Andreste nel primo ristorante dove si paga in follower?

Ma guarda cosa si scopre se si vive abbastanza a lungo. Avvertenza: sedetevi e respirate profondamente se non siete cintura nera di Instagram, o almeno marrone di Facebook e Twitter. Oppure se per voi chi cinguetta e tagga tutto il santo giorno andrebbe segnalato alle autorità competenti.

State per sapere tutto sul primo ristorante italiano dove si paga in follower, ovviamente ristorante di sushi, e che poteva esistere solo a Milano.

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La data l’abbiamo: 11 ottobre, l’indirizzo pure: via Lazzaro Papi, zona Porta Romana.

Qui Matteo e Tommaso Pittarello, vale a dire i fratelli proprietari della catena This in not a sushi bar, apriranno il primo locale in cui si potrà pagare il conto con i follower di Instagram o almeno avere gratis alcuni piatti.

La Stampa, che oggi si è precipitata a intervistare i Pittarello, come se un commento alla notizia potesse portargli il Pulitzer, spiega come funziona il sistema.

Chi ordina un piatto e pubblica un post su Instagram con la tag al ristorante This is not a sushi bar, ottiene una specie di bonus in base al numero delle persone che lo segue.

Per la precisione: da 1.000 a 5mila follower si ha diritto a un piatto gratis in più rispetto a quello ordinato, da 5mila a 10mila due, da 10mila a 50mila quattro, da 50mila a 100mila otto. Oltre 100mila il conto non si paga proprio.

Perfino gli spettatori di Barbara D’Urso sgamerebbero la vera intenzione dei fratelloni imprenditori: attirare i cosiddetti “grandi influencer”, se poi arrivano anche quelli che grandi influencer lo diventeranno –malgrado al momento mettano insieme solo un migliaio di seguaci– beh, tanto meglio.

Eccoci qua, dunque, a notare come il confine tra notizia e barzelletta continui imperterrito ad assottigliarsi, chiamati a dire la nostra sulla trovata del ristorante dove si paga in follower, che per i Pittarello avrà sicuramente un ritorno in pubblicità, e dunque in visibilità, ma che ci sta chiaramente dicendo una cosa: un giorno saranno le barzellette a ridere di noi, e forse quel giorno è arrivato.

[Crediti TgCom]

Massimo Bernardi Massimo Bernardi

10 ottobre 2018

commenti (4)

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  1. Andrea ha detto:

    Non ho instagram, però frequento sporadicamente alcuni punti vendita della catena.
    Quanti sarebbero i profili con 50mila a 100mila follower a cui puntano i titolari? Se avessi 100mila seguaci forse riuscirei già a mangiare a scrocco altrove e spero pure meglio!
    credo che il “botto” di pubblicità l’abbiano già fatto inventandosi questa trovata, riportata ormai ovunque (stampa, web, social).

  2. Zosimo Rossato ha detto:

    Ammetto che queste nuove realtà professionali (?) quali youtuber, influencer e compagnia, mi lascino basito e mi portino a chiedere se sono io ad essere rimasto indietro o meno. Certo, però, che era sufficiente il ristorante che accettava i Bitcoin.

  3. Lucrezia ha detto:

    Manco pu’ ca’. A partire dal nome odiosetto del locale, figuriamoci quanto mi stia sulle balle ora. Crudelmente, spero che fallisca. Quanta superficialità e fatuità promuove… sempre peggio.

  4. Più che altro sarebbe interessante vedere come sopravviverebbe il locale se ci andassero SOLO persone con più di 100.000 seguaci e mangiassero TUTTI gratuitamente. Spese, stipendi e tasse pagate come? In “visibilità”? (citaz.)

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