di Lorenza Fumelli 20 Dicembre 2010

Ci fa sapere Fipe (F… I… Pubblici Esercizi) che quest’anno a pranzare fuori per Natale saremo più che nel 2009. Ma diciamolo con i numeri: 5 milioni di italiani spenderanno 43,50€ a persona nei 60mila ristoranti aperti il 25 dicembre (+ 1,2% rispetto al 2009) ordinando antipasto, due primi piatti, due secondi, contorni di stagione, dolci natalizi, caffè, bevande. Spesa complessiva: 217 milioni di euro (4% in più dello scorso anno). Siccome niente come una gragnuola di dati riesce a farmi venire il mal di testa, provo a individuare con il vostro aiuto i possibili pro e contro del Natale al ristorante.

Pro: Avete lavorato fino alle 22 della Vigilia e di star dietro a pietanze, preparazioni, apparecchiature, candele, lavastoviglie e case da tirare a lucido non avete proprio voglia. Mangiare fuori vi permette di non pensare a niente, né prima né dopo il pasto.

Contro: Non c’è occasione migliore del Natale per sfoggiare le vostre capacità ai fornelli. Adorate rispolverare piatti della tradizione familiare che altrimenti non avreste occasione di cucinare e cominciate a preparare dal 20 di dicembre prendendo dei giorni di ferie dal lavoro. Mangiar fuori? Giammai.

Pro: Zia Gina ha la casa più grande ed è lei l’unica a poter ospitare la numerosa famiglia. Inoltre, ama cucinare pur non avendo chiara la differenza tra saporito e ultra salato e frigge tutto in pastella, anche il panettone (poco importa che l’usanza riguardi la Vigilia). La mozione mangiar fuori, votata all’unanimità dai componenti della famiglia, ha anche un risvolto salva-fegato.

Contro: Se nella compagine parentale ci sono molti PEU (piccoli esseri umani), stare in casa permette ai genitori di rilassarsi (un poco) di più. L’ambiente è safe, c’è il DVD con i Teletubbies per l’ipnosi pre e post-prandiale e tutti i loro giocattoli per distrarli durante il pasto. Soprattutto, vuol dire non rincorrerli in giro per la sala del ristorante e non doverli staccare dai capelli lunghi della bionda commensale seduta al tavolo accanto.

Pro: se la media a persona è di 50€ a testa per mangiar fuori, sicuramene la scelta conviene ai voi, gastrofanatici, che avete sempre offerto casa e cucina, comprato gli ingredienti nelle botteghe del gusto più esclusive e preparato un lussuoso pasto completo per 20 persone con tanto di Champagne per il brindisi.

Contro: Non c’è niente che vale di più della libertà e in casa ci sono meno formalità da rispettare: si può parlare ad alta voce, suonare la chitarra e cantare, scartare i regali tra una portata e l’altra ed avere, in generale, tutta una serie di comportamenti che al ristorante è meglio evitare.

Pro: Amate i vostri chiassosi parenti, tutti, nessuno escluso ma, ogni anno, il Natale in casa è una sorta di rapimento. Non è contemplato dileguarsi dopo il taglio del torrone e più di qualche zio o nipote rimarrebbe male se rinunciaste alla tombola coi fagioli o al mercante in fiera. Al ristorante, dopo il pranzo ci sono i saluti e il divano di casa. E il silenzio. Irrinunciabile.

Contro: Può la sala di un esercizio pubblico regalare quella sensazione di calore familiare che volete giustamente provare almeno il giorno di Natale? Forse non può e per questo si sta in casa, vicino all’albero, accanto al presepe, illuminati dal fuoco acceso nel caminetto e circondati da pacchi infiocchettati.

Scatta il momento dialettico: voi come avete scelto di vivere questo Natale? Siete tipi da calore domestico o preferite le comodità di un ristorante?

[Crediti | Link: Fipe, Immagine: Drein]