di Lorenza Fumelli 29 Luglio 2011

“Sarò nascosto tra la folla, cerca il coniglio giallo e mi troverai”.
Era l’ultimo di una serie di messaggi che Viola aveva ricevuto. Gli indizi erano stati pochi: aveva un luogo, Torriana, e una data, il 28 luglio. Sapeva però che l’uomo che stava cercando era quello giusto, lo sapeva perché nessuno mai le aveva trasmesso emozioni così profonde, perfino se nascoste tra le righe di messaggi inviati da un profilo Google+ non meglio identificato e chiamato: “I sovversivi del gusto”.

Arrivata nel piccolo paese romagnolo della provincia di Rimini, le fu chiaro che la ricerca sarebbe stata più complessa che mai. Era in corso una festa particolare chiamata “Scorticata 2011, La collina dei piaceri“, una specie di sagra di paese ma più raffinata con stand e baracchini nei quali alcuni cuochi famosi preparavano piatti serviti in carta per 10€ l’uno.
“Vorrei farti assaggiare qualcosa di unico, qualcosa che tu non potrai dimenticare”, le aveva scritto il misterioso ammiratore tempo prima e lei capì da dove iniziare a cercare. Al primo stand in fondo alla strada, un uomo alto, dallo sguardo dolce e profondo riempiva  scodelle con una minestra di aragosta e mandorle. Si chiamava Pino Cuttaia, chef de La Madia di Licata.

Era siciliano ma parlava con uno strano accento piemontese. Quarant’anni circa, modi da gentiluomo e sguardo dolce. Le offrì un assaggio del piatto e lei sperò per un istante che si trattasse dell’uomo giusto ma, purtroppo, l’assenza di conigli gialli parlava chiaro. Terminò la sua minestra, salutò Pino e sussurrò “peccato”, tra sè e sè.

Proseguì verso lo stand successivo. C’era un ragazzo dall’aria brillante, baffi, pizzetto e occhi vispi. Era intento a cucinare circondato dagli apprensivi ragazzi della sua brigata. Viola chiese a uno di loro cosa stessero preparando e trasalì leggermente nell’apprendere che all’interno degli agnolotti gialli, oltre vitello e maiale, c’era in effetti del coniglio. Coniglio giallo, quindi.

Aspettò qualche minuto e gli parlò. Il suo nome era Enrico Crippa, chef di un premiato ristorante di Alba ed era davvero, davvero simpatico. I suoi agnolotti erano strepitosi così come la guancia che assaggiò subito dopo.

Quando però Enrico  le chiese il nome e lei disse “Viooola” con la voce più suadente che riuscisse a tirar fuori , lui non fece una piega. Non era quello giusto.
Passò oltre una lunga fila di tavoli sistemati in mezzo alla via del paese dove famiglie, coppie e gruppi di amici banchettavano in un’atmosfera da sogno, e si ritrovò nel mezzo di una lunga parata di produttori chiusi in piccoli stand. Pensò: “Perché no? In fondo anche loro creano cose uniche da far assaggiare”, e iniziò a cercare.

Il primo a salutare il passaggio di Viola fu un certo Paolo Parisi con un buffo cappello e barba bianca. Tagliava prosciutti, pancette e salami ed era circondato da confezioni di uova con la sua faccia sopra. Guardò in giro alla ricerca di qualcosa che avesse a che fare col coniglio giallo ma nulla.

Affianco a lui la bellissima bionda spacciatrice di Macarons la invitò ad assaggiare un dolcetto viola, mentre allo stand successivo, Cico e Paolo servivano birra artigianale nota ai più grazie al fascino del proprietario, l’assente Teo Musso. In nessun caso vi era traccia di conigli gialli.

Nonostante la bella atmosfera e le belle persone, nonostante la bellezza del piccolo paese vestito a festa e nonostante la quantità di cibo strepitoso a disposizione, Viola cominciava a scoraggiarsi. Il freddo su Torriana scendeva rapidamente e per scaldarsi trovò rifugio in un bicchiere di Lambrusco gentilmente offerto dal simpatico signore della Proloco di Torriana che tanto le ricordava l’imprenditore piemontese Oscar Farinetti.

Riprese fiato per qualche minuto con una sola certezza: non si sarebbe fermata

Fine prima parte