di Antonio Tomacelli 22 Giugno 2009

Don't feed the trollConfesso: da tempo indugio in pratiche perverse, sì, sono un commentatore di blog. Nemmeno di quelli che sanno stare al posto loro, ho cominciato dandole A e prendendole DA un noto esperto di vino con strambe idee sulla Sicilia. Pugliese io, esperto di vino lui, non poteva che finire a tarallucci e… (più qualche inchiestina). Passando per direttori di giornali e primedonne, ho scoperto Kelablu 1.0 e il suo autore dell’epoca, Massimo Bernardi, che mi ha reclutato come autore. Per farla breve, eccoci insieme su Dissapore.

Nelle riunioni preparatorie alla trattoria “Da Burde” di Firenze, tra arrosti stopposi (è uno scherzo) e discussioni accese, ho sempre difeso il valore dei commenti, convinto che uno ben fatto, in grado di aggiungere valore alla discussione intorno a un argomento, valga ALMENO quanto un post. Per cui basisco se mettendo in pausa il cervello, un lettore ti sputtana la conversazione con farneticazioni su camere a gas e ritorno del nazismo.

Un paio di commenti che, malgrado le richieste di altri lettori, non abbiamo cancellato per scelta editoriale, diciamo così. Chi siamo in fondo noi per smentire un cretino autocertificato? Forse anche a causa della nostra decisione, la discussione seguita al post “Non ci sono gourmet a Gaza” ha preso una brutta piega. Non capiterà di nuovo.

Tenere un blog è la cosa più bella del mondo, ma se ogni giorno vi impegnate a scrivere tanti post, cercando di essere interessanti, divertenti, coinvolgenti, è pure faticoso, credetemi. Insomma, qui ce li sudiamo i lettori intelligenti, altroché commenti idioti, noiosi o troppo autocelebrativi. O peggio, la forumizzazione dei commenti (140 lasciati da poche persone, sempre le stesse).

Da orgoglioso commentatore di blog vi sfido a essere attivi, acuti e propositivi, dimostrateci una volta per tutte che i lettori con il cervello in pausa hanno torto.