Peggio del foodie, irritante, radical chic e masturbatore, ci sono gli inappetenti che scrivono di cibo

Un nuovo giorno, un nuovo inappetente che scrive un pamphlet contro il cibo, anzi contro il food.

Per me, chiariamoci, va benissimo. Mi dà l’occasione di produrmi in un post in difesa del cibo, e dello scrivere di cibo, anche in questa giornata senza idee in cui avrei scritto qualcosa come “Ecco alcuni chef di cui vorrei le figu”, o “Elenco delle cose che ho mangiato nelle ultime 48 ore”.

Però  non basta che una cosa sia considerata irrilevante da qualcuno perché lo diventi: non si fa giornalismo con le idiosincrasie personali. Altrimenti anche io domani scrivo per Fitness Magazine l’editoriale: “Ve lo buco ‘sto pallone del pilates! I vostri glutei di marmo mi fanno sentire inadeguata”.

Dunque chiedo ai signori della corte il permesso di avvicinarmi al banco per mostrare il reperto A, cioè Flavia Gasperetti sul quotidiano pagina99 che scrive:

L’ossessione del mangiar bene è l’ancella dei nuovi radical-chic. Un’estenuante masturbazione cultural-democratica. Il Food ha ucciso il cibo e dire “io so cucinare” è diventato l’equivalente di quello che negli anni ’80 era il sapere andare a vela.

Ora, un conto è avere un’ossessione (non tralasciate il link), un altro è mettere al centro del discorso un tema, come il cibo, in cui si intrecciano questioncelle come la gioia di vivere e il piacere della convivialità, via via fino alla contemporaneità del lavoro agricolo e alla salute dell’ambiente e delle persone. Fino alla fame nel mondo, perfino, direi con un’espressione che pare rubata a un’aspirante Miss.

(Del resto come non dubitare della capacità di godersi la vita di qualcuno che definisce la masturbazione “estenuante”?)

Ma proseguiamo:

mangiare è bello, la sua bellezza, però, è inversamente proporzionale al dispendio energetico che l’atto richiede

No, no e poi no (qui ci starebbe la gif del polpo ma mi è stato vietato di abusarne). Maggiore è il dispendio (ma meglio si direbbe: l’investimento) energetico del cucinare e del mangiare, maggiore è il piacere che ne ricaviamo. Infatti, come è noto, i bambini apprezzano di più il cibo quando partecipano alla preparazione.

Ma Gasperetti insiste: è tutta colpa di noi fùdi:

Ma il problema (del foodie, ndr), che poi è quello che lo rende a mio avviso così irritante, è proprio il suo nulla identitario, il suo voler giocare contemporaneamente su tutti i tavoli: vuole lodare con le lacrime agli occhi le ricotte confezionate sotto alla tangenziale da un vecchio pecoraio avvinazzato e poi senza nemmeno riprendere fiato raccontarci della sua ultima visita da Bottura. Vuole la cucina molecolare e lo chef stellinato di Tokyo ma anche stare dalla parte degli ultimi della terra.

Falso! Il fùdi crede nell’alleanza tra produttori e grandi chef: e sono tanti, infatti, i cuochi che si fanno ambasciatori dei prodotti del territorio e degli artigiani che li creano. E proprio Bottura, quando parla della provenienza delle materie prime che impiega, è facile alla commozione. Nota a margine: lo chef stellinato è quello a cui la Michelin mette i favourite su Twitter?

Tra le altre colpe del fùdi:

Vuole la tutela del consumatore e la filiera trasparente ma poi si commuove di fronte all’hocus-pocus botulineggiante confezionato da mani mai sfiorate dai lacciuoli dei perversi burocrati dell’HACCP (e, forse, nemmeno dal sapone)

I rischi per la salute connessi al formaggio a latte crudo sono minimi: i batteri “buoni” competono e prevalgono su quelli “cattivi”. Nel formaggio industriale fatto in ambiente quasi sterile, invece, lo sporadico batterio malvagio ha vita facile: senza competizione, spopola e prende il sopravvento. Cosa che spiega, ad esempio, le mozzarelle blu. (Tutto questo, meno sommariamente, lo trovate nell’ultimo libro di Michael Pollan, Cooked).

Veniamo al J’Accuse:

Quello che non ci vogliamo dire, impegnati come siamo a far lievitare l’impasto di questo arioso discorso collettivo è che il Food ha ucciso il cibo. L’atto del mangiare, lo spensierato connubio di necessità fisiologica, incombenza quotidiana e convivialità è morto. È morto quando abbiamo preso a fotografare le pietanze che abbiamo ordinato al ristorante; quando abbiamo sventrato le nostre case per creare cucine grandi come sale da concerto.

Questo è il classico argomento reazionario che finge di essere rivoluzionario. Se è vero che l’atto del mangiare è morto (non chiedetemi cosa ho appena detto: faccio già fatica così), questo è successo quando abbiamo scelto di smettere di pensare a ciò che mangiamo.

E quando abbiamo smesso di cucinare, scegliendo – nei fatti – che qualcun altro lo facesse al posto nostro: l’industria, in genere. L’industria ottiene i suoi margini di guadagno pagando poco le materie prime (impoverendo i produttori), rielaborandole pesantemente, e spendendo molto per convincerci che siamo troppo stupidi (o troppo impegnati) per cucinare, come spiega lo chef e scrittore Michael Ruhlman: perché fare l’impasto per la pizza, o quello per la torta, quando ne trovi di pronti al supermercato?

Ma ora, le grande final:

I have a dream… E il suo nome è Soylent, una sorta di bibitone giallino che un giovane ingegnere americano ha messo a punto. Soylent contiene, secondo il suo inventore Rob Rhinehart, tutti i nutrienti che servono, in proporzioni variabili a seconda delle esigenze individuali. Sostenibile, facile e poco costoso da produrre, ecologico, sano […]

Voglio un mondo senza obesi e senza sensi di colpa, un mondo in cui la spesa la faccio solo se mi va, dove non ci sono piatti da lavare e dove, soprattutto, possiamo finalmente ricominciare tutti a parlar d’altro.

(La gif del polpo? Posso ora con la gif del polpo?)

[Crediti | Link: Pagina 99, Dissapore, Reaction gif, Webmd, Michael Pollan, Ruhlamn, Pizza Catarì, Buitoni. Immagine: AP]

Avatar Sara Porro

26 Febbraio 2014

commenti (34)

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  1. Avatar irene ha detto:

    l’articolo è parecchio più complesso e merita di essere letto, d’accordo o meno.
    a me viene in mente qualcosa che ho letto qualche tempo fa che è possibile che sia vero: ci si occupa tanto di cibo una società in declino.

    1. Citavano Trimalcione e tutti facevano segno sì sì con la testa.(L’articolo è scritto molto bene. E io ho letto Il Foglio per anni perché era scritto molto bene, quindi sono d’accordo su questo)

  2. Perchè non per endovena?
    Ma chi è questa?
    Forse da piccola la costringevano a mangiare solo cavoletti di bruxelles!

  3. Avatar dink ha detto:

    Nulla da aggiungere, sono totalmente d’accordo con l’ottimo post di Sara Porro, soprattutto con la frase (concetto ribadito anche da Pollan) che “atto del mangiare è morto […] questo è successo quando abbiamo scelto di smettere di pensare a ciò che mangiamo.”

  4. Esercizio di stile di una persona molto più addentro al food di quanto voglia far credere… poi ride spensierata dei commenti vetero-marxisti scoprendo il suo lato popolare… Pasolini non passa mai di moda soprattutto nei suoi lati più perversi… la critica in sè è chiaramente imbarazzante… ma non è che la contro-crtica abbia un senso…

  5. Avatar noname ha detto:

    Complimenti Sara, ottime considerazioni, ottimo post.
    In questo mondo virtuale e contaminato da rifiuti industriali direi che il cibo è forse l’unico mezzo che ci tiene ancora in contatto con la realtà.
    Averne l’ossessione è sicuramente condannabile ma provarne interesse direi proprio di no.

  6. Avatar anna ha detto:

    Le foodies? Almeno negli anni ’60 c’erano le groupies, fanciulle avvenenti che speravano di impalmare una rockstar concedendole le loro grazie. Ora, negli anni 014, le foodies sono signore non più giovanissime, che credono di vivere ancora negli anni ’80 (quando erano davvero giovani)e che si sono “reinventate”, aprendo un blog sul nulla del cibo, facendo marchette al formaggino industriale e fotografandosi mille volte al giorno con lo chef di turno. Incontreranno mai un cuoco? questo non è dato di sperare. Ci riempiono di immagini malfatte di piattini con due maccheroni al sugo urlandone la meraviglia (almeno stira la tovaglia, cucù!) e rincorrono le apericene – ma non erano passati di moda? – ed arrivano al punto di ripresentarci le pennette alla vodka di trista memoria. Ti inviano graziose mail esaltando i loro numerosi mi piace su Fb e ti chiedono la mancetta per ogni loro post dedicato a te. Ti scappano i nomi di Veronelli e Soldati e loro ti guardano con gli occhioni pallati perchè neppure sanno chi sono. Sei vecchia, ti dicono. Si è vero, sono vecchia ma meglio assicurata. E per questo ti rigo la portiera della macchina! prova a dire al carrozziere che lo paghi in post o mozzarelle! Lui sarà il nostro vendicatore.

  7. Avatar massimo ha detto:

    Brava Sara.
    Sei stata fin troppo buona.
    E’ vero, l’articolo è più complesso delle frasi estrapolate,ed è anche molto peggio mi vien d dire: non so se la persona in questione sia davvero così addentro, ma la quantità di strafalcioni, il buttare dentro tutto in un calderone, mostra ignoranza o malafede. Non so cosa sia peggio.

  8. Avatar gumbo chicken ha detto:

    Il finale dell’articolo spiega tutto: una che sogna Soylent (!) vede il cibo soprattutto come come una fastidiosa necessità, ovvio che non possa mettersi nei panni di chi ne è appassionato.
    Detto questo una larga percentuale di parole, immagini, trasmissioni, blog, recensioni, spiegazioni, eventi, ricette e piatti annoiano anche me.
    Però mai quanto il calcio che s’impadronisce di altrettanto spazio pur essendo infinitamente più inutile e corrotto; quindi tutto sommato non mi lamento.