di Adriano Aiello 9 Marzo 2012

Pancia o non pancia per gli addetti ai lavori? Sono argomenti importanti. O anche no. Magari dipende dalla celebrità di chi sfoggia la sacra adipe.

Anzi dal suo ruolo. Pensiamo a Jamie Oliver, il cuoco inglese ormai noto non meno di Messi, colui che le fa a fette a mezzo sistema solare sull’alimentazione sana. Eccolo qui a una conferenza stampa australiana sfoggiare una forma fisica non esattamente invidiabile e beccarsi l’appunto piccato di una giornalista.

Al seguito Oliver manda al bar (cit.) una tradizione secolare di self-control inglese e prima di argomentare sulla difficoltà di rimanere magri se si fa questo mestiere (“I do my best… working in the food business is quite hard when someone is constantly asking you to try things“) chiosa il suo disappunto sulla domanda con un “Are you from a tabloid? Thanks for noticing, you bitch.”

Ecco magari irritarsi per l’usuale abuso del non puoi predicare bene e razzolare male ci sta, però dargli della stronza… Non contento il buon Jamie si scusa utilizzando come sublime strumento retorico il fatto di aver bevuto troppa birra la notte prima, che a voler mantenere la linea del politicamente corretto ricorda un po’ Couto che aveva preso il doping dallo shampoo (bei momenti!).

Ci rimane questo grande interrogativo esistenziale. Si può essere professionisti del cibo (chef, giornalisti, foodblogger non importa), assaggiare lardo, guanciale e Cannonau e contemporaneamente assomigliare al mutandaro tartarugato Hugo Boss dei vostri sogni femminili segreti (ma anche manifesti) o bisogna accettare l’idea dell’ineluttabilità della pancia?

[Crediti | Link: Repubblica.it, Smh. Immagine: The Sun]