di Francesca Frida 24 Giugno 2011

Tra le altre cose, il disastro di Fukushima ha segnato il destino del tè verde giapponese. Alte concetrazioni di cesio sono state riscontrate in diversi campioni, la produzione del distretto di Shizuoka (40% della produzione totale) è stata bloccata. Da bevanda “miracolosa” (antiossidante, anticancerogena, antibatterica) si è trasformata in pozione radioattiva. Meglio passare ad altro. A cosa però? I gastrofighetti newyorkesi, una stirpe che mi fa un’invidia, segnalano il rooibos, “the next yuppie food trend”.

Il cespuglio rosso – questa la traduzione – è impropriamente chiamato tè rosso per il colore che la pianta sudafricana assume durante il processo di maturazione. Sono foglioline e ramoscelli di una leguminosa che si chiama Asphalatus Linearis, un arbusto simile alla ginestra con fiorellini gialli. Cresce e viene coltivata nelle aree intorno a Città del Capo.

Leggo le proprietà: privo di teina, antiossidante, allieva la tensione nervosa, combatte lievi depressioni e avrebbe proprietà antitumorali. Le grandi case cosmetiche se lo contendono per nuove creme contro psoriasi, eczemi e per tonici della pelle miracolosi. Bang!

Il tè dei Masai arriva in America dopo il 2000 con la scomparsa dell’Apartheid e con la fine delle sanzioni economiche nei confronti del Sud Africa. L’Economist e il New York Times parlano di “fenomeno rooibos” legato all’invecchiamento della popolazione e ai benefici che questa tisana regala agli yankee.

Ne parla anche la rivista americana Slate, che si fa  – e ci fa – una domanda: il rooibos è il nuovo quinoa? Ogni articolo del NYT che cita il cereale andino —  ribattezzato “superfood” dalla rivista Men’s Health — finisce nella lista dei più letti. Ma il punto è: quali sono i fattori che trasformano un cibo in un food-trend?

Ditemi se siete d’accordo:
1) dev’essere costoso,
2) di provenienza esotica,
3) deve avere proprietà curative (antitumorale è il top).

A questo punto la rivista americana si fa veggente e per il futuro prossimo investe sul Durian, frutto del sud-est asiatico dal potentissimo profumo. Cerco su Wikipedia e leggo:

“(…) L’odore acre e pungente, al punto da ricordare a chi ne è disgustato del materiale putrescente o purulento, escrementi di animali, acqua di scolo o sudore stantio, invade spesso le città di questa parte d’Asia, tanto che a Singapore le autorità hanno esplicitamente vietato di intodurre i durian sui mezzi di trasporto pubblici”.

Dico, volete che l’invidia per i colleghi americani mi causi un soprassalto d’acne? Non se ne parla proprio, forza gastrofighetti di questa sponda dell’oceano (?), componiamo la più lunga lista di “food trend” che l’umanità ricordi. Comincio io.

Da qui alla fine dell’anno saranno famosi: feta, tofu, lemongrass, tè rooibos, quinoa, durian …

[Crediti | Link: Ecplanet, Slate, Wikipedia, Corriere.it, immagine: Timeout.info]