di Giorgia Cannarella 4 Aprile 2012

A chi, specie tra i più distratti, non è capitato? Inizi a cucinare, accomodi le teglie in forno, le pentole sui fornelli e porc… il burro è finito, ti manca mezzo limone o un cucchiaio di parmigiano. Nei film è semplice, basta suonare il campanello perché l’affascinante vicino, magicamente dotato dell’ingrediente mancante, si offra perfino di cucinare con te. Nella realtà (almeno, nella mia realtà), seguono imprecazioni assortite, spedizioni dal pachistano sotto casa in pigiama e con le mani sporche di impasto, o, quando la pigrizia vince (cioè sempre) il goffo tentativo di raffazzonare la ricetta.

Siccome la tecnologia serve a renderci la vita più semplice, mi ha colpito la soluzione escogitata per questo tipo di fastidiose situazioni. Ha pure un nome simpatico. Milk, please! Cioè, l’idea che ha vinto lo Startup Weekend di Trento del 23-25 marzo, ai cui partecipanti veniva chiesto di sviluppare un’applicazione web o mobile su cui fondare un business.

Milk, please! è un’app cui si accede dal computer, dallo smartphone e da postazioni ad hoc nei supermercati.

Diciamo che ti stai maledicendo per non aver notato che in dispensa l’olio era finito, sai bene che il sabato senza le melanzane fritte è come il lunedì senza giramento di scatole, ma hai già infilato la macchina in garage e i piedi nelle pantofole calde. E qui che interviene Milk, please! Lasciamolo spiegare da Nicolò, Lorenzo, Carmine e Francesco, i giovanissimi smanettoni (tra i 22 e i 25 anni) che hanno avuto l’idea.

“Se qualcuno si trova ad aver bisogno di fare piccole spese e non ha tempo o modo di recarsi in un negozio, può inserire il proprio ordine tramite il nostro sito Web o l’applicazione per smartphone, e inviare la propria lista della spesa ad altri utenti. Se uno di questi si trova in quel momento in un supermercato o negli immediati paraggi, può decidere di accettare l’ordine e di effettuare la consegna. In questo modo si evitano gli sprechi di tempo ed energie. Ne tragono vantaggio le persone, chi si rende disponibile per effettuare le consegne a domicilio riceve una piccola retribuzione per ogni consegna effettuata, e ne beneficia l’ambiente perché si eliminano gli spostamenti non necessari con l’ auto o altri mezzi inquinanti”.

Come in ogni favola tecnologggica che si rispetti, i ragazzi desiderano portare il servizio alla luce. Per farlo hanno bisogno di persone che vogliono guadagnare qualche soldo facendo piccole consegne a domicilio. Perciò chiedono a chi ha tempo libero e uno stipendio da arrotondare di farsi avanti. Sul sito c’è un modulo apposito per dare la disponibilità. Ma indipendente da questo, cosa pensate di Milk, please!

[Crediti | Link: Milk, please!, Startup Weekend, Wired]