di Leonardo Ciomei 24 Marzo 2010

Un ristoratore che preferisce restare anonimo ci chiede di pubblicare la sua nota su Alfredo Romeo, imprenditore napoletano arrestato per una vicenda di appalti pilotati. Romeo, è anche il proprietario del ristorante omonimo a Napoli.

Con l’ultima condanna non so più a quante siamo arrivati, ho perso il conto. Poi ci sono quelle patteggiate, e i tribunali che ancora devono giudicarlo. Quello che so è che ovunque abbia avuto interessi (Roma e Napoli) le procure si occupano di lui. Ecco, mi chiedo se c’è un limite superato il quale sia consentito ignorare un fuorilegge. Giornalisti come il pur bravo Luciano Pignataro, gli hanno dedicato post acclamatori, “quanto è bravo… finalmente a Napoli… quant’è bello il ristorante…”. Visto che questo signore, ristorante  e albergo se li è fatti con i soldi nostri, non sarebbe il caso di recuperare l’investimento andandoci a mangiare gratis? O più civilmente: non sarebbe il caso di ignorare “Il Comandante”?

Perché, mi chiedo, a comportarsi eticamente devono essere sempre gli altri? Facciamolo noi per una volta, e chiediamo agli amici di aiutarci. Io non sono amico di chi trovo moralmente scorretto, non compro neanche sottocosto dai negozi che hanno un passato (e un presente) poco limpido. Ma forse io esagero.

Comunque, rinnovo la domanda: quando i blog, i giornali, e gli altri media, smetteranno di dar lustro a certi ristoranti? Quando le guide di settore si dimenticheranno della loro esistenza? C’è una soglia oltre la quale un ristoratore come me, quindi un collega di Alfredo Romeo, può incazzarsi per gli elogi che il suo locale riceve?

[Fonti: Repubblica Napoli, Luciano Pignataro. Immagine: Repubblica Napoli]