di Luca Iaccarino 13 Giugno 2017
chef contento

“Com’è?”

“Lo trovo… lo trovo… è interessante. Molto interessante. Ecco sì: molto interessante”

C’è una parola che ormai rimbomba nelle sale dei ristoranti più del rumore di stoviglie: interessante.

E’ tutto molto interessante. Questo nuovo piatto in carta? Interessante. La “sua” versione della carbonara? Interessantissima. Il contrasto dolce-salato? Troppo interessante. Il menù alla rovescia? Ma che interessante!

Io non ho niente contro la parola interessante così come non ho niente contro la panna: sono gli abusi che danno l’orticaria, non gli usi legittimi.

La prima questione è che mi sembra lo stesso eufemismo che si usava da ragazzi in tema di fanciulle: “Com’è la tipa che hai conosciuto ieri sera? E’ bona?”. “Bona… Diciamo che è simpatica”.

Ecco: “interessante” mi sembra un po’ quel “simpatica”.

Sì, dai, va bene, ho mangiato bene, ma proprio buono…

La seconda questione è che “interessante” vuol dire che una cosa riguarda il cervello, l’apparato cognitivo, magari la curiosità. E’ stimolante intellettualmente.

Ma il cibo, diamine, è prima di tutto emozione.

No, anzi, nemmeno emozione, voglio essere più preciso: è piacere. Dunque deve parlare al cuore, alla gola e allo stomaco; se si rivolge alla testa va bene solo nella misura in cui questo ci aiuti a godere di più.

In fin dei conti, non credo che un bravo cuoco sia tanto felice di sentirsi dire che un suo piatto è “interessante”.

Penso che sia molto più contento quando un cliente, facendo scarpetta, esclama: “mamma mia che buono. E’ squi-si-to”.