di Cinzia Alfè 15 Ottobre 2016
torta al cioccolato landeau

“Aaaah!”,  “Mmmhhh”,  “Ooooh..”. Quante volte avete sentito questi mugolii di piacere levarsi dalle gole profonde di amici e parenti dopo la degustazione dei vostri manicaretti?

Peccato che non sempre fossero così sinceri.

Quelli  che però  riceveva Isabel Landeau, evidentemente lo erano.

Infatti, quando la giovane Isabel offriva agli ospiti la sua paradisiaca torta al cioccolato, questi andavano talmente in visibilio, e soprattutto gli “oooh” di lode sembravano così sinceri, da indurla a vendere la sua torta anche al pubblico, gettandosi con entusiasmo nella nuova attività.

Nuova, certo, perché l’intraprendente pasticciera, pasticciera non è: in realtà è una designer di Lisbona, in Portogallo, con l’hobby dei dolci e che,  spronata dal consenso ricevuto dalle sue torte presso amici e parenti, ha deciso di aprire un proprio locale per vendere anche al pubblico la sua sempre apprezzatissima torta al cioccolato.

Prima di gettarsi a capofitto in questa impresa, però, la diligente Isabel ha trascorso ben nove mesi della sua esistenza a cercare di migliorare ulteriormente la sua  torta al cioccolato, provandone varie versioni, con diverse consistenze e sapori, per arrivare infine alla “ricetta perfetta”, alla “torta al cioccolato più buona del mondo”, come l’ha definita la rivista americana Food & Wine.

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E dopo nove mesi di sperimentazioni, di tentativi, di impastamenti e prove varie, la torta più al cioccolato più deliziosa che possiate immaginare è finalmente nata.

Talmente buona, o meglio, così “diabolicamente buona” –definizione del New York Times– che nel suo negozio di Lisbona, in R. Rodrigues de Faria 103, Isabel vende solo quella.

Nel suo confortevole locale, infatti, Landeau vende solo la diabolica torta e basta, al limite accompagnata da qualche bevanda calda come caffè e cioccolata.

Ma i clienti che affollano la pasticceria mono-prodotto non sembrano sentire la mancanza di altri dolci, consci di avere sottomano il meglio che possano desiderare in merito.

La torta è infatti unanimemente riconosciuta come una vera delizia, e il suo successo è stato tale che buona parte della stampa internazionale si è interessata al fenomeno, tra lo stupore della stessa Isabel, che ha candidamente ammesso  di non aver certo immaginato un tale successo per la sua dolce creazione.

Ma ad oggi, il piccolo Caffè di Lisbona dove viene servito questo capolavoro è indiscutibilmente un must per tutti i buongustai e gli amanti del cioccolato, una meta obbligata di viaggiatori e turisti che, se si trovano a passare per il capoluogo portoghese durante i loro pellegrinaggi, non possono assolutamente mancare l’assaggio di questa meraviglia, venduta inoltre al modico prezzo di 2,80 euro, per la fetta “piccola”.

Oltretutto godendo della magica atmosfera, un po’ retrò, che il locale sa regalare: un luogo inondato di luce, ovunque pervaso dal profumo di cioccolato e cacao, con un caldo bancone centrale in legno dove fretta e preoccupazioni sono banditi.

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Un’oasi di pace dove ritemprare corpo e spirito non solo gustandosi la torta, ma anche scorrendo mollemente una delle numerose riviste o libri relativi al cioccolato tra quelli disponibili o, magari, sorseggiandosi un tè caldo.

Qui, la vostra parte di paradiso vi verrà servita con un candido tovagliolo e accompagnata da coltello e forchetta, per dare a questo attimo di puro godimento gli strumenti adatti per assaporarlo al meglio.

E non solo  abbiamo   potuto leggere in rete innumerevoli  commenti, tutti  entusiastici e positivi, dei fortunati mortali che l’hanno assaggiata, ma abbiamo anche potuto farci venire l’acquolina in bocca sezionando con occhio da chirurgo le innumerevoli foto che si possono trovare sul web, e farci persino venire –i più arditi fra noi– la voglia di provare a farla in casa.

Dalle immagini, infatti, sembrerebbe una torta composta da due strati diversi, più la spolverata in superficie a base di cacao amaro in polvere: quello sottostante formato da una classica torta da forno di consistenza umida e probabilmente con una dose minima o nulla  di farina, della famiglia cioè dei fondant o dei moelleux (un po’  tipo la “torta tenerella” del pasticciere Maurizio Santin, per intenderci).

Mentre il secondo, voluttuoso strato –che, siamo sicuri, è quello che fa la differenza– è  costituito da una morbida e avvolgente crema che, se non sapessimo che la torta è servita tiepida, potremmo scambiare per una semplice ganache montata.

Sapendo però che il calore non è così amico delle ganache montate, opteremmo quindi per una mousse a base di crema al burro o di formaggio, tipo cream- cheese o anche mascarpone, per noi italiani.

Ma sono solo supposizioni.

Congetture per illuderci che potremmo tentare di riprodurre tale delizia nel tepore della nostra cucina, avendo già la certezza di base che, purtroppo, mai ci riusciremmo.

[Crediti | Link: Food & Wine, New York Times]