di Prisca Sacchetti 21 Dicembre 2009

KoichiStrafatto di cozze considero qualsiasi proprosta che mi risparmi di scrivere del sushi imbarcato sulla navicella spaziale Soyuz, decollata ieri. Cosa che chiaramente, un pugliese come me—iscritto al GRAS (gruppo di resistenza anti sushi)—non ha nessuna voglia di fare. Invece mi tocca. Mi tocca riferirvi che per iniziativa dell’astronauta giapponese Soichi Noguchi, l’equipaggio della navicella si nutrirà di pesce crudo e riso durante il viaggio verso la stazione orbitante ISS. La dieta spaziale sarà integrata da maccheroni al formaggio, zuppa di funghi e il classico borscht da succhiare con la cannuccia.

Ora, che sulle navicelle spaziali si mangiasse da schifo ce lo sapevamo, ma Cristo, così si esagera. Già me lo vedo il giapponese che impasta pallette di riso e affetta salmone galleggiante nell’aria. Poi vorrei sapere come va a finire ‘sta storia se il sushi non è fresco. Mettiamo che a bordo della Soyuz sia finito il solito tonno surgelato, cosa succede in caso di disturbi intestinali? La navicella disegnata 40 anni fa è famosa per essere comoda come “una scatola di sardine”, lo sanno tutti che le vie di fuga sono complicate.

La diarrea in assenza di gravità no, per favore.