nostre carte di credito li pagano come se.

E sentite questa. Quest’anno i tartufi piemontesi potrebbero essere portati in Croazia per essere venduti negli Stati Uniti. La spiegazione sono i dazi che penalizzano il nostro prodotto e avvantaggiano quello croato. Così si trasferisce il tartufo piemontese, lo si trasforma in croato e si riesce a venderlo ai ristoranti americani senza ricarichi del 100% dovuti alle guerre commerciali.

Basta per favore, togliete di mezzo il superfluo, le quotazioni del mio amore per il tartufo sono in ribasso. Urge rifondazione tartufista.

Immagine: Repubblica.it