Venezia, la gastroxenofobia di sinistra

Venezia vieta il kebabGli abbiamo detto che non avendo vere palle per fare leggi di segregazione razziale, e magari farsi sputare dal mondo, si accontentano di proibire il kebab. Ci siamo andati pesanti, abbiamo scritto prima di Lucca, poi di Altopascio, Bergamo e Milano, che non potendo bombardare Gaza se ne sono venute con l’idea di una fatwa contro i cuochi Saraceni. Ma l’altro giorno è stata la giunta di Venezia a bloc­care le nuove aperture di kebab. A chi lo diciamo adesso che questo benedetto kebab è proteine, latticini, vitamine e gusto? A Massimo Cacciari? E io che mi pensavo il sindaco illuminato, “l’unico intellettuale esistente a sinistra”, lo sapesse da sé.

E pazienza se ha deciso che possono aprire solo negozi utili a chi vive a Venezia. E pazienza se ha assodato che il cibo consumato in strada è disdicevole per i turisti. E pazienza se pensa che di questo passo i locali tipici del centro storico spariranno. E pazienza se il suo senso estetico rifiuta gli arredi dei kebab inadeguati alle architetture della città. Ma scusate, allora perché non ha proibito i fast food? Non fa differenza neanche se parliamo di puzza. E perché ho come l’impressione che nonostante le onde viola e i No-B Day, la xenofobia gastronomica abbia contagiato anche la sinistra?

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

7 dicembre 2009

commenti (31)

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  1. Purtoppo stiamo cedendo sempre piu in basso!
    Non che il kebab sia esente da frodi e schifezze, ma la qualita alimentare di posti come venezia ,roma,atene, parigi, ecc. fa veramente pieta.
    E possibile che per magiare un pasto decente e che rientri dentro i termini (il cibo italiano e’ piu buono)sia cosi difficile?
    Purtoppo chi ha la fortuna di lavorare dove la gente arriva a gogo, non si degna nemmeno di pensare a vendere un cibo buono, ma solo a pensare di riempire le prorpie tasche, a qualunque costo anche vendendo merda.
    Ma di far chiudere i locali italiani che vendono cioffeghe No!???
    E poi la famosa legge del mercato? proprio venezia che dominava il modo con il commercio……ora che si sente dominata vuole trovare una legge ad personam! :)))

    1. Strano, io viaggio per lavoro e c’è sempre la possibilità di trovare posti dove si mangia bene, così come posti dove il cibo fa schifo. E non è questione di kebab. Accade in località turistiche e no.
      Che altro dire? Non si può proibire il kebab. Questo discorso a Venezia andava fatto quando nelle botteghe dei vetrai non c’erano più italiani. Non dico che bisognava obbligare i maestri ad assumere solo italiani, ma non c’è stata una politica di salvaguardia delle abilità tipiche di Venezia.
      Non è colpa degli stranieri, è colpa nostra.

  2. 1.Cacciari è uno che ragiona ogni tanto.
    2.Venezia è unica, e al limite delle sue capacità.
    3.Per Venezia ci vorrebbero dei blocchi rigidissimi ai turisti mordi e fuggi, come ai piccioni.
    4. Venezia può farcela! Partire dal basso o dall’alto è uguale! Bisogna fare tutto il possibile per tutelare Venezia, Come la Nostra Storia, le Nostre Città.
    Addio Kebab.

    1. “Per Venezia ci vorrebbero dei blocchi rigidissimi ai turisti mordi e fuggi, come ai piccioni.”

      e ci spieghi anche il perche’ ?
      se vado a venezia il mattino e torno la sera sono mordi e fuggi ? se mangio un panino invece di una pasta scadente pagando 30 euri sono un infedele ?

      se la voglio vedere devo starci 10 giorni o nisba ? lo sai quanto costa il giornaliero del turista mordi e fuggi sul vaporetto ?

    2. Hai detto bene.
      Ti conviene comprarti un dvd documentario su Venezia e guardartelo in pace con i pop corn.
      Buona Visione.

    3. Spiegami il motivo per favore … non e’ una provocazione, voglio proprio sapere perche’, seconod tem, non dovrei fare turismo “rapido”.

      Quando poi sarai sindaco di Venezia e mi vieterai espressamente di visitarla con opportuna ordinanza allora non la visitero’.

      Fino ad allora, mi dispiace, ma faro’ quel che mi pare nel pieno rispetto della legge vigente.

      L’educazione civica fa la differenza, in una visita di un’ora cosi’ come in una di 10 giorni.

    4. Hai detto ancora bene! L’educazione Civica.
      1. Venezia non è Gardaland.
      2. Bisognerebbe fare la richiesta scritta per visitare Venezia e poi se viene accettate si va a visitarla.
      Per intato consiglio a tutti quelli che vogliono andare a visitare Venezia, di studiare la Storia di Venezia così arrivano alla data della visita preparati.
      Buon Studio a tutti.

    5. “2. Bisognerebbe fare la richiesta scritta per visitare Venezia e poi se viene accettate si va a visitarla.”

      La richiesta la verificherebbe un rinnovato consiglio dei dieci presieduto da te? E su quali basi? Io non sono nato a Venezia e non ci vivo, ma il mio cognome compare nel libro d’oro (uno dei casati “longhi”) e di amici residenti ne ho piu’ d’uno: avrei magari diritto ad uno speciale lasciapassare per brevi visite o dovrei farmi autorizzare di volta in volta?

      Hai detto bene che Venezia non e’ Gardaland: difatti Gardaland e’ un luogo privato per entrare nel quale si paga il biglietto – ma a giudicare da quel che scrivi sembrerebbe che in nome di un’aberrante idea di conservazione della citta’ tu voglia trasformare il capoluogo del Veneto in un museo con ingresso a numero chiuso.

      Parlando poi di conoscenza (e comprensione) della storia di Venezia, considerato che il Fondaco dei Turchi venne istituito nel XVII secolo dubito proprio il kebab sia un arrivo recente in citta’…

  3. Questo post è molto bello.
    Bello perchè dice la verità sul montante razzismo italiano. Razzismo purtroppo oramai senza confine di credo politico.
    .
    Non c’è niente da fare, prima gli anni ottanta con il craxismo e la “Milano da bere”, poi il Berlusconismo, ci hanno consegnato un trentennio devastante, culturalmente ben peggiore del ventennio fascista. Hanno cambiato la testa degli italiani, ci hanno portato ad un imbarbarimento collettivo altrimenti impensabile..
    .
    C’è molto da lavorare e non sono sicuro che saremo in grado di farcela.
    .
    Ciao

    1. Sono assolutamente d’accordo con te, punto per punto.

      E’ strano, perché stai al Sud.

    2. Ho molta paura di queste forme di razzismo alimentare, che con la scusa di salvaguardare le tradizioni alimentari del ns. paese decidono chi (per adesso negozi di kebab) può o non può aprire negozi di generi alimentare, forse qualcuno quando invia i suoi post dovrebbee andarsi prima a rileggere quelli che a fin quì ha inviato, si renderebbe conto che l’integralismo che lui combatte, è identico a quello che lui usa nei suoi post quando parla che solo al nord si sta bene che solo al nord si mangia bene e via discorrendo.

  4. Ho fatto una breve ricerca per verificare se in altre nazioni fossero stati presi provvedimenti del genere, ma senza successo. Avrebbe avuto piú senso per me: ho visto provvedimenti presi in toto da un’altra nazione e applicati qui con effetti disastrosi poiché non avevano tenuto conto che forse (ironico) le condizioni sociali e politiche erano un pó diverse.
    Per me il solo fatto che il governo entri nel merito di ció che é business privato mi fa rabbrividire. Se poi questa regolamentazione é mirata a discriminare una sola categoria, mi fa perdere il sonno.

    Il problema sono delle regolamentazioni sciatte, parziali che permettono a posti che dovrebbero essere chiusi di servire cibo che, per il prezzo a cui é venduto, non puó che essere scadente. E non parlo dei Kebab: parlo delle pizze, dei panini, dei tramezzini o del menu “primo+secondo+contorno+dolce=10 euro”, frequentato ahimé, da italiani…

  5. “primo+secondo+contorno+dolce=10 euro” gr

    Scadente??? E perchè mai?

    125 gr di pasta di gragnano = 0,25 euro
    olio, pomodoro e basilico = 0,75 ”
    120 gr. carne = 2,00 ”
    contorno = 0,80 ”
    pane e acqua minerale = 0,70 ”
    dolce = 0,50 ”

    TOTALE = 5,00 ”

    Se il locale ne ricava 10, il guadagno è poco, ma tutto contribuisce a pagare le spese di gestione.

    Certo, non è da stellati, ma neppure “scadente”. Più o meno come si mangerebbe a casa, in un pasto “veloce”.

    1. Non mi va neanche di contestare i tuoi costi ma prendendoli per buoni ti garantisco che con quelle cifre o il cibo è scadente, o è preparato in modo scadente, o non si pagano tasse e dipendenti o più cose insieme.
      A quelle cifre i costi di gestione si aggravano e di certo non si contribuisce a pagarli.

      Senza essere stellati.

    2. aggiungo i fondamentali. se hai costi pari a 5 devi vendere a 20. se vendi a meno é come dice Fabio Spada.

    3. Purtroppo è così, ma mica solo nella ristorazione: la materia prima deve stare entro il 30% del prezzo al cliente, altrimenti non funziona proprio la storia del Valore Aggiunto… si parla di lavorazione, di trasformazione, non di rivendita.

    4. Spesso il menu a 10 euro non comprende le bevande, su cui il ricarico è elevatissimo, e se si chiede una variazione o aggiunta sono dolori.

  6. Sono di Venezia e non mi sento così aggredita dal fast-kebab piuttosto che dal fast-american style. Trovo molto più sgradevole trovare in ogni bar o locale pubblico torri di piadine, o focacce varie, o pseudo ristoranti con piatti insulsi solo per il “turista” Per non parlare dei prezzi diversi applicati – se un panino costa €4,50 io lo pago 2,50 solo perchè non turista…- ho provato anche a protestare, mi hanno risposto che la città vive di stagionalità (vorrei sapere qual’é la bassa stagione). Che poi siano necessari dei negozi “utili” è indubbio. Se mi serve una lampadina alogena devo andare a Mestre (se invece cerco della paccottiglia pseudo-vetro di Murano, finti pizzi, ridicoli souvenir allora ho solo l’imbarazzo della scelta)

    1. Il concetto di negozio utile mi ricorda quello di laboratorio artigiano nelle viuzze del centro romano.
      Ogni anno parte la protesta dei residenti che si lamentano che non ci sono più i calzolai, i corniciai, il tappezziere…
      “Le botteghe finiscono tutte per essere trasformate in paninari etc…” giusta lamentela, situazione deprecabile.
      Ma sembra che questi laboratori artigiani siano dotati di vita propria e che non serva fisicamente un essere umano che tiri su la serranda, che ci lavori, che paghi l’affitto e che, figlio anch’esso di questo tetro capitalismo, cerchi di trarne i mezzi di sostentamento per sé e la propria famiglia. Nel qual caso concordo anch’io: salviamoli.
      Altrimenti se quest’essere umano ci deve essere, la domanda la cui risposta mi sfugge è: ma chi dovrebbe aprirli questi laboratori? C’è un nutrito gruppo di calzolai senza fissa dimora di cui non sono a conoscenza a cui viene impedito di prendere in affitto i locali sfitti?
      E poi al/la giornalista che porta avanti la battaglia, la seconda domanda: ma veramente penseresti di farti risuolare le Nike?

    2. Nel centro di Roma conosco personalmente diversi artigiani che, dovendo scegliere tra il pagare l’affitto di casa e quello del laboratorio, ormai alle stelle per via del traino di locali, bar, ristoranti, ecc., si sono messi una brandina nel laboratorio medesimo…

    3. in una terra in cui il popolo, il popolo non tricche e ballacche, ha vietato la costruzione di nuovi minareti, perché quelli che ci sono bastano; in una terra che permette lo sviluppo e l’intergrazione culturale e religiosa; in una terra in cui non si può pregare in strada verso la Mecca perché integrazione significa anche il rispetto delle altre culture; in una terra in cui nascono kebabbari ad ogni angolo si assite ad un’evoluzione del kebabb. l’utilizzo di carne diversa, dalle classiche supposte preconfezionate industriali, maiale, cervo, agnello, vitello e panache ben articolate.
      i ragazzi tra i 14 ed i 18 anni preferiscono il kebabb al mc sorpassando anche alla pizza tra i ‘cibi di strada’. la motivazione? il rapporto qualità prezzo e una maggiore soddisfazione nel consumo.
      non la Venezia di sinistra o di destra ma credo sia una città che non percepisce più l’importanza del turista che ha assunto sempre più la figura di un agrume solo da spremere

  7. Stiamo sull’argomento:
    1.Venezia non è Gardaland.
    2.I Negozi che vendono kebab per ora, sono veramente brutti!
    3.Pensate di avere un palazzo del 700 che ogni giorno è preso di mira da turisti di un giorno con pranzo al sacco che entrano ed escono per visitarlo, che però non pagano per entrare, perchè il vostro palazzo è un bene pubblico di “enorme valore artistico”.
    4: Voi cosa pensate di fare per tutelarlo, dopo che un camioncino che vende kebab ha aperto nel giadino del palazzo?
    5. E questo ambulante ha “creato” un centro di aggregazione dove gruppi di turisti bivaccano, a voi non resta che pulire la spazzatura che lasciano, e prendere le lamentele di turno perchè avete il giardino del vostro palazzo del 700 senza bagni pubblici!

    1. A Venezia ci sono stato una settimana fa, e ho notato dei fantastici chioschi di due metri quadri che vendevano tranci triangolari di pizza, dall’aspetto osceno (sia i tranci che i chioschi) e altri belli colorati che vendevano frullati. Vorrei capire se la paccottiglia di questo tipo dà fastidio in generale o solo quando l’oggetto del contendere è, diciamo così, “esotico”…

  8. Vivo in grecia da 4 anni.
    5 anni fa’ in centro a Salonicco un italiano (Franco) ha aperto la prima gelateria italiana. (qual il gelato sono abituati a comprarlo in pasticceria)
    Dopo circa 4 anni anno aperto altre 5 gelaterie italiane vicino a Franco.
    E sono tutti grechi!
    Allora perche sti kebab non ve li aprite oi veneziani? se e’ un discorso di posti di lavoro!
    Altrimenti vendetevi il kono pizza, se ritenete che e’ meglio perche italiano!

    1. Forse lei ha colto nel segno!
      Difatti il problema che hanno i negozi kebab è che sono troppo islamici come stile e come gestione.
      Quindi una bella lavata all’italiana sicuramente gioverebbe molto!
      Bravo.

    2. Ne ho sentite di cretinate, ma questa….
      Secondo te se un esercizio commerciale è gestito da italiani, SOLO per questo, è automaticamente buono?
      Hai idea di quale sia la qualità dei ristoranti italiani gestiti da italiani?
      Io ho lavorato in due ristoranti/pizzeria italiani ed uno forse esagerava nella pulizia, ma un altro era veramente da vomito. Me ne sono andato dopo pochi giorni!

  9. Non mi va neanche di contestare i tuoi costi ma prendendoli per buoni ti garantisco che con quelle cifre o il cibo è scadente, o è preparato in modo scadente, o non si pagano tasse e dipendenti o più cose insieme.
    A quelle cifre i costi di gestione si aggravano e di certo non si contribuisce a pagarli.

    Il cibo non è scadente, e l’ esempio della pasta “di gragnano” dovrebbe essere indicativo.
    E’ chiaro, come credo succeda dappertutto, che un ristorante che a pranzo offre menù a prezzo concordato, alla sera si orienta su altre proposte gastronomiche, con conti “normali” di 40 o 50 euro.

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