di Luca Iaccarino 26 Gennaio 2018

Ieri, in una lunga intervista su Repubblica, Anthony Bourdain, chef newyorkese bello, famoso e spregiudicato, che ha venduto vagonate di libri tipo “Kitchen Confidential” e alla tivù si è divertito a fare l’esploratore gastronomico con serie di successo come “No Reservations”, parla di tante cose, tra cui l’attualissima, cupa e controversa questione delle molestie sessuali in diversi ambiti professionali.

In estrema sintesi, si dice dispiaciuto per aver incarnato il modello di cuoco sciupafemmine, perché questo ha in qualche maniera fatto sentire autorizzati alcuni molestatori.

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Negli Stati Uniti, lo sappiamo tutti, la questione molestie è da mesi sulle prime pagine di tutti i giornali.

È partita dal mondo dello spettacolo con Harvey Weinstein, ha transitato per Kevin Spacey e poi è dilagata ovunque, esondando in altri paesi –nel nostro, per esempio, ha toccato il regista Fausto Brizzi– e in altri ambiti.

Compresa la cucina: Mario Batali è stato il nome più battuto dalle agenzie.

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Ora: nel mondo della ristorazione italiana non è ancora uscita alcuna notizia. Eppure quello dei locali è un universo fallocentrico e gerarchico, in cui gli chef hanno un potere grande e insindacabile sui propri sottoposti: gli ingredienti per situazioni a rischio ci sono tutti.

Siamo fortunati e da noi non accade niente o le cucine sono così blindate che nessuno riesce a ribellarsi?

Oppure –e questa davvero sarebbe la possibilità peggiore– le vittime sono così abituate che ormai credono che in cucina sia normale così?