di Lorenza Fumelli 1 Febbraio 2011

E che pizza e pasta siano le due grandi tette della nostra cultura gastronomica dalle quali non abbiamo intenzione di staccarci (perché mai dovremmo?) è verità assodata e sottolineata abbondantemente dalla settima edizione di Identità Golose.

Ma quello che mi è piaciuto particolarmente nell’evento di apertura della seconda giornata del congresso, è stata la formula.

Già perché dopo un po’ si potrebbe andare in overdose di queste conferenze frontali: un palco, un cuoco, microfoni, video e ricetta, anche se ovviamente è un modo valido e ampiamente sperimentato di affrontare le sfaccettature della cucina d’autore e approfondire le diverse visioni dei grandi interpreti.

Solo che averne tre insieme sullo stesso palco come è successo ieri a Milano, permette di cogliere a pieno le differenze e nel confronto è ancora più facile comprendere tecniche e peculiarità, per non parlare di quanto sia più interessante un dialogo spigliato e divertente tra grandi talenti rispetto alla singola lezione frontale.

Per esempio, mi piacerebbe vedere a confronto sullo stesso palco Cristina Bowerman e Moreno Cedroni o magari Massimo Bottura e Chicco Cerea e perché no Piergiorgio Parini, Salvatore Tassa insieme con Carlo Cracco.
O forse, esagerando, si potrebbero togliere completamente i palchi e creare una serie di eventi itineranti in giro per le sale dove un cuoco è lì a cucinare e l’ospite può assistere, partecipare, far domande direttamente spostandosi velocemente e liberamente da uno all’altro.

Penso sarebbe utile studiare formule accattivanti anche per i non addetti ai lavori, perché il rischio che spesso si corre nei grandi eventi enogastronomici è di chiudersi e di far setta, cosa che non fa bene a nessuno e vorrei sapere, in poche parole, se esistono formule nuove per raccontare il mondo della cucina.

Devo dire che Identità Golose, uno sforzo in questa direzione lo ha voluto fare sia in alcune delle conferenze, sia tra i corridoi dove l’atmosfera era calda e i cuochi protagonisti finalmente a contatto con la gente, più “vicini”.

Quindi ora tocca a noi. Cosa si potrebbe inventare per rinnovare il format di un evento gastronomico? E trovate che ne sia bisogno?