di Antonio Tomacelli 17 Novembre 2009

polentataLa Lega Nord non è solo anti-immigrazione. Come sappiamo è anche anti-kebab. Il ministro dell’agricoltura Zaia, ha detto che l’Italia deve bloccare l’arrivo degli alimenti che non hanno niente a che fare con il nostro ricco patrimonio alimentare. Come se i pomodori non arrivsssero dal Perù o la pasta dalla Cina (probabilmente). Accecate dalla xenofobia gastronomica, molte città italiane hanno proibito l’apertura di nuovi kebab. Prima Lucca, nel gennaio scorso, seguita da Altopascio, dove un kebab è stato addirittura incendiato. Alla “crociata lombarda contro i cuochi Saraceni”, come l’ha chiamata la Stampa, si sono iscritte anche Bergamo, Genova e Prato. Il sindaco di Lucca si è difeso dalle accuse di razzismo spiegando che la città vuole tutelare il suo patrimonio culinario, sia dalle catene di fast food, come McDonald’s, che dai ristoranti kebab. Ma gli episodi di intolleranza si moltiplicano. Per quale motivo la Lega ha aperto una fatwa contro l’uso del burro francese nel ristorante del Parlamento? E quelle sementi cinesi illegali sequestrate a Prato? (Per inciso, cos’è una semente illegale cinese?).

A questo punto della storia entra in scena Demir, un kababbaro sveglio che lavora in Piazza Adriano a Torino. Settimana scorsa a Golosaria, l’evento organizzato dal giornalista Paolo Massobrio, Demir ha offerto assaggi di doner kebab turco fatto con le migliori carni di bovini di razza piemontese, mentre lo chef Hibraihim ha cucinato il cous cous marocchino realizzato con semola bio di Argenta (FE). Se per essere italiana la cucina deve essere fatta con ingredienti italiani, beh allora, questa è cucina italiana. O i leghisti hanno qualcosa da ridire?