di Massimo Bernardi 7 Aprile 2010

Sangue, sudore e lacrime. Tra astruse riflessioni sulla meccanica quantistica, trekking estremo sui pendii della letteratura, immersioni nei recessi più oscuri della matematica, laurearsi può essere complicato. Capire il motivo per cui vini, salami e formaggi riescono a essere tanto seducenti, e scoprire come raccontarlo al mondo, suona più invitante. Per questo c’è l’Università di Scienze Gastronomiche voluta sei anni fa da Slow Food.

L’agenzia piemontese di Pollenzo, ex tenuta reale dei Savoia tra le Langhe e il Roero o per meglio dire, tra i tartufi di Alba e le vigne di Barolo, è un piccolo e saporito caso nella storia della formazione. La sede è stata ristrutturata, le cantine riempite, e circa 600 studenti hanno già frequentato l’Università, inclusi quelli distaccati nella sede di Colorno (Parma). Pionieri di una realtà, unica nel suo genere, dedicata completamente all’esplorazione del cibo, testimonianza di come gli italiani prendano seriamente l’atto di mangiare: una passione nazionale.

Capiamoci, l’Università di Scienze Gastronomiche, che ha il suo blog, non è un’altra scuola di cucina, A Pollenzo di pentole e padelle se ne vedono poche. Qui si insegnano “Storia della Gastronomia”, “Semiotica e comunicazione alimentare”, “Sistemi di ristorazione”. L’approccio al cibo è umanistico: da dove viene, come è fatto, di che cosa sa. Per il corso triennale, gli studenti che arrivano da Italia, Stati Uniti, Giappone, Germania, e la cui formazione prevede continui spostamenti tra aziende agricole, vigne e ristoranti, pagano all’incirca 20.000 euro all’anno. Nella retta annuale sono compresi i pasti, l’alloggio negli appartamenti di Bra, a 5 km da Pollenzo, i libri e la connessione a internet.

Un istituto inutile per disoccupati di lusso? Se leggendo siete stati accarezzati da questo pensiero dovete ricredervi. I responsabili di Pollenzo rispondono con le borse di studio per i meno facoltosi, che sono molte, al pari delle carriere iniziate: ministero delle Politiche Agricole, grandi aziende dell’alimentazione, giornalismo gastronomico.

Pollenzo e Colorno sono atenei privati riconosciuti dal ministero dell’Università cui spettano i contributi previsti per questo tipo di scuole. Un milione di euro mai arrivato finora perché l’istituto era in attesa del riconoscimento, dicono preoccupati gli organizzatori. Ci sono stati poi i finanziamenti dalla Regione Piemonte, sia con il governatore Enzo Ghigo, centro-destra, che con Mercedes Bresso, centro-sinistra, e di molti soci privati. Tra questi Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, il supermercato del gusto. Che in cordata con un gruppo di imprenditori privati e pubblici, ognuno dei quali contribuirà con 150 mila in tre anni, vuole ora rilanciare il progetto. “Dal punto di vista commerciale l’Università continua ad essere un successo: abbiamo 600 richieste l’anno, da tutto il mondo, per 60 posti”.

Speriamo ce la facciano. Perché più che una scuola, l’Università di Scienze Gastronomiche è un ethos, un’idea. L’idea che le persone siano veramente ciò che mangiano, e che la gastronomia sia in grado di aprire una finestra nella loro anima, con pari dignità rispetto alla pittura, l’architettura, la musica.

[Fonti: Unisg, Repubblica Torino. Immagini: Unisg]