Ho dormito alle falde del vulcano Eyakiudoqhwxykgiqdohjokull nell’estate del 1988, rimasta memorabile per quel viaggio, e per il Barolo Sperss di Gaja. L’Islanda è indimenticabile per due motivi: primo, è una collezione straordinaria di paesaggi; secondo, è costosa come il veleno. Nessuno dovrebbe morire senza aver visto l’Islanda: che è l’unico paese al mondo senza alberi, abitato solo da belli e da grassi, e dove i cani devono chiedere il permesso per procreare. Curioso paese: terra ribollente, con l’orizzonte che sembra sempre lontano cento metri. Era così costoso – e io così sgranato* – che mi portai 14 cene nello zaino assieme alla tenda e al sacco a pelo: n.7 porzioni di P.Reggiano Stravecchio, n.2 cacciatorini economici, n.2 confezioni di wustel. Il resto non lo ricordo, mentre ricordo benissimo che un caffè costava 18mila lire. Del 1988.

Quell’esperienza mi è tornata alla mente osservando i mille milioni di passeggeri vagolanti per aerostazioni, stazioni e stazioni marittime in questi giorni, sul punto di morte per inedia, deprivazione e disidratazione. Eccone alcuni campioni.

1. Quello della razione K. L’uomo “k” ha un’impostazione schiettamente militaresca, e non si fa mai cogliere impreparato. Ha sempre nella tasca interna del giaccone una barretta di cioccolato nero e una bottiglietta di cordiale.

2. La ragazza idrosolubile. La ragazza idrosolubile è venuta su con la pubblicità della plin plin, e gira sempre con la bottiglietta di minerale nella borsetta. Naturale, fuori frigo e con basso contenuto di sodio. Qualcuno le ha detto che “deve bere molta acqua”, quindi non sarà certo un’eruzione epocale a fermarla.

3. Quelli della nonna Piera. Mia nonna Piera infilava sempre 12 uova sode nella borsetta anche se doveva andare in pellegrinaggio a San Luca. Di questi esemplari però se ne vedono pochi.

4. Quelli dello sport. Dalla sacca sportiva emerge l’integratore salino e la barretta nutritiva, tanto per evitare il calo di zuccheri provocato dall’immane su-e-giù dalle scale mobili.

5. Quelli che non devono chiedere mai. Alti, slanciati, con qualche capello grigio, stanno ritti in mezzo al crocevia dei gate guardando fisso l’orizzonte attraverso i vetri. Quando apprendono che il volo è stato cancellato sfiorano lo schermo del telefono e prenotano al Grand Hotel, gente che viene, gente che va.

Perché al vulcano si deve pur sopravvivere.

*sgranato = in reggiano, senza grana, al verde.

commenti (6)

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  1. E quindi non hai assaggiato l’Hangikjöt? E l’Hardfiskur? E i gamberetti comprati dai pescatori sul porto di Reykjavík? 😉

    Comunque concordo, posto stranissimo: va visto almeno una volta nella vita!

  2. Avatar Susanna ha detto:

    Lo scorso anno con mio marito e i nostri due ragazzi abbiamo passato 12 giorni in Islanda (in agosto = alta stagione)
    Indimenticabile.
    Vi siamo giunti in aereo e l’abbiamo percorsa tutta ad anello con un auto a noleggio. Abbiamo visitato i luoghi più suggestivi e partecipato a tutte le escursioni che avevamo programmato (Laguna Blu, L’anello d’oro, Laguna degli iceberg, Escursioni sui ghiacciai, la zona del Lago Myvatn, Crociera con avvistamento di Balene, Crociera oltre il Circolo Polare Artico, Escursione in motoslitta sul ghiacciaio di Verne (Viaggio al centro della terra)).
    Le persone sono tutte cordiali e disponibili.
    Si mangia benissimo (aragosta ad Hofn, balena ad Akureyri)
    Non è un Paese costoso.
    Dopo aver fatto i conti (compresi i souvenir e il taxi per e da l’aeroporto) abbiamo speso poco più di 5000 euro

  3. Avatar Maya ha detto:

    Ah, l’aragosta di Hofn! Bellissimi ricordi, l’anno scorso in una sera ventosa e freddissima ho assaggiato una zuppa di aragosta che ancora adesso a pensarci la salivazione aumenta… Eravamo al Kaffi Hornið, bellissima capanna di legno con menu di pesce e carne luculliani.
    Confermo sui prezzi: l’anno scorso, causa crack economico dell’Islanda, erano in linea con quelli a cui sono abituata a Milano. Tutto costosetto quindi, ma non da svenarsi.
    E così ho potuto appurare che in Islanda non si mangia affatto male come raccontano le guide: bisogna orientarsi su crostacei, pesce, carne d’agnello. Un must le zuppe: quella d’agnello assaggiata in un self service presso la cascata di Gullfoss (un posto turisticissimo, per gli standard islandesi) era economica e meravigliosa.
    Quest’anno a giugno, vulcano permettendo, tornerò là per altre esplorazioni culinarie.

  4. Avatar nome in codice M ha detto:

    6. Poi ci sono quelli dell’Air Sickness Bag. Non sai che strazio per chi ama viaggiare:-[

  5. Avatar Rick ha detto:

    Ah, l’aragosta di Hofn! Bellissimi ricordi, l’anno scorso in una sera ventosa e freddissima ho assaggiato una zuppa di aragosta che ancora adesso a pensarci la salivazione aumenta… Eravamo al Kaffi Hornið, bellissima capanna di legno con menu di pesce e carne luculliani.
    Confermo sui prezzi: l’anno scorso, causa crack economico dell’Islanda, erano in linea con quelli a cui sono abituata a Milano. Tutto costosetto quindi, ma non da svenarsi.
    E così ho potuto appurare che in Islanda non si mangia affatto male come raccontano le guide: bisogna orientarsi su crostacei, pesce, carne d’agnello. Un must le zuppe: quella d’agnello assaggiata in un self service presso la cascata di Gullfoss (un posto turisticissimo, per gli standard islandesi) era economica e meravigliosa.
    Quest’anno a giugno, vulcano permettendo, tornerò là per altre esplorazioni culinarie.