Cose che non vorrei mai si dicessero: “non è tanto il numero di ovvietà che Dissapore scrive sulla casta; è il numero di ovvietà con tono “ora ve la spiego io la casta, mica le ovvietà degli altri”. Per cui puntualizzo subito che, come detto qui, su questa faccenda tutto è già stato scritto a partire dal libro di Stella e Rizzo. Ma vederle così, stampate sull’originale, certe cose fanno impressione lo stesso. Dunque, al ristorante del Senato si può mangiare uno spaghetto alle alici a 1,60 euro, un carpaccio di filetto a 2,76 euro, un pescespada alla griglia a 3,55 euro.

Mi pare evidente che le mangiatoie bazzicate da carte di credito meno privilegiate tipo la mia, non addebitino prezzi così pulciosi, insomma i nostri eletti stanno esagerando e speriamo che mille Spider Truman mandino loro di traverso queste pietanze mangiate quasi a sbafo.

Ma una cosa mi fa passare la voglia di fare battute spiritose, e vi assicuro, non è sapere della tavola apparecchiata come in un tre stelle Michelin, dei camerieri che servono in livrea o del bravissimo chef . No, ciò che mi istiga all’ingiuria è la differenza tra quanto pagano i senatori e quanto costa il ristorante, differenza che manco a dirlo è a carico del contribuente.

Ora fate attenzione. Supponiamo che questa settimana il senatore del Pdl Carlo Giovanardi, per dirne uno non proprio simpatico, sia andato al ristorante del Senato 3 volte ordinando ad ogni pranzo un primo, un secondo, un contorno e una bevanda standard. Mettiamoci anche un dolce dal carrello (purtroppo non il gelato la cui assenza dal menù è stata così fieramente lamentata da Rocco Buttiglione, senatore dell’Udc). Quanto ci ha richiesto sfamare Carlo Giovanardi negli ultimi 7 giorni?

(Questo post è senza chiusa per eccesso di scarpe tirate contro il monitor).

[Crediti | Link: Piovono Rane, Stivale Bucato, immagini: L’Espresso, segnalazione: Stefano Pertosa]

commenti (53)

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  1. La cifra che Giovanardi ha speso non necessariamente sarà uguale a quanto il servizio costa al contribuente…. ed “il datore di lavoro” ha tutto il diritto di praticare per i suoi “impiegati” i prezzo di mensa che più ritiene opportuno.

    Anche gratis, se ritiene. Solo che – in questo imbarazzante caso – il datore di lavoro non si è fatto due conti se tale benefit sia o meno conveniente o sopportabile dai conti aziendali. Tanto il bilancio viene coperto, sempre e comunque. Da noi.

    Questo menù è il simbolo di quanto la “Casta” sia “Casta”, completamente distaccata dalla realtà, incapace di percepire la “vita ordinaria”.

    1. Avatar lorenzo ha detto:

      Dal momento che il datore di lavoro dei politici è “il popolo” che li elegge, c’è da chiedersi se noi poveri cialtroni, ma pur sempre loro datori di lavoro, siamo d’ accordo nel regalare i pasti a questi “poveri operai” della CASTA !!!

  2. Non so se riesco a scriverlo, ma sto pensando ad un vecchio detto di casa mia: “tutte medicine…(s’anna accattà)”.

    P.S.: bannatelo pure 🙂

    1. Avatar Federica ha detto:

      concordo pienamente…..

    2. No per carità che gliele dobbiamo anche pagare noi… meglio il più napoletano “puzz passa’ nient”.
      Nel “niente” c’è il tutto.

  3. L’arroganza del potere non ha paura del ridicolo, perchè non riesce neppure a coglierlo!
    Il self-service cinese in via Aleardi, a due passi da dove scrivo, nella Chinatown milanese, quota 4 euro un pasto completo e rischi di pagare meno per una birra formato famiglia che accompagna il cibo! Ma nel locale non c’è un uomo bianco, il servizio è un optional, i tavoli sono in formica e i vassoi in metallo, come quando ero soldato.
    Suggerisco ai senatori lombardi una convenzione con questo locale (dove non si mangia neppure male!) per coerenza con l’oculata economia che praticano a Roma. E auguro una buona digestione a tutti coloro, che alzatisi da tavola, hanno il coraggio di venire nel weekend a parlare di Roma Ladrona qui, dove al supermercato la gente paga più spesso con i ticket restaurant che con i soldi!
    E mi dispiace che alcuni furbacchioni oggi vengano a fare i ministri e i padreterni nel tranquillo decoro della Villa di Monza: li avremmo preferiti assieme a noi in una via affollata di Milano, in coda per un panino o a scrutare nella lista del kebab, le poche cose che gente come loro, abituata a pranzi da piccole economie, potrebbe permettersi!

  4. che senso ha mettere prezzi così ridicoli? perchè non scrivono “tutto gratis”? pensare a chi si fa due volte i conti prima di uscire fuori a cena e potersi permettere di festeggiare in un posto piuttosto che un altro. vivono in un mondo parallelo, si è perso il senso della misura …

  5. Avatar RICCARDOLAP ha detto:

    DAL MENU SI EVINCE CHE LO CHEF E` CAMPANO E IL FOOD COST SARA` AL 200% ALMENO… E POI, PERCHE` DUE VARIETA` DI PROSCIUTTO CRUDO?

  6. Avatar vsr ha detto:

    Io ricordo, intorno al 2002 se non erro, più di un articolo su panorama riguardanti queste cose.Chissà perchè all’epoca nessuno li cagò di striscio.

  7. Inizio giornata in stile qualunquista: Mah! E i treni gratis, gli aerei, la cassa previdenziale? Quanto costa tutto questo al contribuente? almeno a quello che contribuisce…
    Purtroppo ognuno nel suo piccolo se ne approfitta. es. il ticket sanitario: quanti fanno l’autocertificazione per non pagarlo tanto poi non controlla nessuno?

  8. Avatar andrea ha detto:

    Per forza devono tenere prezzi così bassi, non possono permettersi di spendere di più, l’ha detto anche il ministro Rotondi che al giorno d’oggi un ministro non riesce nemmeno a mantenere degnamente la propria famiglia…