di Massimo Bernardi 1 Dicembre 2011

Immagino un esame in uno di quei corsi fucina di velleitari gourmet, una roba tipo Master di giornalismo gastronomico, in cui, in un prossimo futuro al corsista venga chiesto in che giorno è morto il gastrofanatismo. Lo studente risponderà con la data dell’altro ieri, quando in un’intervista a Vanity Fair, il cantante confidenziale Tiziano Ferro ha lasciato intendere l’identità del suo fidanzato: Alberico Nunziata, già concorrente di Masterchef Italia.

V.F. Come passa il tempo con gli amici?
T.F. Abbiamo i nostri piccoli appuntamenti, anche un po’ cretinotti. Per esempio, al mercoledì ci riuniamo da me per vedere Masterchef. Ci troviamo in sette, otto, e io cucino qualche piatto ispirato alla puntata precedente. Inoltre abbiamo fatto una scommessa sul concorrente che arriverà in finale. Chi indovina vince una cena. Chi, invece, ha scelto uno chef che viene eliminato nelle prime puntate deve fare una penitenza: stare un minuto con una palata di ghiaccio nelle mutande”.
V.F. Sta scherzando?
T.F. No. E proprio nella scorsa puntata hanno eliminato il “mio” concorrente, quindi mi toccherà la palata. Ho già preparato i sacchettini di plastica con i cubetti per rendere la cosa meno atroce.

All’intervista, il sito del Corriere ha fatto seguire un trafiletto già in odore di Pulitzer per la capacità del giornalista di significare il suo spirito: “Di sicuro, i due in comune hanno una cosa: in passato sono stati entrambi obesi. Ed ora, entrambi, sono in perfetta forma”. Battutona.

E dov’era ieri sera Alberico Nunziata, mentre la marea montante del gossip lo inseguiva su Facebook, Twitter e ogni altro socialcoso? Qui, su Dissapore, a seguire Masterchef attraverso il liveblog di Sara Porro, come il resto di noi ormai entrati nel tunnel, incapaci di resistere alla nuova dipendenza. Confuso tra gli altri c’era anche un lettore, ancora inconsapevole che il suo commento avrebbe istillato in noi il dubbio più agghiacciante: il gastrofantismo è morto?

Mah! Dopo 10 puntate di Masterchef l’ovvia conclusione è che la cucina non è roba da uomini: tra chef e concorrenti rimasti trovare qualcuno cui non piace il coso è difficile. Stesso mondo della moda.

A parte una certa insofferenza, non sono le venature macho di questo commento che mi intriscono. Quanto la percezione che, deformato da decine di casi patologici sempre in Tv a giocare a tegamini, vip bimbiminkia pronti a salire sul carro del vincitore, milioni di libri venduti su ricette precarie e solo vagamente commestibili, e ora, il seguito omo inevitabilmente pubblico, per il movimento culturale che plasmato l’ultimo decennio, ovvero il gastrofanatismo, sia ormai arrivata l’ora del decesso.

Non più il prodotto di una cultura millenaria e segno incontrovertibile di gente capace di godersi la vita, ma un surrogato, una caricatura sempre al confine con la barzelletta. Vedi alla voce moda.

Ho solo mangiato pesante o possiamo certificare l’era gastrofanatica come roba da negozio di modernariato? Vogliamo chiudere questa spinosa faccenda una volta per tutte?

[Crediti | Link: Corriere.it, Dissapore]