di Lorenza Fumelli 2 Marzo 2012

E’ successo ancora. Un amico ristoratore mi ha appena raccontato una vicenda che vale la pena approfondire, la stessa che ho accennato parlando di TripAdvisor e che mi era stata riferita, pressoché identica, da un altro amico del giro dei locali pubblici. Ecco la cronaca: Siamo a Roma. Un ragazzo ben vestito si presenta nel locale del ristoratore previo appuntamento telefonico. La scusa è di presentare una serie di servizi offerti dalla sua agenzia. Il nome dell’agenzia purtroppo non lo conosciamo, forse qualcuno tra voi, ristoratori onesti coinvolti in questa vicenda, vorrà farci una soffiata. Ad ogni modo, il giovane ha circa trenta anni, veste casual, ha la parlantina fluente e racconta di come lui e i suoi colleghi per sole €300 l’anno possono costruire e soprattutto tutelare l’immagine pubblica del potenziale cliente.

All’inizio si parla di posizionamento su siti di rilievo, inserimento in banche dati e semplice pierraggio.

Poi, con abbassamento di voce stile Padrino, il nostro arriva al punto cruciale: proteggere il locale dai commenti e dagli articoli pubblicati su siti come Dissapore (sì, lo ha detto), Tripadvisor e bla bla. Alla domanda: “In che modo?”, il nostro impavido risponde che da molti mesi l’agenzia ha provveduto a creare account di falsi commentatori, nick name insospettabili e attivissimi sulla rete che intervengono massicciamente per contestare, difendere e recuperare l’immagine del locale. Aggiunge, l’eroe, che questa attività la portano avanti da parecchio e in modo altamente professionale, soprattutto con aziende molto importanti del food&beverage, e che ora hanno deciso di prestare i loro prestigiosi servizi anche a medi e piccoli imprenditori.

Ma vi rendete conto? Siamo in Blade Runner, altro che Internet. Viviamo in una realtà virtuale popolata da oscuri replicanti programmati in serie, nascosti tra gli umani commentatori al solo scopo di ingannare, alterare, mistificare.

Non è una truffa questa? Potrebbe avere dei risvolti legali? Vogliamo smascherare questi impostori?

E comunque, davvero le aziende e i locali pubblici si sentono così minacciati dal giudizio di tutti noi da giustificare l’esistenza di un’Agenzia di questo tipo? Qualcuno potrebbe sostenere che ogni difesa è legittima, persino ricorrere a centinaia di falsi account a pagamento? Vi prego, parlatemi.