di Francesca Romana Mezzadri 7 Gennaio 2016
schiscetta

Lunch box per gli esterofili, schiscetta per i milanesi, ma anche gamella e persino gavetta: il portavivande fa ormai parte del look di ogni categoria di lavoratori e, chiuso in borsettine dedicate più o meno eleganti e di design (io adoro quelle di stoffa giapponesi), si abbina alla ventiquattrore come alla It Bag, allo zainetto come alla tracolla.

Le motivazioni per portarsi al lavoro il pranzo da casa sono le più diverse.

Economiche: mangiare al bar o in trattoria può incidere non poco sul portafogli, anche per i fortunati che hanno ticket e buoni pasto vari che, per quanto ne so (ma avuti), coprono solo una minima parte di spesa.

Salutistiche: mangiare nei luoghi di cui sopra (ma anche in molte mense aziendali) vuol dire ingurgitare cibi troppo calorici, troppo conditi e dalle qualità nutrizionali mediocri.

Goderecce: questa è certamente la motivazione che preferisco. Per mettere fine a panini possi e salumi sudati, paste collose e verdure sfatte, niente di meglio di un buon cibo home made, confezionato pregustando già il piacere di mangiarlo.

A patto di non agire frettolosamente e commettere sbagli grossolani. Che in pausa pranzo vi farebbero rimpiangere persino la lasagna scotta scaldata al micro della tavola calda all’angolo.

1. Usare cibi dozzinali

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Aprire e versare a casaccio nel lunch box una lattina di tonno, una mozzarella in busta, una manciata di piselli in barattolo non significa preparasi il pranzo, ma mescolare prodotti scadenti e relativi additivi.

Certo chi, con questa formula, prepara anche i pasti casalinghi, non ci vedrà nulla di male.

Ma voi, buongustai lettori di Dissapore, che passate il tempo a cercare l’ingrediente migliore, il ristorante gourmet, la ricetta perfetta, non potete scadere così.

Se proprio non ve la sentite di cucinare, almeno mettete insieme ottime materie prime, selezionando con cura formaggi e salumi, usando verdure fresche o cotte da voi e conserve casalinghe e cercando, in generale, di creare un pasto equilibrato dagli abbinamenti azzeccati.

Peggio ancora, secondo me, i tramezzini e i panini in atmosfera modificata, le paste e le zuppe pronte in vaschetta da scaldare al micro (sempre che il vostro posto di lavoro ne sia fornito), fra salse di dubbio gusto e glutammato a go-go.

Formule di pranzo usa-e-getta neppure troppo economiche.

2. Pensarci all’ultimo

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Una buona schiscetta richiede organizzazione. Nessuno di voi vuole puntare la sveglia mezz’ora prima per cucinarsi i fusilli, e dopo cena preferite guardare un film, leggere un libro o fare qualunque altra cosa vi piaccia piuttosto che rimettervi a spignattare.

Io ho individuato la soluzione nel cucinare, la sera, con lungimiranza e, all’occorrenza, doppio.

Sto facendo lo spezzatino o la ratatouille? Intanto, faccio lessare un po’ di riso che, condito con quel che resta dei miei intingoli, il giorno dopo sarà un pranzetto gustoso.

Se preparo la pasta, ne butto una porzione in più.

Se faccio la frittata, aggiungo due uova già pensando al sandwich che al mattino dopo, in cinque minuti, preparerò infilandola in due fette di pane con senape e rucola.

Il giochino funziona con tanti piatti e soprattutto con quelli orientali: Basmati o noodles, saltati con verdure, carne, gamberetti e spezie, danno grandi soddisfazioni nel lunch box.

Altrettanto gustose la maggior parte delle paste asciutte, con l’unica eccezione di quelle con formaggi filanti, fondute e simili, che raffreddandosi diventano chewing gum. Le altre, comprese le paste al forno, secondo me sono godibilissime anche fredde.

Non solo: molte preparazioni sono addirittura più buone il giorno dopo. Le caponate, le polpette, le cotolette, le zuppe dense di legumi e ortaggi saranno deliziose che abbiate o meno la possibilità di scaldarle.

3. Condire subito

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Capitolo insalatone: sempre rispettando quanto detto al punto 1, e quindi selezionando con cura gli elementi, sono un’ottima soluzione a patto di condirle appena prima di mangiarle.

Non è un segreto, infatti, che lattughe, spinacini e misticanze varie a contatto con il sale e la parte acida di vinaigrette, citronette e salse si affloscino miseramente. Così reagiscono tutte le verdure crude e cotte, che rilasciano acqua e formano sul fondo della gamella un laghetto poco invitante.

La soluzione, spesso integrata nei contenitori di ultima generazione, è un barattolino a parte in cui versare olio, aceto e sale (o quel che più via aggrada), che oltretutto basterà scuotere qualche istante per emulsionare perfettamente tutti gli ingredienti, prima di versarli sull’insalata.

Soluzione B: una piccola scorta in ufficio di ottimo olio extravergine d’oliva, un boccettino di aceto basamico, sale, pepe, Tabasco, Worcestershire Sauce, senape, salsa di soia… Sì, sto esagerando, lo so.

4. Mangiare sulla tastiera del pc

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Non solo perché si riempie di briciole (a proposito, individuate sul tragitto casa-ufficio un buon panificio dove acquistare tutte le mattine un panino fresco). Ma anche perché quella del pranzo deve essere davvero una pausa.

Ingurgitare distrattamente qualcosa pescato dal portavivande mentre navigate in rete, per poi richiudere tutto e riattaccare a lavorare, non è esattamente staccare.

So che non tutti hanno a portata di passeggiata un parco dove splende sempre il sole e la temperatura clemente invoglia a sedersi su una panchina a pasteggiare in tranquillità. E non tutti gli uffici dispongono di una sala relax dove accomodarsi per mangiare in compagnia dei colleghi più simpatici.

Però, se possibile, fate un po’ di spazio, stendete una tovaglietta, ascoltate in cuffia un po’ di buona musica o, perché no, regalatevi una buona lettura mentre vi godete il vostro buon cibo e la vostra sacrosanta pausa.

E non rinunciate, col bello o col cattivo tempo, a uscire e raggiungere il bar per un buon espresso, invece di imbruttirvi davanti alla macchinetta del caffè prima di rituffarvi negli impegni professionali.

5. Bullarsi con i colleghi

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In seguito a uno spiacevole episodio, imparai presto a tenere per me la bontà delle mie schiscette.

Accadde in un nuovo ufficio, con nuovi colleghi che, curiosi dei miei pranzetti, aspettavano l’una per vedere cosa avessi preparato quel giorno. Io, con piacere magnificavo le mie pietanze e la mia abilità in cucina e mi schermivo: “Cosa vuoi che sia, ho solo messo insieme un po’ di roba che avevo in frigo”.

Dopo un po’, fin dal mattino mi domandavano cosa prevedesse quel giorno il menu, complimentandosi per la mia creatività e bravura.

E insomma, non ci volle molto prima che mi proponessero di cucinare un po’ di più in modo che ce ne fosse per tutti, ricevendo in cambio piccoli favori da ufficio, una scorta extra di cancelleria dalla segreteria, il caffè di metà mattina recapitato al tavolo, l’esenzione dai meeting più noiosi.

Lusingata dagli apprezzamenti e grata per le carinerie, mi ritrovai ben presto ad allestire cesti da pic nic carichi di ogni ben di dio: un lavoraccio.

Dovetti cambiare ufficio. E da allora, imparai la lezione: non far mai vedere al vicino di scrivania che ciò che mangi è più buono di quello che mangia lui.

E dunque, raccontatemi: in questi giorni in cui si riprende con la routine e si ritorna al lavoro, porterete il pranzo da casa? Cosa porterete? E perché?

Forza, dissaporiani, raccontatemi la vostra schiscetta perfetta.

[Crediti | Link: Dissapore, immagini: Operation lunch box]