di Cinzia Alfè 16 Agosto 2017

Nell’intro della guida Espresso ai ristoranti d’Italia –anno 1978– scriveva l’allora curatore Federico Umberto Godio, pseudonimo Federico Umberto D’Amato, visto che per metà era un gaudente e per l’altra capo dell’Ufficio Affari Riservati del ministero dell’Interno, il servizio segreto progenitore del Sisde:

“Abbiamo percorso l’Italia come altrettanti Marco Polo con la forchetta tra i denti in giro per i ristoranti”, assaporando “cibi buonissimi e momenti di esaltazione e commozione”, ma anche “orrendi manicaretti cascando in fasi di cupa depressione”.

Ieri, come d’abitudine il 15 agosto, la giornalista di Repubblica Licia Granello ha intervistato Enzo Vizzari, da 35 anni il direttore, chiedendo anticipazioni sulla prossima edizione (non vi sfuggirà che Repubblica e la guida appartengono allo stesso gruppo editoriale, L’Espresso, appunto).

Le novità dell’edizione 2018

Nell’edizione 2018 usciranno di classifica i ristoranti che hanno cambiato il volto della cucina italiana, anche recente, li troveremo nella sezione “nuovi classici”, contrassegnata da un simbolo finora inedito, il cappello d’oro. Inclusi tra gli altri, Guido e Lidia Alciati, Gualtiero Marchesi, Don Alfonso, Santin, Dal Pescatore, Pinchiorri. E anche chef di più fresca fama, tra cui Massimo Bottura, Davide Scabin, Enrico Crippa, Moreno Cedroni, Mauro Uliassi.

Decisione discutibile causa effetto “vecchie glorie”.

Milano svetta nella guida dei 40 anni, Roma mostra poche novità, bene il Piemonte ma è il Veneto la vera rivelazione com molti giovani al netto dei solito noti: Alessandro Dal Degan (La Tana, Asiago), Francesco Brutto (Undicesimo Vineria, Treviso), Oliver Piras (Aga, San Vito di Cadore), Lorenzo Cogo ora a Vicenza.

Davide contro Golia: la polemica con la guida Michelin

Surclassato dalle recensioni online, l’interesse generale per le guide cartacee evapora ogni giorno che passa. Unica eccezione o giù di lì la guida Michelin.

A Enzo Vizzari, direttore navigato, non sfugge il potenziale di una bella polemica ferragostana proprio con la guida francese: può portare attenzione e presenza sui media, che in tempi di vendite magre è comunque qualcosa.

Eccolo allora affermare l’assenza di conflitti d’interesse nella sua creatura, non come la guida Michelin, che da qualche mese attraverso il sito Michelin Days consente di prenotare pasti nei ristoranti stellati con sconti e occasioni introvabili altrove.

Questo non è visto come un tentativo di tenere l’esangue mondo delle guide gastronomiche al passo con i tempi, no Vizzari non la pensa così:

“Nella nostra guida, nessun conflitto d’interesse, a nessun livello. E questo è importante dirlo con chiarezza soprattutto dopo la svolta di Michelin, che è ora a tutti gli effetti partner in affari con i ristoranti cui dà il voto: attraverso il sito Michelin Days, si prenotano pranzi a prezzo convenzionato nei ristoranti premiati dalla guida con le sue stelle. Più stelle, più prenotazioni, maggiori guadagni per Michelin. Non occorrono commenti”.

Ma nelle guide cartacee dei ristoranti chi è senza peccato scagli la prima pietra, inclusa la guida Espresso.

Come ricorda questo lungo articolo di Libero (tanto lungo che abbiamo dovuto dividerlo in due parti), la guida Espresso con Vizzari direttore combinò un bel pasticcio in quell’ottobre 2008, complice non dichiarata la catena di ristoranti Roadhouse Grill.

La presentazione

Ad ogni modo la guida Espresso 2018 vi dà appuntamento il 19 ottobre alla stazione Leopolda di Firenze con 2000 locali recensiti, obiettivo dichiarato “essere una guida professionale per gourmet, mentre in rete si trova tutto e il contrario di tutto”.

Dunque non una guida per voi , umili “dilettanti”, che in rete ci passate una montagna di tempo, specie per leggere le recensioni dei ristoranti.

[Crediti | Link: Dissapore, Repubblica Sapori]