di Massimo Bernardi 16 Novembre 2010

Come si capisce se i macarons di Ladurée sono un fenomeno epocale? Direi dal loro tasso di nutellismo (leggi: resistenza all’usura del tempo). E come si capisce se i dolcetti odiosi ma perfetti (odiosi perché perfetti) sono anche contemporanei? Be’, ovvio. Dal fatto che tutti ne parlano, dal tasso di feisbucchismo, diciamo. Da quando i macarons di Ladurée sono arrivati in via Spadari (6 mesi fa) non smettono di parlare l’identica lingua di Milano. Cosa che non succede per il pur favoloso Guido Gobino, idolo dei chocoholic piemontesi, i cui macarons al 39 di corso Garibaldi deludono, per il ripieno e “perché non c’è corrispondenza tra guscio e ganache”, qualsiasi cosa queste parole significhino.

A confermare il momento di misticismo tra la Maison fondée en 1862 e Milano, esce ora “Ladurée Dolce”, il libro gioiello da 30 euri che raccoglie in un cofanetto le ricette della rifulgente pasticceria parigina.

All’interno, il mastro pasticciere di Ladurée, Philippe Andrieu, spiega alle vittime della nuova epidemia come ricreare a casa i famigerati dolcetti, che per certi pasticceri italiani andrebbero autarchicamente chiamati “Baci di dama”. Invidia esci da questo corpo!

E pensare che i macaron fatti da Dio sarebbero altri. In barba al marketing di Ladurée, chi di recente si è sintonizzato sulla lunghezza d’onda parigina parla di esperienze miracolose nelle pasticcerie di Pierre Hermé, Philippe Conticini, Jean Paul Hévin.

E in questo percorso di formazione va indagata la via italiana al Macaron. Non dimentichiamo che per la seminale enciclopedia della cucina francese Larousse Gastronomique, la parola macaron deriva, come si può immaginare, dall’italianissimo maccherone. Solo che mancano gli indirizzi risolutivi. A parte Gobino, tappe fondamentali sarebbero il (peraltro trascurabile) ristorante di Filippo La Mantia presso l’Hotel Majestic a Roma, dove a prepararli è era il pasticcere francese Stéphane Betmon. Sempre nella capitale, sono da manuale quelli della pasticceria Cristalli di Zucchero. A Torino bisogna andare nel negozio di Pascal Caffet, sbarcato in Piazza Castello dalla Francia. Ma Venezia? Firenze? Napoli? Palermo? Un piccolo sforzo di concentrazione, su, però siate selettivi, non so se gli adepti sopporterebbero gusci troppo secchi o gommosi.

E ora i macarons fatti in casa: CONDOGLIANZE! Ho contato 37 sms mandati in sequenza da due amiche alle prese con le istruzioni apparse mesi fa su Spigoloso. Fare i macarons in casa è difficilissimo, ma chi li ha visti in tivù (era Sex & the City) e al cinema (era Marie Antoniette di Sophia Coppola) non sente ragioni: semplicemente VUOLE farli. Per cui taggate la ricetta, okay. Ce n’è anche un’altra, take care. Oppure, a proposito di feisbucchismo, facciamo network e spiegatelo voi il modo giusto per fare i macarons in casa.

Qui, e adesso, in questo preciso momento, altrimenti che mania è.

[Fonti: Tgcom, Pierre Hermé, Philippe Conticini, Jean Paul Hévin, Spigoloso, immagini: Luis Beche, Frizzifrizzi, Serious Eats]