Sangue, sudore e lacrime. Tra astruse riflessioni sulla meccanica quantistica, trekking estremo sui pendii della letteratura, immersioni nei recessi più oscuri della matematica, laurearsi può essere complicato. Capire il motivo per cui vini, salami e formaggi riescono a essere tanto seducenti, e scoprire come raccontarlo al mondo, suona più invitante. Per questo c’è l’Università di Scienze Gastronomiche voluta sei anni fa da Slow Food.

L’agenzia piemontese di Pollenzo, ex tenuta reale dei Savoia tra le Langhe e il Roero o per meglio dire, tra i tartufi di Alba e le vigne di Barolo, è un piccolo e saporito caso nella storia della formazione. La sede è stata ristrutturata, le cantine riempite, e circa 600 studenti hanno già frequentato l’Università, inclusi quelli distaccati nella sede di Colorno (Parma). Pionieri di una realtà, unica nel suo genere, dedicata completamente all’esplorazione del cibo, testimonianza di come gli italiani prendano seriamente l’atto di mangiare: una passione nazionale.

Capiamoci, l’Università di Scienze Gastronomiche, che ha il suo blog, non è un’altra scuola di cucina, A Pollenzo di pentole e padelle se ne vedono poche. Qui si insegnano “Storia della Gastronomia”, “Semiotica e comunicazione alimentare”, “Sistemi di ristorazione”. L’approccio al cibo è umanistico: da dove viene, come è fatto, di che cosa sa. Per il corso triennale, gli studenti che arrivano da Italia, Stati Uniti, Giappone, Germania, e la cui formazione prevede continui spostamenti tra aziende agricole, vigne e ristoranti, pagano all’incirca 20.000 euro all’anno. Nella retta annuale sono compresi i pasti, l’alloggio negli appartamenti di Bra, a 5 km da Pollenzo, i libri e la connessione a internet.

Un istituto inutile per disoccupati di lusso? Se leggendo siete stati accarezzati da questo pensiero dovete ricredervi. I responsabili di Pollenzo rispondono con le borse di studio per i meno facoltosi, che sono molte, al pari delle carriere iniziate: ministero delle Politiche Agricole, grandi aziende dell’alimentazione, giornalismo gastronomico.

Pollenzo e Colorno sono atenei privati riconosciuti dal ministero dell’Università cui spettano i contributi previsti per questo tipo di scuole. Un milione di euro mai arrivato finora perché l’istituto era in attesa del riconoscimento, dicono preoccupati gli organizzatori. Ci sono stati poi i finanziamenti dalla Regione Piemonte, sia con il governatore Enzo Ghigo, centro-destra, che con Mercedes Bresso, centro-sinistra, e di molti soci privati. Tra questi Oscar Farinetti, l’inventore di Eataly, il supermercato del gusto. Che in cordata con un gruppo di imprenditori privati e pubblici, ognuno dei quali contribuirà con 150 mila in tre anni, vuole ora rilanciare il progetto. “Dal punto di vista commerciale l’Università continua ad essere un successo: abbiamo 600 richieste l’anno, da tutto il mondo, per 60 posti”.

Speriamo ce la facciano. Perché più che una scuola, l’Università di Scienze Gastronomiche è un ethos, un’idea. L’idea che le persone siano veramente ciò che mangiano, e che la gastronomia sia in grado di aprire una finestra nella loro anima, con pari dignità rispetto alla pittura, l’architettura, la musica.

[Fonti: Unisg, Repubblica Torino. Immagini: Unisg]

commenti (25)

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  1. Avatar alberto ha detto:

    …sia Ghigo sia Bresso hanno anche ampiamente finanziato l’avventura del Premio Grinzane Cavour…
    E allora ?

  2. Continuo a pensare che l’approccio “umanistico” sia proprio il punto debole di questa universita’.
    Ci vorrebbe invece una forte iniezione di scienza. “meno filosofia e piu’ genetica agraria. Meno comunicazione e piu’ chimica”.

    1. Non vedrei male una combo dei due approcci…
      “Filosofia + genetica agraria. Comunicazione + chimica.”
      Why not?

      Comunque se fossi più giovane (sospirone) sarei seriamente tentato di iscrivermi a questa università: mi sembra un progetto unico nel suo genere in Italia e non solo.

      Giacomo
      thebigfood

    2. Certo, ma a mio parere il problema (che mi e’ stato anche confermato da alcuni ex docenti dell’Universita’) e’ che ora e’ troppo spostato sugli aspetti cultural-filosofico-comunicativi e la scienza e’ abbastanza marginale.

    3. Avatar Masen ha detto:

      Direi che allora sarebbe interessante curiosare nel sito del corso di laurea in Scienze Gastronomiche della facoltà di Agraria di Parma.
      Corso di laurea di una università pubblica, statale, con tassa di iscrizione “umana” e formazione umanistica-scientifica.
      Pochi soldi (Università pubblica ….) molto impegno …

    4. Avatar luca ha detto:

      Ok, tassa “umana”, ma NON ha nulla a che vedere con la laurea di Pollenzo.

    5. Confrontando i corsi delle due lauree mi pare che da Parma escano laureati che, almeno in teoria, ne sappiano molto di piu’ sugli alimenti e sul cibo, con basi scientifiche piu’ solide, e meno di tutto quello che gira intorno al cibo (la parte sociologica-comunicativa-storica-…)

    6. Avatar Martina ha detto:

      Mi spiace doverti contraddire, ma io sono una studentessa di Scienze Gastronomiche della facoltà di Agraria dell’Ateneo di Parma e in quanto tale ho le conoscenze giuste per affermare che la nostra preparazione abbraccia tutti i rami della gastronomia; sicuramente c’è una maggiore attenzione all’ambito scientifico ma non si limita a quello. La preparazione e i contenuti che ci vengono inculcati sono più ampi e riguardano anche l’ambito umanistico. Faccio un esempio pratico: sia a Bra che a Parma si sostiene l’esame di “Storia dell’alimentazione”; il materiale su cui studiamo é lo stesso (libri uguali) con la differenza che noi a Parma abbiamo ancora un testo in più da studiare!!!
      Sembrerebbe scontato dirlo ma “non sempre con il denaro si ottiene la qualità”
      Saluti.
      Martina

    7. Avatar Fabio ha detto:

      Ciao , sono indeciso sul master di scienze Enogastronomiche e visto il costo di quasi 17000 euro vorrei un vostro parere. Il gioco varrebbe la candela? Il costo e´ giustificato o sfrutta la notorieta´ed il marchio made in Italy senza dare un effettivo ritorno? he ne pensate?. Vi prego di rispondere. Saluti.

    8. Avatar nicola ha detto:

      infatti questa è una laurea senza sbocchi basta vedere il programma .

  3. Avatar Chiara (un'altra) ha detto:

    Io, seppur non più giovane, se vincessi una quota inaspettata a una qualche forma di lotteria..mi ci iscriverei subito!

    Putroppo è fuori dalla mia portata e questa è una delle poche (anzi pochissime) cose che rimpiango del non essere economicamente molto agiata!!

    1. Avatar giulia ha detto:

      quoto in pieno…e le borse di studio sono tipo 2…miiii

  4. Avatar fabrizio scarpato ha detto:

    Vado a braccio a rischio di esser impreciso, ma l’argomento è interessante e son mosso da curiosità. Pollenzo è molto bella, il lavoro di restauro di tutto il complesso e del borgo molto ben riuscito, ma io l’ho vissuta come una cattedrale nel deserto: mi ha colpito che ci fosse un matrimonio con sposi a fare le foto rispetto ad un brulicare simil campus di giovani. E’ vero, era sabato, ma lo stacco d’atmosfera mi sembrò eccessivo.
    Vorrei anche ricordare che nella stessa struttura sono avviati un albergo di livello (con campo da golf nelle vicinanze), la Banca del Vino nei sotterranei, il ristorante Guido nelle scuderie attigue, e forse qualcos’altro: mi piacerebbe sapere se l’Università comprende ed eventualmente subisce anche gli andamenti economici di queste attività parallele o se ne è separata amministrativamente e nel bilancio, tenendo conto che gli studenti sono solo 60 e che Colorno non mi pare sia una sede di corso di laurea, ma solo di masters post laurea (che forse è meglio).

  5. Ci vorrebbe una via di mezzo fra Pollenzo e il Culinary Institute of New York…
    Per forgiare gli Chef del domani, ma anche i futuri manager food e beverage, con solide basi di lavoro e di cultura…

  6. Avatar Flavio ha detto:

    l’articolo della Stampa è un po’ vecchio.
    I problemi rimangono, è vero, ma qualcosa di grosso è cambiato da allora: le elezioni hanno portato una giunta regionale a guida leghista.
    Slow food saprà tessere buoni rapporti come ha dimostrato sin ora ma sicuramente non saranno migliori di quelli con la Bresso.
    Se il salone del Gusto 2010 avrà i finanziamenti del recente passato (i soldi dovrebbero già esser stati stanziati) per il futuro chissà…speriamo bene.

  7. Progetto magari interessante, ma troppo caro per persone normali,troppo lungo il percorso per chi voglia perfezionare o acquisire nuove conoscenze.Questa e’ la mia sensazione.Slow food (tanto di cappello) vista la grande richiesta potrebbe pensare anche a corsi piu’ “umani”. Sia nel costo che nella durata,allo scopo di formare qualificati operatori del settore enogastronomico.che acquisiscano anche un po di filosofia Slow,ma che possano anche affrontare le difficolta’ del “mercato”della ristorazione ,distribuzione,enotecario ecc.Qualsiasi sia il settore in cui si ritrovino ad operare che quello studio abbia anche applicazione pratica e non solo culturale e socilogica.Servono persone capaci,che siano in grado di decidere,agire, gestire e contribuiscano a formarne altre.Conclusione,vista le grandi capacita’ di Slow food e di chi ne fa parte,sono convinto che possono fare molto ,molto di piu’.

  8. Avatar Andrea ha detto:

    Ciao ragazzi,
    Sono molto interessato ad iscrivervi a questo ateneo che credo possa offrire una grande esperienza e preparazione.

    C’è qualcuno che lo sta frequentando che mi può contattare, mi piacerebbe avere alcune informazioni sulla difficoltà del test d ingresso.

    Grazie 1000

    Andrea

  9. Avatar nove mesi dopo ha detto:

    Colorno, scienze gastronomiche addio

    Parma, 15 gen – L’Università di scienze gastronomiche lascerà Colorno. La smobilitazione tra le stanze della Reggia, proprio a fianco della scuola internazionale di cucina Alma, è iniziata da alcune settimane e diverrà effettiva a marzo col passaggio definitivo delle attività didattiche sinora svolte a Colorno nell’altra sede a Pollenzo. A confermare l’abbandono è il direttore amministrativo Carlo Catani: «non ci sono dissapori o contrasti all’origine di questa decisione, la scelta è di carattere strategico e rientra nell’ottica di una razionalizzazione economica e didattica che tiene anche conto delle indicazioni ministeriali che spingono verso l’aggregazione delle sedi».

    Cristian Calestani sulla gazzettadiparma.it, da parmense che altro posso dire?