di Chiara Cavalleris 1 Settembre 2020
Gigliola; Lucca

Le food hall sono bellissime, ma non ci volete andare. E pure le gastronomie con cucina, nonché panetterie e laboratori artigianali della fava del cacao con mozzarella mozzata a vista suscitano al netto della scenografia non poca indifferenza nel cliente che, ad una lettura superficiale basata sui tanti “angoli gastronomici” italiani abbandonati a se stessi, sembra preferire i luoghi con un’identità netta. Una che sia una. Persuasa di ciò, mi sono stupita nello scoprire che la Gigliola, “osteria” gremita nel cuore di un’estate sfortunata e di una città turistica (Lucca) depauperata dei suoi più cari avventori, fosse uno di questi spazi polifunzionali.

Sì, spazi polifunzionali. Lo vedete, quanto siano respingenti queste espressioni.

Gigliola; LuccaGigliola; LuccaGigliola; Lucca

Eppure la Gigliola, dicevo, diminutivo de Il Giglio (credo si chiami così perché in Piazza del Giglio, non certo per sfidare l’orgoglio dei residenti) di nome e di fatto in quanto prêt-à-porter inaugurato a inizio 2020 dai tre cuochi e soci dello stellato lucchese Stefano Terigi, Benedetto Rullo e Lorenzo Stefanini, sembra riuscire nell’inauspicabile: rendersi simpatica ai più, e per giunta a una clientela estremamente trasversale, nonostante l’identità biforcuta di negozio e bistrot, la vetrina della gastronomia a portar via in primo piano all’ingresso, i vini naturalmente “naturali” appoggiati qui e là di un’enoteca diffusa, il grande laboratorio di panificazione a vista (il posto è nato proprio per fare pane come si deve, per servirlo a Il Giglio, come dichiarato alla stampa locale) e la cucina, illustrata su menu A4 e relegata sostanzialmente a un angolo di foglio, nondimeno protagonista.

Nonostante la musica, letteralmente assordante, con l’attenuante di una playlist schizofrenica e per questo buffissima, e malgrado un’accoglienza alla stregua dei ristoranti di Autogrill S.p.A, vi dirò che comprendo la bolgia, tornerei volentieri e anzi, il Giglio potrebbe diventare il mio posto abituale, abitassi nei dintorni.

Il menu e i prezzi

Gigliola; LuccaGigliola; Lucca

In virtù di prezzi popolari e di una proposta difficilmente perfettibile, estremamente trasversale per sapori, cucine, preparazioni.

C’è lo snack (5/8 euro), composizione di panificati e pietanze semplici con salse e companatico, il lievitato fatto in casa con farcitura impegnativa (10 euro) e il piatto (7/15 euro) in un melting pot di alternative dall’Italia tipica infighettita all’etnico duro e puro.

La birra è artigianale, una proposta breve e ben scelta (dai 3,5 euro ai 5,5) e il vino è sorprendente: non tanto per la sequela di cantine siddette naturali, con parecchie etichette alla mescita, quanto per l’orange venduto come vino della casa; 15 euro per un litro di blend malvasia-trebbiano-vermentino della locale cooperativa Calafata.

I piatti

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Potemmo dire che i piatti sono belli (o forse no), non fosse per le manciate di coriandolo ora sul “vitello tonnato e bottarga”, ora su “cuore di vitello, wasabi e parmigiano”: il vegetale gettato maschera un impiattamento che, semplicemente, non c’è.

Ma a conti fatti, sto mangiando una porzione da far invidia a Eric Cartman di pollo fritto thai difficilmente perfettibile. La salsa rossa che accompagna la focaccia (mi dicono, tra i rumori, essere una ricetta tipica della Garfagnana) è il ricordo che tutti vorremmo associare alle nostre nonne se solo avessero cucinato così bene e gli Jiaozi con salsa di soia-lemongrass e zenzero, palesemente artigianali, si sciolgono in bocca. Persino l’hummus mi pare un piatto felice.

Posso serenamente dimenticare i dolci, effettivamente dimenticabili.

L’opinione

Gigliola; Lucca

Le innumerevoli enoteche naturali con “cucina” sono il codazzo di posti come la Gigliola, che in effetti definirei propriamente ristorante: i piatti compositivi, per quanto accattivanti, fanno da antipasto a tecniche valenti e sapori nuovi riuscitissimi. Il contesto informale e il servizio ridotto al necessario, facendo la tara con un conto finale onesto, rendono complessivamente l’esperienza più che appagante.

È il frutto di un’operazione elucubrata, dalla proposta (sfido qualunque avventore a non trovare un piatto che lo aggradi, sinceramente ordinerei tutto il menu) al merchandising con gallina cubista, ma siamo stati in spin-off e trasposizioni pop di “stellati” ben meno riusciti, o sbaglio? Qui la materia prima e il metodo sono effettivamente messi a disposizione di un pubblico ampio, senza velleità avanguardiste o, Dio ce ne scampi, artistiche.

Si mangia semplicemente bene, e anzi meglio che nella quasi totalità degli altri posti allo stesso prezzo. Nell’insofferenza trasmessa tra tanti prêt-à-porter, nati e viventi per monetizzare a prescindere dall’effettiva soddisfazione del cliente, la Gigliola mi pare un luogo sincero, fresco e schiettamente rumoroso. Distinto.

Informazioni

Gigliola

Indirizzo: Corso Garibaldi, 17, Lucca LU

Sito web: gigliolalucca.com

Orari di apertura: aperto tutti i giorni dalle 11.30 alle 15 e dalle 18 alle 23 (il sabato e la domenica solo la sera); chiuso il martedì

Tipo di cucina: italiana e internazionale, lievemente sperimentale

Ambiente: informale, chic

Voto: 4/5