di Massimo Bernardi 13 Gennaio 2010

Il professor Ghiselli dell'Inran a proposito del sale

Confortato dal successo delle crociate per ridurre fumo, obesità, e uso dei grassi idrogenati, ieri, Michael Bloomberg, sindaco di New York, ha chiesto a ristoranti e supermercati di ridurre la quantità di sale nei piatti cucinati e nei prodotti alimentari. Secondo voi, chef o semplici golosi, ha fatto bene? Sì, è una decisione salutare. No, in fondo, il sale è il sapore della vita. Combinazione, la campagna anti-sale condivisa da Andrea Ghiselli dell’Inran che consiglia dose zero, mentre la percentuale italiana di sale aggiunto è del 36%, coincide con un momento fortunato per i cristalli colorati. Dalla prima fiera monotema (“Saltexpò”) alle nuove varietà, locali (sale di Mozia, sale dolce di Cervia) o esotiche (sale rosa dell’Himalaya, sale verde della Bretagna), la riscoperta del sale è una moda recente a casa come al ristorante. Nonostante nella pratica della cucina italiana il sale venga spesso sostituito dalle spezie e dagli odori.

Ma l’aumento delle malattie cardiovascolari e degli ipertesi lascia poco spazio alle mode. I medici cosnsigliano di ridurre il sale per combattere ictus e infarti. Tra di voi qualcuno lo ha fatto? Quali accorgimenti avete usato?

Non mettete il sale nell’acqua della pasta ma solo nel sugo? Condite le insalate con olio d’oliva aiutato da qualche spezia? Mangiate il pane “sciapo”? Niente più ketchup e alimenti già pronti?

Immagine di Chiara Bellasio.