di Massimo Bernardi 10 Ottobre 2011

Arriverà un giorno in cui saranno le barzellette a ridere di noi. Quando mi hanno detto che Gualtiero Marchesi si era messo con McDonald’s ho pensato che quel giorno fosse arrivato.

Ma l’indomani è stata McDonald’s ad aumentare lo spread tra sé e i neuroni comprando questa pagina pubblicitaria sul Corriere. Cui Slow Food, inserendosi nel trend degli indignatos, ha risposto con quest’altra. Tanto per far capire che non sono lì a velicarsi il batacchio (reazione apprezzabile anche in nome del lessico: via un avverbio, ristabilità la verità).

Ma siccome non è la giornata della sospensione della morale, in quanto uomini di mondo una cosa ve la chiederò, perché McDonald’s vuole così disperatamente essere Slow Food?

“Slow e fast non possono andare d’accordo, tanto meno per esigenze pubblicitarie”, osserva Slow Food, “sono due approcci diversi. Alla vita, al mondo, al cibo”. Parole sentite dagli anni del Topexan, luogocomunismi evidenti a tutti, perfino a chi sta al terzo mojito.

Non a McDonald’s, bramoso di essere wow come Slow Food. Perché? Un paio di risposte prima delle vostre.

(1) Il rosicamento genera mostri. McDo, colpevole d’essere meno buono, pulito e giusto insiste per giocare nello stesso campionato con la tigna di chi non supera i traumi infantili, di chi deve dimostrare troppe cose non importa quanti successi professionali ottenga.

(2) Siccome i fastfudisti lo sanno che non si comprano prodotti ma aspirazioni, il diritto a far parte di un gruppo, allora cercano spiragli di splendore riflesso. Che ne sapete voi di cosa si prova a essere per tutta la vita Brufolazzi, l’adolescente zimbello di Tapparella, la canzone degli Elio, che nessuno invitava alle feste?

P.S. La risposta di Slow Food è stata lesta e niente male, ma se vuole dare a McDonald’s una ragione per piangere trova tutto qui.

[Crediti | Link: Dissapore, Ninja Marketing, Slow Food]