Come funziona UberEATS, il food delivery che debutta oggi a Milano

Uber Eats sceglie Milano per i suoi servizi: la città diventa così la sesta base in Europa. All'inizio il servizio sarà gratuito, dopo i test diventerà a pagamento. Per diventare driver, basterà registrarsi al sito ed effettuare i controlli. Non ci sono turni o obblighi da rispettare.

A patto di essere dotati di una buona connessione web, il food delivery, vale a dire la consegna a domicilio del cibo via app, si sta rivelando una delle attività più redditizie. Uno studio di Morgan Stanley Research ha calcolato che nei soli Stati Uniti, il settore vale oggi 11 miliardi di dollari l’anno, ma nel lungo termine può arrivare a valere fino a 200 miliardi.

A dividersi questo mercato oggi sono principalmente 5 colossi:

Foodora: la multinazionale tedesca che recapita i piatti di 6.500 ristoranti in 10 stati con un corriere in bicicletta (corriere non sempre soddisfatto delle condizioni di lavoro come abbiamo visto di recente)

Deliveroo: società inglese creata nel 2013, riceve gli ordini sul sito e i corrieri trasportano il cibo dai ristoranti ai clienti

Just Eat: agisce come intermediario tra il ristorante e i clienti, è quotata in Borsa, ha sede a Londra e opera in 13 Paesi

Prime Now: dalla app di Amazon si possono acquistare migliaia di prodotti, da quelli alimentari ai regali

Facebook: anche il più grande social del mondo consente la spedizione, per ora solo negli Usa con Delivery.com e Slice.

A questi si è aggiunta da poco Uber, la celebre app dei tassisti fai da te, che ha esteso il suo business con UberEATS (su iOs e Android), servizio portato da oggi, dopo Amsterdam, Londra, Parigi e Bruxelles, anche a Milano.

Per capirsi, stiamo parlando di un servizio di consegna pasti a domicilio attivo 7 giorni su 7, senza minimo d’ordine e spese di consegna all’interno dell’area della Circolare Esterna milanese.

Ma come funziona esattamente? Al solito, i protagonisti sono i corrieri.

Per diventare corriere UberEats basta iscriversi al sito, a patto di soddisfare alcuni requisiti. Bisogna essere maggiorenne, avere uno scooter con i documenti in ordine, essere capaci di sollevare un pacco di 15 chilogrammi. Una volta conclusa la registrazione al portale, gli aspiranti driver vengono chiamati alla sede fisica per un controllo.

Ma non pensate ai corrieri di JustEat, Foodora e Deliveroo: i driver UberEats non hanno divisa, né obblighi di lavoro (ma nemmeno garanzie).

Infatti più che sharing economy si parla di gig economy, l’economia dei lavoretti, quelli che servono per arrotondare le entrate.

Il corriere, quando può collaborare, comunica la propria disponibilità e la posizione in cui si trova, attraverso l’applicazione. Una volta effettuata la consegna torna alla vita normale. I pagamenti, a consegna e chilometraggio, avvengono una volta la settimana sempre attraverso l’app, che a sua volta attinge alla commissione trattenuta ai ristoranti che aderiscono.

In altre parole, i ristoratori si pagano le consegne con l’aiuto della nuova piattaforma.

Una formula in apparenza gradita: diverse centinaia di persone si sono già registrate al sito come aspiranti fattorini, sono soprattutto studenti in cerca di un lavoro non vincolante con cui arrotondare.

Invece, ai clienti di UberEats farà piacere sapere che, nelle 44 città dei 13 Paesi in cui il servizio UberEATS è attivo, il tempo medio per la consegna è di 34 minuti.

E soprattuto che almeno per i primi tempi, il servizio sarà gratuito: in pratica si paga soltanto il prezzo del cibo acquistato. Dopo le prime settimane di test, tuttavia, ci sarà un costo da sostenere.

Anche se non abbiamo ancora deciso quanto, ha spiegato Carlo Tursi, general manager di Uber Italia.

[Crediti | Link: La Stampa]

Avatar Nunzia Clemente Autrice recensioni Campania & more.

26 Ottobre 2016

commenti (10)

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  1. Avatar abi ha detto:

    dopo le nobildonne decadute ora i manager senza business plan

  2. Avatar MAurizio ha detto:

    Strana storia. I fattorini in bicicletta (quindi con costi minimi di gestione) si lamentano della paga. In auto, anche solo contando solo il carburante, visto che gli altri costi sono “fissi” se comunque hai un’auto e la mantieni, quanto dovrebbe costare il servizio ?
    Per altro in aree come Roma o Milano con zone a traffico limitato e con la possibilita’ di dover pagare multe. Senza considerare i parcheggi durante la consegna, ovviamente in doppia fila, altrimenti ci metti un’ora solo a trovare posto.

    1. Avatar Amos ha detto:

      Se avessi letto l’articolo avresti capito che consegnano in motorino.. E che perculano intezionalmente dicendo che non è un lavoro ma un “arrotondare”.

    2. Avatar MAurizio ha detto:

      Amos. Ho letto l’articolo. Ma ho letto anche cosa fa Uber altrove. “Al momento” sembrano usare corrieri a 2 ruote e senza “supplementi” ne richiesta di mance al cliente finale.
      Ma quanto puo’ reggere un business del genere, se consegno ordini da 10 euro ? Quali margini ho per guadagnarci e pagare chi lavora ?
      Non per niente chiedono un test di “forza” per sollevare pacchi da 15 kg, che implicano consegne ben piu’ consistenti e verosimilmente “multiple”. Difficile farle in bici o su uno scooter.

    3. Avatar PN ha detto:

      senza contare che il cibo non si può trasportare alla “cavolo di cane” buttandolo dentro allo zaino! Almeno i vari Foodara e simili forniscono delle scatolone predisposte (che poi rovinino la schiena, questo è un altro discorso!)
      Il discorso che fa qualcuno qui sotto sull’ARROTONDARE, non sta in piedi. Allora per “arrotondare” posso anche andare in giro a cercar monetine per strada… Qui parliamo di proposte di “pseudo” lavoro” senza garanzie, senza assicurazioni e con una paga veramente da mendicante… Altro che idee di successo, queste sono mode di passaggio che arricchiscono i pochi che riescono a farsi strada con app del genere e che sfruttano, sottopagandoli forti del momento nero di crisi per molti, dei lavoratori al giorno d’oggi davvero disperati. La moda poi sparirà, queste pseudo società denominate oggi (sempre perché va di monda) STARTUP, svaniranno in una bolla di sapone ed il circo ricomincerà. Tutto è colpa anche del popolo-bue che si innamora delle peggio idee prendendole per “il nuovo che avanza”: adesso quelli di Uber si son pure inventati il tour in città a bordo di un suv dove arriva il loro fattorino che vi porta il piatto che avete ordinato dal vostro ristorante preferito e, un po’ come il rifornimento in volo dei caccia, ve lo passa dal finestrino e voi ve lo gustate sui sedili mentre l’autista vi porta in giro per la città… Se questo è il nuovo che avanza, preferisco rimanere col “vecchio”!

  3. Avatar Amos ha detto:

    A Milano i locali che servono non sono male, Mariù, Briscola, Fatto Bene.. tutta la “nuova” (più o meno) guardia dei localini gastrofinfighettati.. Lo proverò la prossima volta che prendo d’asporto.. SE QUALCUNO VOLESSE 10€ DI SCONTO PUò USARE QUESTO CODICE eats-ipq9z

    1. Avatar Megrez ha detto:

      Il cottimo non è illegale. È la seconda forma di retribuzione prevista dall’ordinamento italiano, dopo la retribuzione oraria. È regolata dagli artt. 2099-2101 c.c.

  4. Avatar Msimone ha detto:

    Il problema sono le commissioni altissime che gravano sui ristoratori. Infatti con commissioni che vanno dal 20 al 30 % di fatto si finisce per lavorare senza profitto. Meglio farsi conoscere e integrare nel proprio sito una piattaforma di ordinazione on line. Secondo me questo modello di business é fallimentare perché il valore aggiunto lo crea chi trasporta la merce ma i soldi li in tasca chi ha sviluppato la app. In futuro chi trasporta la merce darà la app gratis e venderà il servizio a molto meno.

    1. Avatar prospettiva ha detto:

      Secondo me questo modello di business é DI SUCCESSO perché il valore aggiunto lo crea chi trasporta la merce ma i soldi li in tasca chi ha sviluppato la app.

      non credo basti creare una app, altrimenti tutti i creatori dei milioni di app in circolo sarebbero milionari, credo sia un po’ più complesso: qualcuno ci riesce (es. le aziende citate nell’articolo) e qualcuno no, tipo i fattorini che non hanno certo le capacità imprenditoriali per avviare imprese di questo tipo (non tutti almeno)