di Lucia la Gatta 10 Marzo 2012

L’arte rupestre della Val Camonica, i trulli di Alberobello, il centro storico di Pienza e la dieta mediterranea. Cosa avranno mai in comune questi luoghi o cose che buttati lì non fanno accendere nessuna lampadina nel nostro cervello? Sono stati tutti dichiarati dall’Unesco Patrimonio dell’umanità. Ma come a volte capita alcuni patrimoni con il tempo si dilapidano ed è quello che sta succedendo alla dieta mediterranea, che pur essendo uno stile di vita sostenibile basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari, sta perdendo proprio “giocando in casa”.

Pasti troppo rapidi e fuori casa, spuntini che nulla hanno in comune con la tanto santificata dieta mediterranea. I minuti risicati sulle lancette dei nostri orologi hanno portato ad un prevedibile risultato: il concetto di mediterraneità ha perso terribilmente quota.

A far cadere questa mannaia sulla testa del Paese patria della dieta mediterranea è lo studio commissionato dal Barilla Center for Food & Nutrition al sociologo Claude Fischler a capo del Centro Edgar Morin.

Pranzi veloci, pranzi di recupero, pranzi consumati camminando. Il 14% dei pasti fuori casa è consumato in piedi mentre il 15% seduti, ma non a tavola. E poi, la maggior parte dei pasti in casa (il 45%) è preparato in un tempo tra compreso tra 10 e 30 minuti ed è consumato in 20-30 minuti.

A me, monta l’ansia anche solo al pensiero che mi si dica: “abbiamo 10 minuti per mangiare che andiamo di corsa”. Se proprio devo andare di corsa, mi metto le scarpette e vado al parco. Che poi magari resto digiuna e non va neanche bene.

Certo, può capitare un pasto veloce, un sandwich in piedi o magari un piatto di pasta mangiato su un trespolo, ma che non diventi un’abitudine.

Siete tra coloro che si mettono in scarpette e pantaloncini per consumare il pasto, o pensate sia meglio tornare indietro di qualche anno, quando chi andava al lavoro si portava da casa il pranzo caldo nella sua “gavetta”? Forse no, ma qualcuno ha una idea migliore?