di Dissapore Dissapore 23 Marzo 2016
Il consiglio di Sicilia

A primavera, un paio di weekend lunghi e la natura che decide di mostrarsi al meglio consentono di riscoprire angoli di bellezza del nostro paesaggio.

E anche, visto che state leggendo Dissapore, certi ristoranti mica male che riaprono dopo un breve periodo di chiusura.

O che non hanno chiuso affatto.

Ma in primavera godono di una corsia preferenziale in quanto immersi nel verde, magari con vista, o semplicemente perché si trovano proprio nella città in cui vogliamo tornare.

Ne abbiamo scelti 5, diversi tra loro anche per dislocazione, ma a nostro modo di vedere ugualmente imperdibili.

DIREZIONE GENOVA

Ostaia da u santu

1. OSTAIA DA U SANTU – via al Santuario delle Grazie 33, Voltri

Dopo una breve camminata lungo la stradina che da Voltri sale al Santuario N.S. delle Grazie trovate un vecchio casolare contadino, uno spazio con i tavoloni in legno all’ombra di un grande pergolato. Intorno il prato per i bambini e un paradiso di fasce coltivate a ortaggi, erbe aromatiche e verdure con scorci panoramici sul mare.

In lontananza Genova.

A questo punto la signora Silvana, moglie dell’emerito patron Gianni Barbieri, vi avrà già accolti con un piattino di crescentine e brandacujun (pietanza a base di patate e stoccafisso cara ai marinai liguri).

Potete pranzare qui o dentro il casolare ma sempre rallegrati dalla cucina verace: pansoti alle noci, ravioli genovesi con sugo di carne, trofie, minestrone di verdure alla genovese con quel cucchiaio di pesto a fare la differenza.

Oppure piatti antichi che non trovate facilmente neanche nelle osterie dei carrugi, come lo zemin di ceci o la sbira (sono minestre).

Tra i secondi l’insalata di stoccafisso con noci e pinoli, l’irresistibile agnelletto arrosto con patate e carciofi, il coniglio arrosto al rosmarino, la cima e le acciughe alla ligure.

Ma dateci retta, la prima cosa da fare arrivati all’Ostaia è chiedere se c’è il cappon magro. Un compendio di cucina ligure che qui fanno all’antica, da bagnare nel vino della casa.

Prezzo: spenderete senza patemi d’animo poco più di 30 €.

DIREZIONE RAGUSA

Il consiglio di Sicilia, donnalucata

2. IL CONSIGLIO DI SICILIA, Via Casmene, 79, Donnalucata (RG).

Siete a Donnalucata, stazione balneare e piccolo borgo di pescatori un tempo noto come porto di Scicli. Siete, praticamente, in zona Montalbano. Chissà, magari catafottuti catapultati nelle nuove avventure del commissario le cui riprese iniziano a giorni.

Puta caso che, Luca Zingaretti, in vena di smancerie con voialtri fan, dispensi suggerimenti sui ristoranti della zona. Vi direbbe subito: Il consiglio di Sicilia (non è uno scherzo ma una dritta per incontrarlo).

Direte, beh, con tutti i record d’ascolto che fa, uno come Zingaretti non ha problemi di budget: quanto si paga? Si paga più che in ogni altro ristorante di Donnalucata. Si paga il sovrapprezzo Roberta Corradin. Ma attenzione, con straordinaria levità, proprio felici di farlo.

Primo perché trovate nella vulcanica proprietaria una guida che asseconda la vostra voglia di Sicilia con informazioni altrimenti irreperibili: il vino biodinamico, la spiaggia migliore, l’olio introvabile, il cioccolato di Modica, il vip con casa a Chiaramonte, l’ultimo piatto di Ciccio Sultano, la signora della granita.

Poi perché è intelligente e brillante, sempre, a ogni ora del giorno. Perché vi coccola con mille attenzioni che, forse non è vero, ma sembrano pensate soltanto per voi. Sedetevi a un tavolo del gazebo nella piazzetta antistante il ristorante e ci direte.

Ovviamente c’è Antonio Cicero, cuoco, proprietario, e marito di Roberta.

Chiedetegli un trancio di tonno rosso, se possibile con salsa di cipolle di Giarratana. Oppure la spatola al forno cucinata con asparagi, broccoletti e melanzane, o gli spaghetti con la bottarga.

Prediletto da Montalbano è il loro cannolo: ricetta di famiglia svecchiata e alleggerita con ricotta di vacca modicana (aromatizzata all’arancio) e senza canditi.

Prezzo: spenderete non meno di 40 € (ma sono tra i 40 € meglio spesi della vostra carriera di mangiatori).

DIREZIONE VENEZIA

Harrys Bar

3. HARRY’S BARCalle Vallaresso, 1323, Venezia

Due risposte per quelli che vi faranno notare la scelta poco originale. (1) In voi resiste la fissa per Hemingway smaltita dalle persone normali intorno al primo anno delle superiori. (2) Vi piace il brivido, e una volta l’anno amate permettervi qualcosa fuori del vostro budget.

Specie in un locale aperto nel 1931 dove un tempo si fabbricavano le corde per navi e battelli.

La fregatura è dietro l’angolo, ne siete consapevoli, ma in fondo qui, 18,50€ comprano una polpetta e un Martini Cocktail.

Però non restate delusi quando ordinate il cocktail. Il barman lo estrae da un cassetto refrigerato già bello pronto in un bicchiere da shot. Ma come, niente preparazione scenografica, neanche un po’ sbattimento? In confronto la barista che serve il caffè dell’Autogrill è più cerimoniosa!

Calma, state per ottenere adeguata ricompensa. Il barman inizierà a raccontarvi con la erre scivolosa dei veneziani la storia di Giuseppe Cipriani e del cocktail che Hemingway chiamava “Montgomery”, perché ci volevano 15 inglesi per combattere contro un solo italiano (insomma 15 parti di gin per una di Martini).

Dopo molte chiacchiere, avrete sì la sensazione di aver speso una somma probabilmente insensata, ma alla fine ragionevole rispetto a quella che oggi va di moda chiamare esperienza. E’ Venezia, bellezza.

Prezzi: spenderete da 50 € a quanto autorizzato dal plafond della vostra carta di credito

DIREZIONE FIRENZE

Trattoria Mario

4. TRATTORIA MARIO – Via Rosina 2.

Mario non lo scopriamo certo noi. Per cui armatevi di pazienza: il concetto di prenotazione non esiste proprio (come quello di juventino). Invece esiste un rituale consolidato e alla fine piacevole che vi invitiamo a seguire.

Arrivate di buon ora, lasciate il vostro nome e tornate dopo la classica giratina per il centro.

Sgamati come siete approfitterete della vicinanza per fiondarvi al Mercato Centrale di San Lorenzo, riqualificato da Umberto Montano con una food hall di gran pregio gastronomico. Dentro troverete le migliori botteghe della città.

Tornati da Mario sedetevi dove c’è posto, siete in una trattoria senza fronzoli dove i tavoli devono girare, chiacchierate senza badare al chiasso, magari dividete il vino.

Il menu, che non è cambiato molto dal 1953, anno d’apertura del locale, condensa tutti i classici cittadini: pappa al pomodoro, ribollita, bistecca alla fiorentina, arista di maiale e i fagioli del giorno.

Nonostante la confusione il personale è cordiale e sorride, voi però non cercate il pelo nell’uovo.

Prezzi: Forse spenderete ancora meno di quel che pensate, diciamo 25 €.

DIREZIONE BARI

Terranima, Bari

5. TERRANIMA – Via Putigani 215, Bari

Descrivere Terranima non è neanche semplice.

In contrasto che più stridente non potrebbe con i palazzoni del quartiere murattiano nei pressi, immaginate un vicolo lastricato pieno di fascino. Dove, per sovrappiù, è stata riprodotta usando bene la tecnica del trompe-l’oeil un’antica corte pugliese.

L’atmosfera bucolica è rafforzata dai tavoli che prendono il nome degli antichi mestieri, il contadino, il sarto, il barbiere.

Del resto Piero Conte, il proprietario, voleva proprio rievocare la vita agreste nella Puglia d’inizio Novecento, compresi gli ingredienti spesso dimenticati: cipolle d’Acquaviva, ceci neri della Murgia, pomodoro fiaschetto di Torre Guaceto o la vacca podolica del Gargano.

Chi ama la pasta può togliersi più d’una soddisfazione con i panzerotti a lenta lievitazione o con i fagotti di pasta fritta ripiena.

Il genuino repertorio di classici baresi prevede ragù di asino, fave e cicorie, agnello al forno con le patate, lampascioni, alici spinate e fritte, spezzatino di manzo con le carote di Alberobello, tiella di riso patate e cozze.

Prezzi: siete fortunati (o leggete Dissapore) per questo ben di Dio non spenderete più di 35 €.

[Crediti | Immagini: Rossella Neiadin, Foodmetender, Armadillo Bar]