di Massimo Bernardi 1 Settembre 2009

Un colossale kebabPremessa. Chi scrive questo post è in preda a un dubbio che solo i suoi lettori possono allontanare. L’abitudine a trasformare la famiglia in azienda, insomma, la gestione familiare, non era una prerogativa italiana? Perché allora la Confesercenti, nel dirci che da noi, il 40% dei nuovi bar e ristoranti vengono aperti da stranieri, sottolinea come gli immigrati siano facilitati dall’abitudine di trasformare “il progetto famiglia in un progetto aziendale”? Invece non ci sono dubbi (sì, quello sopra ero io) sul fatto che la ristorazione italiana sia sempre più multietnica.

In Italia si contano 250.000 tra bar e ristoranti, ogni anno il 20% chiude. Altrettanti pubblici esercizi aprono, e di questi,  il 40% fa capo a immigrati che cucinano specialità italiane. Vanno bene i ristoranti specializzati nella cucine di altri Paesi: negli ultimi anni sono passati da 2.000 circa a oltre 4.000. Primi fra tutti i ristoranti cinesi (65% del totale), seguiti dai giapponesi e dagli altri orientali (vietnamiti e coreani). Aumentano, i locali kebab, sempre più apprezzati in Italia.

Mi dite cosa pensate di questi dati? Trovate che il successo dei ristoranti multietnici in Italia sia un fatto positivo? (niente sciocche provocazioni, pliz). Pensate che la gestione familiare, per i risparmi che consente, sia il sistema migliore? O è tempo di pensare a soluzioni più moderne?