di Antonio Tomacelli 2 Gennaio 2010

hugo-chavezPer spezzare le reni a McDonald’s, il colonizzatore odiato da ogni compañero, Hugo Chavez ha inaugurato nei giorni scorsi il primo fast food della catena di stato Comerso. Tra canti e balli in diretta tv, il presidente venezuelano ha detto basta all’hamburger multinazionale, e sotto con l’arepa (un panzerotto fatto con la farina di mais ripieno di carne e salumi). Ventre a terra contro il capitalismo, basco e tuta rossa d’ordinanza, Chavez ha servito panini e pulito il bancone come un qualsivoglia cameriere.

Ma quali chimere del libero mercato. La polpetta statale, in vendita a soli 5 bolivar (40 centesimi), “romperà la spina dorsale all’imperante speculazione capitalista che saccheggia il popolo“. Mica briciole (di panino).

L’arepa è solo il primo di una serie di prodotti che la Comerso venderà a poco più del prezzo di produzione. Seguiranno, si dice, abiti, medicine, elettrodomestici, perfino auto che costeranno il 50% in meno dei prodotti capitalisti.

Tutti d’accordo? Sì, se non fosse per i soliti disfattisti. Di sicuro delle mele marce secondo cui la Comerso pratica certi prezzi perché riceve sovvenzioni dallo stato incompatibili con la libera concorrenza. Ma nel Paese in cui il 40% per cento del bilancio nazionale proviene da esportazioni di petrolio (statalizzato) ha senso parlare di mercato libero? Nel dubbio, buon appetito compagno Chavez.