di Massimo Bernardi 14 Settembre 2010

Caro giornalista del Giornale, ho un amico che mi sgrida sempre, dice: “perché imbestialirsi coi giornalisti del Giornale, la colpa è di chi li paga per scrivere solo in una direzione” (si poterebbe dire lo stesso di Repubblica ma qui si parla proprio del Giornale). Sennonché, ieri, dopo aver letto il tuo articolo sull’ospedale Cardinal Massaia di Asti, paragonato al migliore dei ristoranti, ho detto all’amico “sai che non mi sono imbestialito”.

Però ecco, siccome l’italiano è anche la tua lingua, credo si tratti di un errore. Almeno se volevi parlar male di, per usare parole tue: “cibi biologici, alimenti a chilometri zero, piatti del territorio, prodotti naturali: insomma tutto quel minestrone radical chic che fa dell’ideologia Slow Food – più che altro – un grande business”.

E’ vero o non è vero, caro giornalista del Giornale, che nel tuo articolo hai scritto:

1) Che il Cardinal Massaia offre un servizio da 1600 «coperti» al giorno, aperto 365 giorni all’anno, con i pazienti che non pagano un euro e in più fanno quotidianamente i complimenti al cuoco.

2) Che può vantare un primato da leccarsi i baffi: la bio-dispensa più luculliana del mondo sanitario. Insomma, roba da resuscitare i morti (pure le battute, eddai!).

3) Che dopo l’accordo tra Asl e Slow Food per far arrivare carni sceltissime, verdure e latte biologici, pasta trafilata al bronzo, tutto spendendo un solo euro in più rispetto ai costi medi degli altri ospedali italiani, i pazienti stanno meglio, si ricoverano per periodi più brevi e di conseguenza, costano meno.

4) Che il modello ora viene studiato da tantissime aziende ospedaliere nazionali e straniere convinte che puntare sui piatti tipici del territorio comporti un miglioramento nella cura del paziente e un risparmio sui costi di degenza.

Ora, caro giornalista del Giornale, son sicuro che non volevi, ma ci tenevo a dirti che l’articolo ha alzato di una tacca la mia stima per la Asl di Asti e per Slow Food, e un po’ anche per il “minestrone radical chic di cibi biologici e alimenti a chilometri zero”, come li chiami tu.

Anzi sai che faccio? Vado a Asti , rompo un dito e mi ricovero al Cardinal Massaia, mi hai messo voglia di pasta trafilata al bronzo. A meno che non voglia farlo tu.

[Fonti: Il Giornale, immagine: Asl Asti]