achar a milano, ristorante nepalese

Tra le cucine del sud est asiatico, quella nepalese è una delle meno conosciute e rappresentate: con questo presupposto siamo andati a provare Achar, ristorante di riferimento a Milano. La nostra recensione

Chissà se succedeva anche a voi da piccoli, ma il Nepal è uno di quei paesi che finché non raggiungi quella dose minima di cultura generale e di buon senso non sai mai se esistono davvero. Se sono delle regioni, delle zone, dei popoli vaganti, o semplicemente delle illusioni.

achar a milano, ristorante nepaleseachar a milano, ristorante nepalese

 

 

Questa aurea indefinita, di remoto ed esotico, è sempre sinonimo di qualcosa di speciale, di non inquadrabile e ricco di fascino. Questo mi sembra essere il caso del Nepal, che certamente esiste, incastonato tra i confini di Cina e India, due nazioni impegnative da avere come vicine di casa soprattutto in termini di varietà umana, culturale e gastronomica. Tuttavia non si può dire che il Nepal sia da meno. Ospita trentacinque etnie diverse, con probabilmente altrettante tradizioni culinarie, che si diramano e biforcano in infiniti rivoli. Facendo un po’ di ricerca – dato che non ho ancora avuto l’occasione per un viaggio in loco – mi imbatto rapidamente in un universo alquanto variegato. Alcune tradizioni culinarie sono riservate alle festività religiose, altre solo per le grandi occasioni. Altre solo tipiche di piccolissime e remote etnie. Ci sono piatti tipici solo di di zone specifiche con ecosistemi diversissimi tra loro. C’è la cucina dell’Himalaya, che gode dell’influenza della tradizione tibetana. C’è la personalissima cucina di Kathmandu.

Il menu, i piatti, i prezzi

achar a milano, ristorante nepalese

 

Dunque il Nepal esiste, ma forse una sua gastronomia codificata e codificabile no. A Milano, Achar è un Nepalese dal menu molto schematico. Fatto che a prima vista può sembrare positivo e utile: un tentativo di razionalizzazione per mettere ordine tra i tratti sfumati dell’universo gastronomico nepalese e aiutare il pubblico a orientarsi. Però man mano che la situazione si chiarisce, hai l’impressione crescente che più che a una razionalizzazione siamo davanti a un rinsecchimento, a una rappresentazione un po’ scheletrica della cucina nepalese.

achar a milano, ristorante nepaleseachar a milano, ristorante nepalese

Tra una cosa che “lo facevamo ma l’abbiamo tolto”, un’altra che “no questa no”, e così via, il lavoro di sintesi magistrale davanti cui ci troviamo fa si che il menù si divida sostanzialmente in 3 schematiche categorie: I Mo Mo, una versione locale di ravioli; i piatti di carne marinata o stufata, e i Bungur Chow Mien, il tipico piatto cinese di noodles soffritti con verdure e carne molto popolare in Nepal, nelle varianti territoriali. Una selezione che con un po’ di malizia potremmo definire a colpo sicuro. Le cose semplici e più facili da far apprezzare.

I ravioli Mo Mo sono fatti in casa. Tra questi, I Johl in salsa di sesamo bianco (8 euro) e i Chilly saltati in cipolla e pomodoro con salsa agrodolce (10 euro) sono molto buoni e dai sentori spiazzanti e insoliti. I Sabji vegetali (6 euro) sono invece secchi, raggrinziti e spolpati.

achar a milano, ristorante nepaleseachar a milano, ristorante nepalese

Tra i piatti di carne marinata in condimenti e spezie locali e grigliata, il maiale (15 euro) soffre di cottura eccessiva e durezza, invece l’agnello è buonissimo. Come ho già avuto modo di osservare in occasione della mia visita al cingalese Serendib, sembra che il servigio migliore reso dai ristoranti sud-asiatici a Milano sia quello di offrire dell’ottimo agnello, più che quello che – almeno secondo me – dovrebbero fare davvero, cioè esportare, diffondere e far amare la propria cultura d’origine mostrando piu complessità e più sfaccettature possibili. In alternativa ad agnello e maiale, c’è il galletto o il pollo sempre marinato in spezie locali e grigliato. In alternativa alla griglia, ci sono gli stufati: pollo, agnello e maiale nel solito mix di spezie che include cardamomo, zenzero, coriandolo, chiodi di garofano.

achar a milano, ristorante nepalese

Per dovere di cronaca, il nostro Bungur Chow Mien (14 euro), noodles con maiale e verdure, è generico e dimenticabile, di vaghi aromi pan-asiatici senza carattere. Presente in menu anche la versione con aggiunta di uovo, poi con pollo oppure solo verdure in sostituzione del maiale. Per chi ha familiarità con la cucina indiana, riconoscerà agevolmente nelle “pakauda” la versione nepalese delle pakora indiane: frittelle di patate ceci e spezie in versione semplice o con pollo.

achar a milano, ristorante nepalese

Il personale, tra cui il proprietario nonché raviolo-man (i mo mo li fa lui in persona), è simpatico e disponibile. Una scarna selezione di vini e la birra nepalese Gurkha completano l’offerta delle bevande. Per concludere, la caratterizzazione del luogo è affidata a cuscini coloratissimi e tradizionali in tandem con grandi quadri di scene di vita quotidiana nepalese, che colorano e danno vita a un contesto altrimenti neutro e scarno: una semplice sala dagli arredi scuri e i tavoli disposti in ordine lineare. Cosa rimane da dire? Buon agnello a tutti!

Informazioni

Achar

Indirizzo: Via Piero della Francesca 13
Sito web: www.acharcucinanepalese.com
Orari: aperto tutti i giorni pranzo e cena menù il lunedì
Tipo di cucina: Nepalese tradizionale
Ambiente: informale e scarno
Servizio: informale amichevole.

Voto: 3/5

commenti (3)

Accedi / Registrati e lascia un commento

  1. Avatar Francesca ha detto:

    Recensione interessante, articolo aberrante. L’autore era ubriaco? Non aveva 5 minuti per rileggere il testo?
    Punteggiatura a casaccio (virgole come se piovesse!), frasi forse mozzate (“A Milano, Achar è un di Nepalese dal menu molto schematico”), refusi (“può’”), passaggi che proprio non hanno senso (“Tra questi, I Johl in salsa di sesamo bianco (entrambi 8 euro)”: entrambi cosa??). Potrei continuare. Un po’ più di attenzione non guasterebbe, anche per rispetto di chi legge.

    1. Avatar Marco Pistagnesi ha detto:

      grazie delle belle parole! È vero, c’è qualche refuso di cui mi scuso. Nessuna frase mozzata (non le piacciono le frasi corte? Eppure da pignola quale sembra dovrebbe concordare che sono buona prassi di scrittura). Prendo atto della sua concezione alquanto personale di aberrazione e di mancanza di rispetto.

    2. Avatar Francesca ha detto:

      Non ho nulla contro le frasi corte, ci mancherebbe. La frase è mozzata perché manca un pezzo (c’è un “di” scollegato dagli altri elementi, che immagino derivi da una riscrittura). O magari è semplicemente l’ennesimo refuso.
      Mi permetto di darti del tu perché siamo su internet.
      Mi dispiace che tu ti sia offeso. Sono pignola? Se aspettarsi che uno scrittore/giornalista/recensore scriva in italiano decente è pignoleria, allora sì.