di Massimo Bernardi 9 Agosto 2010

Un piatto di orate alla catalana (cucinate con pomodorini e cipolle) accanto a una tomba nel cimitero di Cividale, in provincia di Udine, e sparsi intorno 14 centesimi. Chi ha fatto la scoperta giovedì scorso alle 7 del mattino, ha detto che le orate ancora profumavano. Subito è saltata su una signora sentenziando che si trattava di un omaggio al morto, “non c’è nulla di strano, anch’io quando cucino penso che il tal piatto piaceva a mio marito”. Altri hanno scomodato riti antichi o aperto scenari inquietanti, il denaro, sterco del demonio, è sempre negativo.

Per fortuna non siam gente snobbina che sta sempre sulle sue. Possiamo raccontarci a quali superstizioni legate al cibo — una mania degli italiani — finiamo magari involontariamente per credere.

Alzi la mano chi non ha mai mangiato lenticchie e zampone il 31 dicembre, pensando come minimo che porta bene, e se la ricchezza non arriva ci si riprova l’anno dopo. Oppure 12 chicchi d’uva (nera per i marchigiani bianca per i valdostani).

Poi, un tot di noi sta dannatamente attento a non rovesciare il sale, a non versare il vino con la mano sinistra, a non mangiare mele il giorno di Natale (per via del pomo della discordia), a non capovolgere il pane, a non mangiare la testa dell’oca perché farebbe diventare pazzi.

Il 2 novembre prepariamo una varietà imbarazzante di fave dei morti, dove, secondo la credenza, sarebbero racchiuse le lacrime dei defunti. Dalle “pitte collure” di Catanzaro (che sono delle focacce cotte al forno), agli “ossi da morti” (fave fatte con la pastafrolla), dai “pupi di zucchero” siciliani agli “stinchetti dei morti” dell’Umbria.

A Sassari l’ultimo dell’anno, il capofamiglia spezza pani fatti per l’occasione sulla testa del primogenito in segno benaugurale. Condizione non negoziabile delle zuppe toscane è che non manchi il farro, legume che gli antichi romani usavamo per il libidum, focaccia usata nei riti propiziatori. Di che genere è facile intuirlo.

Allora, dite, osate, condividiamole questa superstizioni, che l’incapacità di convivere con le proprie e altrui credenze mi è sembre sembrata un sintomo di alienazione. E se per caso sapete cosa diavolo significa un piatto di orate alla catalana accanto a una tomba, con sparsi intorno 14 centesimi, fatevi vivi lo stesso.

[Fonte e immagine: La Gazzetta di Mantova, grazie al lettore Lorenzo per la segnalazione]