di Caterina Vianello 8 Settembre 2019
bacaro All’Arco a Venezia

Siamo All’arco, bacaro di Venezia, uno dei migliori bacari cittadini a detta delle guide. Ecco la nostra recensione

Difficilmente le zone ad alta concentrazione turistica regalano grandi soddisfazioni gastronomiche: il rischio di essere turlupinati è altissimo e quella di mangiare male è praticamente una certezza; capitare in un locale storico dalla fama imponente, piegatosi alle necessità della massa e non in grado di soddisfare le aspettative è quasi un dato di fatto.

Venezia, ovviamente, non è immune dalle delusioni gastronomiche: ci sono tuttavia delle eccezioni, che permettono di poter affermare con soddisfazione che i consigli delle varie guide consultate sono attendibili e veritieri. E’ perciò con ottimismo e estrema fiducia che, in una pausa pranzo infrasettimanale e ancora caldissima, affrontando orde in infradito e canotte, schivando mandrie guidate da capigruppo con bandierine, ci siamo diretti verso uno dei migliori – a detta delle guide – bacari cittadini, in una delle zone più frequentate della città.

Rialto. Praticamente un girone dantesco. Ai piedi del ponte per chi arriva da San Marco o, all’opposto, al termine del percorso per chi giunge da Campo San Polo, in una calle laterale, ecco la nostra meta, all’Arco.

All'arco

Per capire il motivo del nome basta alzare gli occhi, per poi riportarli verso i tavolini esterni per capire se è possibile accomodarsi fuori. L’alternativa è l’interno, confidando in uno scarso affollamento che vi permetta di raggiungere il piccolo bancone di fronte alla finestra. Gestito da anni dalla famiglia Pinto, all’Arco vede il titolare, Francesco, affiancato dal figlio Matteo, che ha saputo ampliare una selezione di cicchetti già notevole, introducendo accostamenti in cui la mano creativa è ben dosata e sapiente.

Ambiente e servizio

All'arco

All'arco

All'arco

Un bancone ricco, ordinato, con prezzi bene in vista e una disposizione di cicchetti e tramezzini che gioca su diversi livelli, tanto che l’occhio è tirato da una parte all’altra temendo di perdersi qualcosa, mentre la pancia già prende il comando e proporrebbe di ordinare “uno di tutto”.

L’ambiente è accogliente, ordinato, pulito, rispettando gli stilemi classici senza un eccesso caricaturale. Fa piacere trovare foto alle pareti, piuttosto che i soliti proverbi e motti che ricordano la precarietà della vita ed il potere taumaturgico del vino. La squadra al banco è rapida ed elargisce spiegazioni sugli ingredienti dei cicchetti: necessarie, visto che la fama è tale che i turisti siano la maggioranza dei clienti.

Ci sono però anche degli autoctoni: la complicità con i ragazzi al banco è segno di una frequentazione pressoché quotidiana e di una familiarità che si cementa attraverso battute e brevi racconti e aneddoti personali. Insomma, il fatto che ci siano dei veneziani è decisamente un buon segno, in genere (ma non prendetela come una legge universale) garanzia di qualità.

Sulla cordialità questa volta ci riserviamo di sospendere il giudizio: non che non sia di casa, ma l’impressione è quella che la celebrità e la fama raggiunta abbiano raffreddato un po’ gli animi o che – comprensibile per carità – li abbiano resi più piegati alla solerzia e all’efficienza che al calore.

Cicchetti

All'arco

All'arco

Prima ancora di concentrarsi sul singolo cicchetto, salta agli occhi la mano esperta, trasversale alle proposte. Perché se è scontato trovare il baccalà mantecato, lo è meno per esempio trovare – ben distinto e specificato – il baccalà mantecato con aglio, con una precisazione che sa di cortesia per chi preferisce sapori e gusti meno intensi.

Bravura è anche saper accostare i classici ad una proposta più moderna che prevede anche un minimo di lavorazione degli ingredienti: creatività non è solo accostare elementi in una somma algebrica, ma anche offrire un assaggio che presuppone non solo assemblaggio, ma anche un passaggio in cucina. Così, se la soddisfazione è grande al morso del cicchetto con gambero, pomodoro e formaggio o di quello con prosciutto crudo e fichi (dolcissimi entrambi), la stessa diventa grande piacere all’assaggio del crostino con fiore di zucca (croccante e caldo, fritto in modo magistrale) ripieno di baccalà mantecato ed acciuga, un saliscendi di dolcezza e sapidità che chiama abilmente un sorso di vino.

La proposta al banco vede, tra gli altri, anche cicchetti con “canoce” (cicale di mare), tartare di pesce (ricciola), sarde in saor e i francobolli, tramezzini variamenti ripieni di verdure, affettati, formaggio. I prezzi sono in linea con la media e la zona: 2.50 a pezzo.

 

Lo scontrino assente

Tutto bene, insomma. Potremmo dire tutto perfetto? Si, potremmo: purtroppo un dettaglio non trascurabile ci ha impedito di uscire dal locale con soddisfazione piena. Al momento di pagare non ci è stato consegnato lo scontrino: vogliamo immaginare che la fretta, la folla, la distrazione, il rimpallo degli ordini da un lato all’altro del bancone, ne siano stati la causa. Non vogliamo certo pensare che l’atto non sia una dimenticanza. Non vogliamo pensarlo perché sarebbe un gran peccato che un locale che rasenta la perfezione, centralissimo, di successo e che macina grandi numeri non si comportasse in modo corretto e trasparente, e vedesse la propria immagine macchiata da un “dettaglio”.

Non vogliamo pensarlo perché poi dovremmo, a malincuore, dare ragione a chi ciclicamente solleva polemiche sugli scontrini a Venezia. Sappiamo bene che la “distrazione” non abita solo a Venezia, ma qui è di Venezia che si parla e, proprio perché è la mia città, sarò più inflessibile e imparziale. Con grande rammarico, sono costretta ad abbassare il voto, ben lieta di tornare e innalzare lo scontrino che, voglio sperare, la prossima volta mi faranno.

Informazioni

All’Arco

Indirizzo: San Polo 436, calle dell’Occhialer

Numero di telefono: 0415205666

Orari di apertura: dal Lunedì al Sabato 8-14.30

Sito Web: non pervenuto

Tipo di cucina: tradizionale bacaro veneziano

Ambiente: informale

Servizio: rapido

Voto: 3/5

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