di Lucia la Gatta 10 Aprile 2012

“La domenica andando alla messa …”. Il ritornello di quella canzone non è più alla moda per ovvie questioni temporali e per altre più strettamente tecniche. La liberalizzazione degli orari nel commercio voluta dal governo Monti — che prevede l’apertura dei negozi a Pasqua, Pasquetta ma pure 25 aprile e 1° maggio — pare porti più gente al supermercato che in chiesa. Una virata che ha costertto don Marco Scattolon, parroco di Rustega di Camposampiero e di Fossalta di Trebaseleghe (Padova) a tuonare dal pulpito il giorno di Pasqua lanciando una crociata contro lo shopping domenicale.

«Se avete fatto la spesa di domenica, pentitevi e confessatevi – è l’invito fatto dal sacerdote. La domenica non si va a comprare, non moriamo certo di fame, la spesa possiamo farla di sabato o di lunedì. Ribelliamoci».

E qui scatta la confessione come penitenza perché, dice il parroco: «le feste sono importanti non solo dal punto di vista religioso ma anche umano, rappresentano una delle poche occasioni rimaste alle famiglie per stare insieme». E aggiunge «il mio pensiero va anche ai commercianti che in paesi come quelli in cui sono parroco, stanno chiudendo perchè ci sono i centri commerciali»

Ma non è l’unico a gridare allo scandalo. Altre prese di posizioni sono state prese a Trieste da sindacati e Curia, così come dalla diocesi di Modena, a Verona e Pisa, solo per citarne alcuni.

Il lavoro domenicale e festivo è sempre esistito e sempre esisterà: ci sono attività che non si possono fermare. Non si tratta solo della sanità, dell’assistenza, della protezione civile, ma anche di molti settori dell’agricoltura, di certi impianti industriali a ciclo continuo.

Nel frattempo don Marco prosegue la sua personale battaglia esponendo fuori dalla chiesa cartelli singolari: «Cercasi peccatori: preti, e laici a km 0», come dire, annullarsi la domenica in un centro commerciale è proprio indispensabile?

[Crediti | Link: Corriere del Veneto, immagine: Messaggero Veneto]